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<blockquote data-quote="SoftMachine" data-source="post: 7836457" data-attributes="member: 28265"><p>Certo, i bias cognitivi colpiscono chiunque, compresi ricercatori ed esperti.Ma la comunità scientifica, proprioper porre un freno a questa possibilità e sapendo quanto il bias di conferma sia potente, ha sviluppato strumenti metodologici ( doppio cieco, revisione tra pari, replicabilità, statistica) per limitarne gli effetti. Questo però conferma anche una differenza importante: l’esperto serio parte dal presupposto di poter sbagliare e costruisce procedure per correggersi.</p><p>Il fenomeno a cui mi riferivo io, e lo puoi verificare, è diverso. Non riguarda semplicemente il fatto che tutti abbiano bias cognitivi, ma la combinazione tra scarsa competenza e sopravvalutazione delle proprie capacità di comprensione. In quel caso il problema non è solo “vedere ciò che conferma le proprie idee”, ma non possedere nemmeno gli strumenti necessari per distinguere tra un’argomentazione solida e una apparentemente convincente.</p><p>Capisci che i due fenomeni, a mio parere, non sono sullo stesso piano. Il bias dell’esperto può certamente produrre errori anche gravi, ma avviene dentro contesti che prevedono verifica, critica e possibilità di correzione. La convinzione pseudocompetente invece spesso rifiuta proprio quei meccanismi di controllo, perché percepisce metodo ed conoscenza come ostacoli anziché come garanzie.</p><p>E infatti oggi quest’ultimo fenomeno, come puoi constatare, è estremamente diffuso: molte persone confondono l’accesso alle informazioni con la comprensione reale. Il risultato è che l’intuizione personale viene percepita come equivalente a competenze costruite in anni di studio e pratica.</p><p>Sono due livelli diversi. Il primo è un limite umano inevitabile; il secondo diventa facilmente un problema culturale e sociale molto più diffuso oggi, anche perché internet dà a molti la sensazione di sapere abbastanza dopo un’esposizione superficiale agli argomenti.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="SoftMachine, post: 7836457, member: 28265"] Certo, i bias cognitivi colpiscono chiunque, compresi ricercatori ed esperti.Ma la comunità scientifica, proprioper porre un freno a questa possibilità e sapendo quanto il bias di conferma sia potente, ha sviluppato strumenti metodologici ( doppio cieco, revisione tra pari, replicabilità, statistica) per limitarne gli effetti. Questo però conferma anche una differenza importante: l’esperto serio parte dal presupposto di poter sbagliare e costruisce procedure per correggersi. Il fenomeno a cui mi riferivo io, e lo puoi verificare, è diverso. Non riguarda semplicemente il fatto che tutti abbiano bias cognitivi, ma la combinazione tra scarsa competenza e sopravvalutazione delle proprie capacità di comprensione. In quel caso il problema non è solo “vedere ciò che conferma le proprie idee”, ma non possedere nemmeno gli strumenti necessari per distinguere tra un’argomentazione solida e una apparentemente convincente. Capisci che i due fenomeni, a mio parere, non sono sullo stesso piano. Il bias dell’esperto può certamente produrre errori anche gravi, ma avviene dentro contesti che prevedono verifica, critica e possibilità di correzione. La convinzione pseudocompetente invece spesso rifiuta proprio quei meccanismi di controllo, perché percepisce metodo ed conoscenza come ostacoli anziché come garanzie. E infatti oggi quest’ultimo fenomeno, come puoi constatare, è estremamente diffuso: molte persone confondono l’accesso alle informazioni con la comprensione reale. Il risultato è che l’intuizione personale viene percepita come equivalente a competenze costruite in anni di studio e pratica. Sono due livelli diversi. Il primo è un limite umano inevitabile; il secondo diventa facilmente un problema culturale e sociale molto più diffuso oggi, anche perché internet dà a molti la sensazione di sapere abbastanza dopo un’esposizione superficiale agli argomenti. [/QUOTE]
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