Vi ringrazio delle risposte. In alcune di queste ho trovato degli spunti ma grossomodo devo dire che le ritengo insoddisfacenti. Il 3d poi è andato per la tangente (o in "caciara") e si è cominciato a parlare del rapporto che ciascuno intrattiene col proprio misuratore, se non addirittura della rotonda di casa.
L'affermazione secondo cui
due atleti che esprimono la stessa potenza hanno lo stesso consumo calorico è un problema di stima, di uso dei dati e ha un valore se inteso in ottica comparativa. Non si discute del rapporto che ciascuno intrattiene col proprio strumento, relativamente al quale è ragionevole pensare che persone intelligenti e competenti possano trovare il loro equilibrio e la loro efficienza, gestendo i vari parametri e facendo funzionare gli algoritmi (e molte altre persone invece continueranno a fidarsi dogmaticamente di dati sballati).
Mi si dice che le variazioni (o meglio, discrepanze) a seconda delle variabili che ho citato oltre al peso (età, genere, rapporto massa grassa/magra, livello di allenamento, etc.) possono essere nell'ordine dell'8-10% e che ci sono differenze qualitative nel consumo di nutrienti, a seconda dell'intensità dell'attività. Questi sono spunti interessanti di cui vi ringrazio. Già queste affermazioni contribuiscono a dire che non vi può essere una corrispondenza matematica in senso stretto nel caso del lavoro umano. O almeno non così precisa. E che comunque ci sono differenze qualitative che è giusto considerare nell'attività sportiva e in generale in tutte le attività. Non si tratta dello "stesso" consumo.
E tuttavia, prima di bruciare i libri, sarei lieto se al riguardo delle variazioni quantitative (8-10%) mi fossero forniti degli spunti più concreti o delle citazioni. Se infatti è ragionevole pensare che questo range sia valido nel caso di un adulto con un fisico grossomodo normale -
considerando quasi esclusivamente come variabile il livello di allenamento (così è stato detto) - è anche possibile ipotizzare che questa percentuale si accentui non appena si introducono altre variabili.
Ci sono differenze ulteriori tra uomo e donna? Tra un bambino e un adulto in età avanzata? E soprattutto,
tra un soggetto dalla massa grassa relativamente normale ed uno che invece assume valori decisamente patologici? Ecco su questi punti il dispendio energetico che ricaviamo così facilmente dai watt (spesso presunti o calcolati) credo che non possa essere molto affidabile.
Esistono tra l'altro in medicina dello sport e in medicina del lavoro altri parametri come il
MET, un'unità per esprimere il costo di un esercizio in termini di energia ed ossigeno,in rapporto al peso e al tempo. Si tratta comunque di un altro livello di matematizzazione e standardizzazione del dispendio che va preso con le pinze. Tuttavia è utile come esempio per capire che il lavoro umano è un caso a sé.
Tralasciando un attimo i watt e altre variabili, quello che mi sembra di poter dire è che ci può essere una relazione direttamente proporzionale tra peso e dispendio. Quando il peso corporeo diminuisce cala anche il relativo dispendio.