Subito dopo la mia età adolescenziale, diciamo dopo il militare, mi ero imposto che nella musica dovevo seguire il cuore.
A prescindere da quello che pensavano gli altri, ti piace o non ti piace, ti dà un emozione oppure ti lascia indifferente.
Questo metodo lo applico in tutti i campi artistici. E dopo 40 anni sono contento di non aver cambiato idea.
Battiato, (e anche Cohen) a me piaceva molto, i suoi testi e musica erano molto originali, e mi piaceva anche come interprete. Nessun genio, solo persone speciali, che riescono a trasmettere la loro passione a tanti o a pochi.
È l'unico che riesco ad apprezzare, anche quando interpreta le canzoni di De André.
E poi c'è sempre il tempo, giudice implacabile della qualità di un autore.
Che ti dia emozioni o meno non è il punto.
E' una questione di orecchiabilità nella gran parte dei casi, che ben poco ha a che vedere con la qualità e con l'effettiva originalità di un opera.
Voglio vedere come riesci a farti trasmettere emozione da alcune opere che utilizzano un linguaggio completo, ricco in ogni sfumatura ed in ogni linea se non hai un orecchio istruito e la capacità di comprendere il linguaggio con il quale l'autore ti sta parlando. Se vuoi far avvicinare qualcuno alla musica classica non inizi da Schoenberg, Mahler o Stravinsky...
Mio figlio a 3 anni si emozionava per la canzoncina dell'ape maia.
Poi è cresciuto, ha acquisito conoscenze e si è evoluto.
Musicalmente non è facile evolversi soprattutto quando, per ovvi motivi, il mercato rema contro. La musica leggera nasce con l'industria discografica: nasce per vendere, nasce per sfruttare economicamente le emozioni che il linguaggio musicale puo' dare ad un pubblico che conosce solo il misero abc della musica. E, allo stesso modo, crea fenomeni e innalza la mediocrità, ovviamente. Piu' elementare, piu' veloce, piu' remunerativo.
Potremmo disquisire sull'originalità di cio' che ai tuoi occhi appare originale ma, per l'appunto, ai tuoi occhi (in questo caso alle tue orecchie).
Ripeto per l'ultima volta che le canzonette vanno benissimo, sfruttano per lo piu' l'area emotiva collegata a ricordi o momenti, è il loro compito. Sfruttano la riconoscibilità e l'essere umano teme cio' che non conosce.
Riproducono un linguaggio che è consono al livello medio dell'ascoltatore che è mostruosamente basso.
Le persone speciali sono i produttori, gli arrangiatori e gli addetti alla post-produzione che riescono a rendere orecchiabile e commercialmente valido un prodotto che alla partenza è una delle tante canzonette dei tanti autori di canzonette.
Forse non hai idea di cosa sono molte delle canzoni hit quando vengono presentate per la prima volta "dall'autore" in studio e forse non conosci il lavoro che molti professionisti, quelli veri, devono fare per rendere la canzonetta qualcosa di emotivamente attraente e commercialmente valido. Ci sono dei trick, dei pattern, dei meccanismi di una ovvietà straziante per chi conosce 'ambiente. Di artistico rimane ben poco. Dovresti parlarne con Liberty de Vitto o Steve Lukather tanto per citare i primi che mi vengono in mente o con tutti i turnisti che passano le giornate a ricomporre e rendere accettabile un prodotto che, a volte, non esiste.
E' una industria, si chiama "industria discografica" e lo scopo è crearti emozioni attraverso un linguaggio che sfrutti l'orecchiabilità.
Credimi, le mie sono solo semplici analisi e constatazioni su un mondo che conosco molto bene. Ma, ripeto, se ti piace battiato piuttosto che bowie, piuttosto che orietta berti, va benissimo. L'importante è collocarli nel posto che loro spetta.
Chi cantava "sono solo canzonette"?
C'e' un altro aspetto che occorrerebbe tenere in considerazione: attenzione che questa corsa al ribasso, questa creazione di "geni" continua finisce per offuscare chi genio lo è davvero; rimane li, in un angolo, incompreso.
Poi non ci lamentiamo se il livello culturale generale continua a picchiare verso il basso.
D'altro canto, e nessuno mi ha ancora risposto, cosa ci vieta di annoverare Moccia tra i geni della letteratura?
Ha ragione
@alvan in questo caso: prima di urlare "al genio al genio" o di definire speciale qualcuno per meriti musicali, occorrerebbe ascoltare cose che siano un degno metro di paragone.
Ma per farlo, occorre cultura.
Il gusto, arriva dopo.
Con questo chiudo perchè credo di aver rotto le balle abbastanza