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<blockquote data-quote="golias" data-source="post: 7481655" data-attributes="member: 112553"><p>Per l'appunto.. hai letto ciò che hai voluto leggere che non è assolutamente ciò a cui facevo riferimento.. ti riporto uno stralcio della parte a cui sarei più affine:</p><p></p><p></p><p><em>"Sto senso di inferiorità che noi campani abbiamo - e che elaboriamo unicamente <u>dando tutte le colpe delle nostre difficoltà all’esterno, è sempre colpa degli altri </u>- nasconde solo la nostra fiera incapacità di ammettere che in fondo stiamo male, ma siamo troppo orgogliosi per farlo. </em></p><p><em><strong>E stiamo male perché viviamo in contesti che oggettivamente fanno schifo. E fanno schifo perché noi commettiamo sbagli. Che non vogliamo ammettere. E si ripete col circolo vizioso.</strong></em></p><p><u><em>Quindi è più semplice urlare poveri noi, ci penalizzano, <strong><u>anziché dire poveri noi, siamo la nostra disgrazia.</u></strong></em></u></p><p><em>Delinquenza, corruzione, ma anche le piccole ingiustizie quotidiane ci convincono che cambiare è troppo difficile, servono maturità e messa in discussione per farlo. E quindi dall’accettazione dei problemi passiamo a diventarne i responsabili.<span style="font-size: 18px"> Noi siamo il problema. Non siamo vittime, siamo carnefici.</span></em></p><p><em>Noi siamo la monnezza per le strade, i divani nei canali, i frigoriferi buttati nelle pinete, perché ce li mettiamo noi, non qualcun altro. Siamo le case abusive diroccate, gli adolescenti che lasciano la scuola e quelli che a diciotto anni spingono già passeggini. Siamo i fondi europei usati per illeciti. Siamo i sindaci votati perché chiudano gli occhi. Siamo la violenza verbale. Il pos che non funziona, i liquami delle masserie rilasciati nei fiumi, il non saper fare una fila alle casse senza litigare con qualcuno. Siamo le minacce. Siamo i vicoli in cui non possiamo camminare perché troppo malfamati.</em></p><p><em><u>Quindi è chiaro che, se non affrontiamo tutto questo, l’unico modo per resistergli è raccontarci che noi siamo gente calorosa, umile, che emerge dal fango come i fiori.</u></em></p><p><em>Ma parliamo di riscatto. Dell’orgoglio che tanto eccita noi campani.</em></p><p><em>Ho avuto anche io vent’anni, quell’età che vorremmo proteggere e spalleggiare, ma solo quando non ci chiede di sacrificare i nostri privilegi. E a quell’età gli adulti mi ripetevano tutti la stessa cosa: vattene via da questa terra, che non ha niente da offrire. Salvatevi, voi giovani.</em></p><p><em><u>A dirlo erano quelli che davano 5 euro ai marocchini per farsi tagliare la siepe, o 400 a una commessa full time nel loro negozio. Quelli che chiamavano l’amico primario e si facevano fare tutti gli accertamenti gratis, e oggi a noi restano dieci mesi di attesa a prezzo pieno. Gli adulti che si sono f0ttuti tutto, e lo condividono solo con quelli che hanno il loro cognome. </u>Per gli altri c’è la fuga o la miseria.</em></p><p><em>E abbiamo il coraggio di invocare il riscatto? <span style="font-size: 18px">Quando siamo noi a rendere questo paese inospitale, incivile, senza opportunità lavorative.</span></em></p><p><em>No, io questi pietismi non me li bevo."</em></p><p></p><p>Se questa non è un analisi leale e sincera.. non so cosa lo possa essere altrimenti.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="golias, post: 7481655, member: 112553"] Per l'appunto.. hai letto ciò che hai voluto leggere che non è assolutamente ciò a cui facevo riferimento.. ti riporto uno stralcio della parte a cui sarei più affine: [I]"Sto senso di inferiorità che noi campani abbiamo - e che elaboriamo unicamente [U]dando tutte le colpe delle nostre difficoltà all’esterno, è sempre colpa degli altri [/U]- nasconde solo la nostra fiera incapacità di ammettere che in fondo stiamo male, ma siamo troppo orgogliosi per farlo. [B]E stiamo male perché viviamo in contesti che oggettivamente fanno schifo. E fanno schifo perché noi commettiamo sbagli. Che non vogliamo ammettere. E si ripete col circolo vizioso.[/B][/I] [U][I]Quindi è più semplice urlare poveri noi, ci penalizzano, [B][U]anziché dire poveri noi, siamo la nostra disgrazia.[/U][/B][/I][/U] [I]Delinquenza, corruzione, ma anche le piccole ingiustizie quotidiane ci convincono che cambiare è troppo difficile, servono maturità e messa in discussione per farlo. E quindi dall’accettazione dei problemi passiamo a diventarne i responsabili.[SIZE=5] Noi siamo il problema. Non siamo vittime, siamo carnefici.[/SIZE] Noi siamo la monnezza per le strade, i divani nei canali, i frigoriferi buttati nelle pinete, perché ce li mettiamo noi, non qualcun altro. Siamo le case abusive diroccate, gli adolescenti che lasciano la scuola e quelli che a diciotto anni spingono già passeggini. Siamo i fondi europei usati per illeciti. Siamo i sindaci votati perché chiudano gli occhi. Siamo la violenza verbale. Il pos che non funziona, i liquami delle masserie rilasciati nei fiumi, il non saper fare una fila alle casse senza litigare con qualcuno. Siamo le minacce. Siamo i vicoli in cui non possiamo camminare perché troppo malfamati. [U]Quindi è chiaro che, se non affrontiamo tutto questo, l’unico modo per resistergli è raccontarci che noi siamo gente calorosa, umile, che emerge dal fango come i fiori.[/U] Ma parliamo di riscatto. Dell’orgoglio che tanto eccita noi campani. Ho avuto anche io vent’anni, quell’età che vorremmo proteggere e spalleggiare, ma solo quando non ci chiede di sacrificare i nostri privilegi. E a quell’età gli adulti mi ripetevano tutti la stessa cosa: vattene via da questa terra, che non ha niente da offrire. Salvatevi, voi giovani. [U]A dirlo erano quelli che davano 5 euro ai marocchini per farsi tagliare la siepe, o 400 a una commessa full time nel loro negozio. Quelli che chiamavano l’amico primario e si facevano fare tutti gli accertamenti gratis, e oggi a noi restano dieci mesi di attesa a prezzo pieno. Gli adulti che si sono f0ttuti tutto, e lo condividono solo con quelli che hanno il loro cognome. [/U]Per gli altri c’è la fuga o la miseria. E abbiamo il coraggio di invocare il riscatto? [SIZE=5]Quando siamo noi a rendere questo paese inospitale, incivile, senza opportunità lavorative.[/SIZE] No, io questi pietismi non me li bevo."[/I] Se questa non è un analisi leale e sincera.. non so cosa lo possa essere altrimenti. [/QUOTE]
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