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Bici da triathlon: freni a disco o no?
Testo
<blockquote data-quote="Darius" data-source="post: 7135411" data-attributes="member: 3105"><p>Condivido appieno quanto scrive Daniele, anche non avendo la sua lunga esperienza nel tri giudico oggettive le considerazioni sulle nuove bici, è vero che una bici può piacere o no a seconda dei gusti ma ci sono delle esasperazioni obiettivamente inguardabili, a mio avviso create più per distinguersi tra costruttori che da reali necessità tecniche.</p><p></p><p>Essendo io uno di quelli che compera le parti sciolte, assembla in proprio le bici, le manutiene e le regola nel tempo sperimentando magari nuovi assetti, vedo con preoccupazione la tendenza a creare bici "chiuse" e piene di parti proprietarie, ovvero che non possono essere modificate nel tempo se non con spese importanti, un esempio per tutti: la moda di creare un cockpit monolitico (e proprietario) che comprende pipa, manubrio e prolunghe, di fatto impedisce tutte quelle regolazioni che si fanno normalmente nella vita del mezzo, e di gente che per aumentare di un centimetro la pipa deve comperare un cockpit completo c'è n'è più d'uno nel forum.</p><p></p><p>Voi direte: ma io vado dal biomeccanico e mi faccio la configurazione su misura, questo è vero, ma chiunque abbia cavalcato una bici con cognizione di causa sa che il setting può variare nel tempo in base all'adattamento del fisico oppure a modificazioni sopraggiunte, e se per variare l'assetto del cockpit, che so allungare gli appoggi, alzarli etc. devo comperare un set nuovo oppure una coppia di raiser proprietari che costano un botto sono bello e fritto.</p><p></p><p>Mi sembra che l'approccio dei costruttori, volto a ridurre sempre più la flessibilità del mezzo, sia invece di creare un legame a doppio filo tra loro e l'utente finale costringendolo a spendere un sacco di soldi per qualsivoglia sciocchezza debba cambiare, e questa cosa non mi piace affatto.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Darius, post: 7135411, member: 3105"] Condivido appieno quanto scrive Daniele, anche non avendo la sua lunga esperienza nel tri giudico oggettive le considerazioni sulle nuove bici, è vero che una bici può piacere o no a seconda dei gusti ma ci sono delle esasperazioni obiettivamente inguardabili, a mio avviso create più per distinguersi tra costruttori che da reali necessità tecniche. Essendo io uno di quelli che compera le parti sciolte, assembla in proprio le bici, le manutiene e le regola nel tempo sperimentando magari nuovi assetti, vedo con preoccupazione la tendenza a creare bici "chiuse" e piene di parti proprietarie, ovvero che non possono essere modificate nel tempo se non con spese importanti, un esempio per tutti: la moda di creare un cockpit monolitico (e proprietario) che comprende pipa, manubrio e prolunghe, di fatto impedisce tutte quelle regolazioni che si fanno normalmente nella vita del mezzo, e di gente che per aumentare di un centimetro la pipa deve comperare un cockpit completo c'è n'è più d'uno nel forum. Voi direte: ma io vado dal biomeccanico e mi faccio la configurazione su misura, questo è vero, ma chiunque abbia cavalcato una bici con cognizione di causa sa che il setting può variare nel tempo in base all'adattamento del fisico oppure a modificazioni sopraggiunte, e se per variare l'assetto del cockpit, che so allungare gli appoggi, alzarli etc. devo comperare un set nuovo oppure una coppia di raiser proprietari che costano un botto sono bello e fritto. Mi sembra che l'approccio dei costruttori, volto a ridurre sempre più la flessibilità del mezzo, sia invece di creare un legame a doppio filo tra loro e l'utente finale costringendolo a spendere un sacco di soldi per qualsivoglia sciocchezza debba cambiare, e questa cosa non mi piace affatto. [/QUOTE]
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