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automobilisti Vs ciclisti (ancora - parte 2)
Testo
<blockquote data-quote="iban" data-source="post: 7774877" data-attributes="member: 34281"><p>Il paradosso è che più la manifestazione che hanno organizzato raccoglie adesioni e crea caos, più dimostra che le soluzioni che propongono non sono attuabili.</p><p>È come andare in biblioteca a protestare contro il divieto di parlare, urlando. </p><p>Ogni auto in più nel corteo, ogni clacson, ogni minuto di coda in un giorno festivo conferma che l’auto privata è il problema, non la soluzione.</p><p>La protesta finisce per riprodurre e amplificare il disagio che vorrebbe eliminare. Se non fosse una proposta reale mi verrebbe quasi da ridere: manifestare contro le ZTL diventando parte del traffico che criticano.</p><p>Purtroppo oggi l’auto non è più solo un mezzo. È diventato un simbolo identitario.</p><p>Da un lato la narrativa di libertà, resistenza, “le elites vogliono impedirci di guidare”.</p><p>Dall’altro, realtà: l’auto occupa spazio, inquina, riduce sicurezza e vivibilità.</p><p>Chi protesta così pensa di difendere la libertà. In realtà difende la propria pigrizia, il diritto a fare un km in auto come se fosse un’impresa epica.</p><p>E in tutto questo il ciclista è il bersaglio perfetto perchè è la dimostrazione che il loro modo di vivere non è sostenibile, rappresenta il crollo di tutte le loro certezze, e questo genera odio e frustrazione in chi non aveva altre certezze che quello in cui vive sia l'unico mondo possibile, e tutto finisce nel calderone: chi va in bici al lavoro, chi si allena la domenica, chi lo fa per necessità, chi per passione.</p><p>Il ciclista diventa simbolo, minaccia antropologica. La bici, cambiamento lento e silenzioso, diventa insopportabile per chi misura libertà in cavalli e decibel.</p><p>Quello che fa più schifo è la politicizzazione di tutto questo. L’auto è un oggetto neutro e banale, a volte utile a spostarsi altre volte no. </p><p>Ma diventa simbolo di libertà minacciata, pistola per sparare odio. Chi guida attacca chi prova alternative: l’odio verso ciclisti e piste ciclabili non è per traffico o pericolo, ma per chi non piega la propria vita intorno a un oggetto politicizzato.</p><p>Questa manifestazione non è che un gesto performativo, parla alla pancia, non alla testa. </p><p>Il modo di agire è sempre lo stesso, crei un nemico, semplifichi il problema, offri un’identità: “noi, gli automobilisti oppressi”. </p><p>Ma domenica, in fila con le macchine, dimostreranno solo perché le ciclabili, le zone 30 e le ZTL servono.</p><p>E come dice il professor Luciano Floridi, nella vita e negli scacchi vince chi vede il presente ma pensa al futuro. E in questo caso chi resta ancorato al passato, difendendo la propria “libertà automobilistica” come se nulla fosse cambiato, ha già perso prima di muovere il primo pezzo.</p><p>Domenica, tra clacson e ingorghi, si noterà solo una cosa: la partita della mobilità sostenibile è già in corso, e loro stanno giocando fuori tempo.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="iban, post: 7774877, member: 34281"] Il paradosso è che più la manifestazione che hanno organizzato raccoglie adesioni e crea caos, più dimostra che le soluzioni che propongono non sono attuabili. È come andare in biblioteca a protestare contro il divieto di parlare, urlando. Ogni auto in più nel corteo, ogni clacson, ogni minuto di coda in un giorno festivo conferma che l’auto privata è il problema, non la soluzione. La protesta finisce per riprodurre e amplificare il disagio che vorrebbe eliminare. Se non fosse una proposta reale mi verrebbe quasi da ridere: manifestare contro le ZTL diventando parte del traffico che criticano. Purtroppo oggi l’auto non è più solo un mezzo. È diventato un simbolo identitario. Da un lato la narrativa di libertà, resistenza, “le elites vogliono impedirci di guidare”. Dall’altro, realtà: l’auto occupa spazio, inquina, riduce sicurezza e vivibilità. Chi protesta così pensa di difendere la libertà. In realtà difende la propria pigrizia, il diritto a fare un km in auto come se fosse un’impresa epica. E in tutto questo il ciclista è il bersaglio perfetto perchè è la dimostrazione che il loro modo di vivere non è sostenibile, rappresenta il crollo di tutte le loro certezze, e questo genera odio e frustrazione in chi non aveva altre certezze che quello in cui vive sia l'unico mondo possibile, e tutto finisce nel calderone: chi va in bici al lavoro, chi si allena la domenica, chi lo fa per necessità, chi per passione. Il ciclista diventa simbolo, minaccia antropologica. La bici, cambiamento lento e silenzioso, diventa insopportabile per chi misura libertà in cavalli e decibel. Quello che fa più schifo è la politicizzazione di tutto questo. L’auto è un oggetto neutro e banale, a volte utile a spostarsi altre volte no. Ma diventa simbolo di libertà minacciata, pistola per sparare odio. Chi guida attacca chi prova alternative: l’odio verso ciclisti e piste ciclabili non è per traffico o pericolo, ma per chi non piega la propria vita intorno a un oggetto politicizzato. Questa manifestazione non è che un gesto performativo, parla alla pancia, non alla testa. Il modo di agire è sempre lo stesso, crei un nemico, semplifichi il problema, offri un’identità: “noi, gli automobilisti oppressi”. Ma domenica, in fila con le macchine, dimostreranno solo perché le ciclabili, le zone 30 e le ZTL servono. E come dice il professor Luciano Floridi, nella vita e negli scacchi vince chi vede il presente ma pensa al futuro. E in questo caso chi resta ancorato al passato, difendendo la propria “libertà automobilistica” come se nulla fosse cambiato, ha già perso prima di muovere il primo pezzo. Domenica, tra clacson e ingorghi, si noterà solo una cosa: la partita della mobilità sostenibile è già in corso, e loro stanno giocando fuori tempo. [/QUOTE]
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