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<blockquote data-quote="SoftMachine" data-source="post: 7827905" data-attributes="member: 28265"><p>Sì, certo, e quello che dici rafforza il mio punto di vista.</p><p>Il fatto stesso che il testo del Corano abbia avuto una storia di fissazione e trasmissione (il califfo a cui ti riferisci è Uthman ibn Affan) mostra che non stiamo parlando di un testo “autoevidente”, ma di qualcosa che è già passato attraverso scelte, selezioni e interpretazioni. Come, tra l’altro, praticamente tutti i testi considerati “rivelati".</p><p>A questo punto, il problema non è evitare le interpretazioni perché è impossibile, ma capire quali siano più fondate. Mettere sullo stesso piano una guida che conosce lingua, esegetica e contesto e una lettura improvvisata rischia di essere un falso equilibrio.</p><p>Ci sono poi interi passaggi che, fuori dal loro contesto culturale, rischiano di risultare opachi o fraintesi. Un lettore occidentale, ad esempio, può cogliere solo superficialmente certi livelli simbolici, così come accade con elementi della bibbia legati alla numerologia o alla cabala, che senza una formazione specifica restano in gran parte inaccessibili.</p><p>E’ in questo senso, per esempio, che ritengo che la mediazione di chi conosce lingua, tradizione e contesto non elimina l’interpretazione, che resta inevitabile ma consente una comprensione più aderente e meno anacronistica del testo, che si tratti del Corano o di altri testi sacri.</p><p>Il punto, quindi, non è aspirare a una lettura “pura” (che semplicemente non esiste), ma ridurre la distanza tra il lettore e l’orizzonte culturale in cui il testo è nato.»</p><p>Che poi esistano correnti diverse (salafiti, wahhabiti, ecc.) non dimostra che “tutto vale uguale”, ma che l’interpretazione è inevitabile e che va valutata criticamente, non evitata.</p><p>Altrimenti tanto vale dire che leggere il Corano senza strumenti sia equivalente a studiarlo: che è una posizione comoda, ma difficilmente sostenibile.</p><p>Mi piace questo argomento: c’è stato un periodo lungo della mia vita nel quale, pur essendo un ateo agnostico, ho avuto grossa passione per ermeneutica ed esegesi dei testi sacri anche perchè alla fine erano una branca del mio corso di studi all’università. E’ stato interessante leggere bibbia e corano con due rappresentanti di queste due religioni abramitiche</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="SoftMachine, post: 7827905, member: 28265"] Sì, certo, e quello che dici rafforza il mio punto di vista. Il fatto stesso che il testo del Corano abbia avuto una storia di fissazione e trasmissione (il califfo a cui ti riferisci è Uthman ibn Affan) mostra che non stiamo parlando di un testo “autoevidente”, ma di qualcosa che è già passato attraverso scelte, selezioni e interpretazioni. Come, tra l’altro, praticamente tutti i testi considerati “rivelati". A questo punto, il problema non è evitare le interpretazioni perché è impossibile, ma capire quali siano più fondate. Mettere sullo stesso piano una guida che conosce lingua, esegetica e contesto e una lettura improvvisata rischia di essere un falso equilibrio. Ci sono poi interi passaggi che, fuori dal loro contesto culturale, rischiano di risultare opachi o fraintesi. Un lettore occidentale, ad esempio, può cogliere solo superficialmente certi livelli simbolici, così come accade con elementi della bibbia legati alla numerologia o alla cabala, che senza una formazione specifica restano in gran parte inaccessibili. E’ in questo senso, per esempio, che ritengo che la mediazione di chi conosce lingua, tradizione e contesto non elimina l’interpretazione, che resta inevitabile ma consente una comprensione più aderente e meno anacronistica del testo, che si tratti del Corano o di altri testi sacri. Il punto, quindi, non è aspirare a una lettura “pura” (che semplicemente non esiste), ma ridurre la distanza tra il lettore e l’orizzonte culturale in cui il testo è nato.» Che poi esistano correnti diverse (salafiti, wahhabiti, ecc.) non dimostra che “tutto vale uguale”, ma che l’interpretazione è inevitabile e che va valutata criticamente, non evitata. Altrimenti tanto vale dire che leggere il Corano senza strumenti sia equivalente a studiarlo: che è una posizione comoda, ma difficilmente sostenibile. Mi piace questo argomento: c’è stato un periodo lungo della mia vita nel quale, pur essendo un ateo agnostico, ho avuto grossa passione per ermeneutica ed esegesi dei testi sacri anche perchè alla fine erano una branca del mio corso di studi all’università. E’ stato interessante leggere bibbia e corano con due rappresentanti di queste due religioni abramitiche [/QUOTE]
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