Campionato Italiano Strada FCI 2009

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carlos

Apprendista Scalatore
2 Novembre 2007
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Vedo che oltre a mancarti la giusta educazione mandando a ****** la gente che neanche conosci (tipica di quei pseudo-fenomeni di cui ho parlato nel mio precedente intervento) la maestra non ti ha insegnato neanche a leggere, visto che io non ho mai parlato di granfondo.

Il mio palmares non l'ho citato per fare il figo (avrei potuto dire molto di più nominando le squadre dove ho militato e non certo usando lo pseudonimo di Alfredo Panzini che se avessi studiato un po' sapresti chi fu*) ma solo perchè nel post si parlava delle differenze tra dilettanti/professionisti ed amatori, e siccome conosco bene i due mondi (il secondo più da amico/ds di gente che ha sempre corso nella categoria) mi sono permesso un preambolo.

Detto questo anche se non ho fatto mai una gran fondo (ma ne ho seguite diverse dall'ammiraglia) ribadisco che la differenza è abissale e che dire "io vinco 25 gran fondo all'anno" non vuol per forza dire che puoi o avresti potuto fare il corridore ad alto livello come molti di voi credono.

Le differenze ad uno che ha corso e mastica un po' di ciclismo sono più che palesi. Le medie, il chilometraggio, le frequenze in salita, le menate in pianura (mai visto fare un ventaglio in una gran fondo, molti corridori non sanno neanche come si apre...mai visto menate da far stare il gruppo in fila indiana a mangiar l'erba per decine di chilometri ecc.), ma SOPRATTUTTO due aspetti collegati fra di loro:
la tattica di gara ed la qualità dei partecipanti: le gran fondo sono di una facilità estrema da leggere: se hai la gamba curi i più forti, vai dove vanno loro e automaticamente, si ha una selezione naturale, che ti ritrovi nel gruppetto di testa senza manco accorgertene. Se non vai scali nel gruppo successivo e così via.
Le gare dei dilettanti, invece, sono molto più difficili da interpretare (anche se adesso i corridori sono tutti radiocomandati con quelle radioline che io abolirei che falsano veramente le corse e che danno un vantaggio al corridore meno intelligente) specie se i percorsi non sono da Giro della Valle d'Aosta. In una gara ci sono tremila scatti, continui rimescolamenti, decine di tentativi che potrebbero essere "buoni" nei quali tu entri...ed alla fine va via la fuga che meno ti aspetti e nella quale non sei entrato, perchè in tutte non si può essere.

In una gran fondo per quanto importante essa sia, anche se si parte in 10.000 (quali sono le più blasonate? Nove colli, Maratona delle dolomiti?) il lotto dei potenziali vincitori è ridotto a non più di 15/20 corridori. Per cui (ecco perchè i due aspetti sono correlati) se uno ha la forza di stare con loro, come dicevo prima, è bell'è a posto...si ritroverà a giocarsi la vittoria con i nomi più blasonati nel finale.
In una gara di dilettanti di livello, invece (ai miei tempi c'erano la Montecarlo-Alassio, la Coppa Mercatale, il Giro delle Valli Aretine, Capodarco, la Freccia dei Vini, il Palio del Recioto solo per citarne alcune...senza andare a scomodare le gare a tappe) ci sono 100/150 corridori che la possono vincere e quindi non serve una pippa curarne e inseguirne 10/20, perchè quando lo fai altri 10/20 ugualmente forti ti scattano dall'altro lato della strada. E mentre in una granfondo dopo la prima salita decente ti giri e vedi che il gruppetto dei più forti è già fatto (all'ultima nove colli, a 80 km dall'arrivo, tra il primo gruppetto ed il secondo c'era almeno mezz'ora), in una gara di dilettanti, invece, dopo la prima salita...si, ci può essere il gruppetto dei più forti ma, se non è ben assortito e se questi non menano, sta tranquillo che ti vengono a prendere perchè tra l'inizio gara e il fine corsa non ci sono 2/3 ore, bensì 2/3 minuti....
Hai capito la differenza ora?
saluti,
A.P.

P.S. Alfredo Panzini (Senigallia, 31 dicembre 1863 – Roma, 10 aprile 1939) è stato uno scrittore e critico letterario italiano. Ha scritto "La lanterna di Diogene" che è il primo e più famoso romanzo italiano che narra la storia e le vicissitudini occorse al protagonista durante un viaggio in bicicletta. Eccone l'incipit "« L'undici di luglio, alle ore due del pomeriggio, io varcavo finalmente, dall'alto della mia bicicletta, il vecchio dazio milanese di Porta Romana. La meta del mio viaggio era lontana: una borgata di pescatori sull'Adriatico, dove io ero atteso in una casetta sul mare: questa borgata supponiamo che sia non lungi dall'antico pineto di Cervia e che, per l'aere puro, abbia il nome di Bellaria. »(Alfredo Panzini, La lanterna di Diogene, 1907) ...ma che te lo dico a fare poi????
Non avrei mai pensato che proprio da questa discussione sarebbe saltato fuori il titolo di un libro che non voglio assolutamente perdermi.Grazie A.P.
 
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