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<blockquote data-quote="golias" data-source="post: 7798773" data-attributes="member: 112553"><p>Trovo interessante:</p><p></p><p></p><p><em>Esercizio fisico e aterosclerosi: quando la scienza supera i luoghi comuni.</em></p><p><em>Per anni abbiamo ripetuto, giustamente, che l’esercizio fisico è una delle terapie più potenti per la prevenzione cardiovascolare e i dati lo confermano:</em></p><p> <em>• Atleti e sportivi amatoriali vivono mediamente 3–6 anni in più rispetto ai sedentari</em></p><p> <em>• Una capacità fisica >10 METs è associata a −75% di rischio di eventi cardiovascolari</em></p><p> <em>• L’attività fisica regolare migliora pressione, profilo lipidico, funzione endoteliale e metabolismo</em></p><p><em>Fin qui, nulla di sorprendente.</em></p><p><em>Ma la ricerca degli ultimi anni ci ha insegnato una cosa importante:</em></p><p><em>Non tutto l’esercizio produce gli stessi adattamenti a livello coronarico.</em></p><p><em>Cosa mostrano le immagini TC coronariche negli atleti di endurance.</em></p><p><em>Alcuni studi su maratoneti e atleti di endurance hanno osservato:</em></p><p> <em>• Maggiore prevalenza di placche coronariche rispetto ai sedentari</em></p><p> <em>• Soprattutto nei soggetti con volumi di esercizio molto elevati (>2000 MET·min/settimana)</em></p><p><em>Questo dato, da solo, potrebbe sembrare preoccupante.</em></p><p><em>Ma la seconda parte è quella davvero cruciale, quindi continuate a leggere.</em></p><p><em>La composizione della placca è più importante della sua stessa presenza.</em></p><p><em>Nei soggetti molto allenati:</em></p><p> <em>• Aumenta la quota di placche calcifiche stabili</em></p><p> <em>• Diminuisce la quota di placche molli vulnerabili</em></p><p> <em>• Migliora il diametro coronarico e la densità capillare</em></p><p> <em>• Migliora la funzione endoteliale</em></p><p><em>In altre parole:</em></p><p><em>Più placche, ma più stabili, quindi meno rischio di rottura e trombosi acuta.</em></p><p><em>Ed è proprio la rottura di placca vulnerabile l’evento che scatena infarto e morte improvvisa.</em></p><p><em>Perché volumi estremi possono generare stress vascolare.</em></p><p><em>Alcuni possibili meccanismi pro-aterogeni negli atleti di endurance:</em></p><p> <em>• Elevata gittata cardiaca e pressione arteriosa durante sforzi prolungati</em></p><p> <em>• Stress meccanico sulle coronarie</em></p><p> <em>• Possibili alterazioni del flusso laminare</em></p><p> <em>• Micro-infiammazione ripetuta</em></p><p> <em>• Squilibri nutrizionali (vitamina D, magnesio)</em></p><p> <em>• Incremento transitorio di ormoni paratiroidei e citochine</em></p><p><em>Importante:</em></p><p><em>Questi meccanismi non annullano i benefici dell’esercizio.</em></p><p><em>Indicano semplicemente che volumi estremi e cronici non sono sinonimo automatico di “più salute”.</em></p><p><em>Il quadro finale è che gli adattamenti protettivi indotti dall’esercizio:</em></p><p> <em>• Coronariche più grandi</em></p><p> <em>• Migliore funzione endoteliale</em></p><p> <em>• Placche più stabili</em></p><p> <em>• Maggiore aspettativa di vita</em></p><p><em>riducono il rischio reale.</em></p><p><em>L’esercizio fisico rimane il miglior farmaco cardiovascolare.</em></p><p><em>Ma come ogni farmaco, la dose conta!</em></p><p><em>Non serve allarmismo.</em></p><p><em>Serve programmazione intelligente, recupero adeguato e controllo dei fattori di rischio.</em></p><p><em>In pratica gli atleti di endurance cosa devono fare?</em></p><p><em>Allenarsi regolarmente</em></p><p><em>Curare alimentazione e micronutrienti</em></p><p><em>Monitorare pressione e profilo lipidico</em></p><p><em>Inserire periodi di scarico</em></p><p><em><strong>Evitare accumuli cronici di volumi “estremi” non periodizzati</strong></em></p><p><em>Valutare, dopo i 40 anni, eventuale screening coronarico mirato negli atleti ad alto carico</em></p><p><em>La scienza oggi ci dice che:</em></p><p><em>L’esercizio allunga la vita.