Ma che davvero qualcuno possa pensare che il barbone solitario che sta gridando nella stazione di Bologna, inveendo contro donne immaginarie, non sia malato ci sembra davvero inaccettabile e frutto anch'esso di malattia mentale.
In realtà il barbone non è malato, ma deve essere malato. Perché? Cambierebbe forse qualcosa a considerarlo, che ne so, innamorato? Ne avremmo meno paura? Lo lasceremmo avvicinare con tranquillità? Certamente no. Innamorato o malato, il rapporto che abbiamo con lui non cambierebbe. E allora a che serve chiamarlo malato? A chi serve?
Certamente non a lui. Serve alla polizia ferroviaria per bloccarlo e per chiamare un'autoambulanza che lo porti in qualche reparto psichiatrico dove lo curino di questa sua malattia del gridare. Chiaramente se fosse solo innamorato, ciò non sarebbe possibile. Prelevare un cittadino che non ha violato alcuna norma penale e limitarne la libertà personale, sarebbe evidentemente un abuso, quando non un reato, se questa persona non fosse stata precedentemente definita come malata e bisognosa di cure.
E' paradossale, ma nessuna delle persone sensate impegnate a trattenere e strattonare il folle fuori dalla stazione, ha il benché minimo dubbio sulla liceità delle sue azioni. Al contrario ritiene questa violenza parte integrante di un processo di aiuto.
Il barbone deve essere malato perché solo così può essere curato.
Ma deve esserlo anche perché non può davvero voler fare quello che fa. Nessuno di noi se la sentirebbe di gridare in quel modo in una stazione. Non ci sembra una questione di coraggio, è semplicemente che non si può, non si deve, non ha senso. Possiamo gridare a squarciagola allo stadio o ai concerti, ma in una stazione si deve stare in silenzio o parlare con un tono adeguato. E poi, non si devono mettere in piazza le proprie questioni personali, la propria rabbia, la propria incapacità a vivere. Siamo considerati normali quanto più sappiamo comportarci nel modo corretto nei posti giusti.
In questa stazione in cui l'uomo grida sono passati assassini, psichiatri che hanno lobotomizzato loro simili, seguaci di Satana e cultori della razza ariana: nessuno di loro è stato fermato, nessuno di loro è mai stato considerato folle. Loro sanno come comportarsi, sanno cosa ci si aspetta da loro, si adeguano, non gridano. Ci siedono accanto e noi facciamo loro un sorriso.
Questa è la normalità. Niente a che vedere con il modo in cui funziona il nostro cervello. Tutto dipende dalla nostra capacità e dalle possibilità concrete che abbiamo di apparire normali. Non importa ciò che succede dietro questa nostra apparenza. Il segreto sta nel vivere normalmente ogni deviazione dalla norma.