</em></p><p><em>L’eccesso non periodizzato può cambiare la struttura delle coronarie.</em></p><p><em>Ma il rischio clinico resta inferiore rispetto alla sedentarietà</em></p><p><em>Il punto non è “fare meno sport”.</em></p><p><em>Il punto è allenarsi meglio.</em></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="golias, post: 7798773, member: 112553"] Trovo interessante: [I]Esercizio fisico e aterosclerosi: quando la scienza supera i luoghi comuni. Per anni abbiamo ripetuto, giustamente, che l’esercizio fisico è una delle terapie più potenti per la prevenzione cardiovascolare e i dati lo confermano: • Atleti e sportivi amatoriali vivono mediamente 3–6 anni in più rispetto ai sedentari • Una capacità fisica >10 METs è associata a −75% di rischio di eventi cardiovascolari • L’attività fisica regolare migliora pressione, profilo lipidico, funzione endoteliale e metabolismo Fin qui, nulla di sorprendente. Ma la ricerca degli ultimi anni ci ha insegnato una cosa importante: Non tutto l’esercizio produce gli stessi adattamenti a livello coronarico. Cosa mostrano le immagini TC coronariche negli atleti di endurance. Alcuni studi su maratoneti e atleti di endurance hanno osservato: • Maggiore prevalenza di placche coronariche rispetto ai sedentari • Soprattutto nei soggetti con volumi di esercizio molto elevati (>2000 MET·min/settimana) Questo dato, da solo, potrebbe sembrare preoccupante. Ma la seconda parte è quella davvero cruciale, quindi continuate a leggere. La composizione della placca è più importante della sua stessa presenza. Nei soggetti molto allenati: • Aumenta la quota di placche calcifiche stabili • Diminuisce la quota di placche molli vulnerabili • Migliora il diametro coronarico e la densità capillare • Migliora la funzione endoteliale In altre parole: Più placche, ma più stabili, quindi meno rischio di rottura e trombosi acuta. Ed è proprio la rottura di placca vulnerabile l’evento che scatena infarto e morte improvvisa. Perché volumi estremi possono generare stress vascolare. Alcuni possibili meccanismi pro-aterogeni negli atleti di endurance: • Elevata gittata cardiaca e pressione arteriosa durante sforzi prolungati • Stress meccanico sulle coronarie • Possibili alterazioni del flusso laminare • Micro-infiammazione ripetuta • Squilibri nutrizionali (vitamina D, magnesio) • Incremento transitorio di ormoni paratiroidei e citochine Importante: Questi meccanismi non annullano i benefici dell’esercizio. Indicano semplicemente che volumi estremi e cronici non sono sinonimo automatico di “più salute”. Il quadro finale è che gli adattamenti protettivi indotti dall’esercizio: • Coronariche più grandi • Migliore funzione endoteliale • Placche più stabili • Maggiore aspettativa di vita riducono il rischio reale. L’esercizio fisico rimane il miglior farmaco cardiovascolare. Ma come ogni farmaco, la dose conta! Non serve allarmismo. Serve programmazione intelligente, recupero adeguato e controllo dei fattori di rischio. In pratica gli atleti di endurance cosa devono fare? Allenarsi regolarmente Curare alimentazione e micronutrienti Monitorare pressione e profilo lipidico Inserire periodi di scarico [B]Evitare accumuli cronici di volumi “estremi” non periodizzati[/B] Valutare, dopo i 40 anni, eventuale screening coronarico mirato negli atleti ad alto carico La scienza oggi ci dice che: L’esercizio allunga la vita. L’eccesso non periodizzato può cambiare la struttura delle coronarie. Ma il rischio clinico resta inferiore rispetto alla sedentarietà Il punto non è “fare meno sport”. Il punto è allenarsi meglio.[/I] [/QUOTE]
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