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Ciclisti over 50 (vol.3)
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<blockquote data-quote="SoftMachine" data-source="post: 7838260" data-attributes="member: 28265"><p>Sul fatto che le bici moderne “non abbiano un’anima”, secondo me nessuna bici ha davvero un’anima: sono oggetti. Poi però ci affezioniamo, ci abituiamo, e finiamo per associare certe sensazioni a certi mezzi.</p><p>Ti dirò: io, ad esempio, quando guardo molte bici vintage, spesso le trovo tutte molto simili tra loro. Le bici in acciaio con i tubini che andavano una volta non mi hanno mai emozionato particolarmente, e spesso le distinguo solo dal nome sul tubo. Ma è semplicemente gusto personale.</p><p>Sulle misure e sulla comodità, secondo me oggi è persino più facile trovare una bici adatta al proprio corpo. Anni fa le bici da corsa erano progettate molto più “da corridore”: geometrie rigide, poche possibilità di regolazione e comfort che passava decisamente in secondo piano. Oggi, invece, ci sono molte più soluzioni per adattare la bici all’amatore medio, io e te compresi.</p><p>Per quanto riguarda il cambio elettronico: no, non ti cambia la vita. Però qualche vantaggio reale ce l’ha. La regolazione dura praticamente per sempre, la cambiata è molto fluida e richiede pochissimo sforzo. Capisco perfettamente che non rientri nella tua idea di “necessità”, ma una prova senza pregiudizi la farei: magari non ti conquista, oppure sì.</p><p>Capitolo freni: qui, personalmente, la differenza la sento parecchio. I dischi sono più modulabili, frenano meglio e affaticano meno le mani. C’è una discesa molto ripida vicino a casa mia: con i freni tradizionali arrivavo in fondo con le dita distrutte; con i dischi, sinceramente, è un’altra storia.</p><p>Anche sulla manutenzione, secondo me spesso si ingigantisce il problema. Cambiare le pastiglie l’ho imparato abbastanza in fretta: non è niente di trascendentale. Alla fine molte cose moderne sembrano complicate finché non ci si mette le mani sopra una volta. Tutto sommato, è probabile che diventi persino piacevole occuparsi della manutenzione del mezzo: secondo me fa parte integrante della passione.</p><p></p><p>E poi, secondo me, c’è anche un altro aspetto: ogni epoca ha avuto la sua innovazione che all’inizio sembrava inutile o quasi una bestemmia. Anche i cambi integrati, i comandi al manubrio o i pedali automatici, a loro tempo, sono stati guardati con sospetto. Poi però molte di quelle innovazioni sono semplicemente diventate normalità perché, alla prova dei fatti, funzionavano meglio.</p><p>Secondo me il punto non è stabilire se il vintage sia “migliore” o “peggiore” del moderno. Sono semplicemente esperienze diverse. Però, per giudicare davvero certe evoluzioni, bisognerebbe provarle con mente aperta, senza partire già dall’idea che siano inutili solo perché nuove.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="SoftMachine, post: 7838260, member: 28265"] Sul fatto che le bici moderne “non abbiano un’anima”, secondo me nessuna bici ha davvero un’anima: sono oggetti. Poi però ci affezioniamo, ci abituiamo, e finiamo per associare certe sensazioni a certi mezzi. Ti dirò: io, ad esempio, quando guardo molte bici vintage, spesso le trovo tutte molto simili tra loro. Le bici in acciaio con i tubini che andavano una volta non mi hanno mai emozionato particolarmente, e spesso le distinguo solo dal nome sul tubo. Ma è semplicemente gusto personale. Sulle misure e sulla comodità, secondo me oggi è persino più facile trovare una bici adatta al proprio corpo. Anni fa le bici da corsa erano progettate molto più “da corridore”: geometrie rigide, poche possibilità di regolazione e comfort che passava decisamente in secondo piano. Oggi, invece, ci sono molte più soluzioni per adattare la bici all’amatore medio, io e te compresi. Per quanto riguarda il cambio elettronico: no, non ti cambia la vita. Però qualche vantaggio reale ce l’ha. La regolazione dura praticamente per sempre, la cambiata è molto fluida e richiede pochissimo sforzo. Capisco perfettamente che non rientri nella tua idea di “necessità”, ma una prova senza pregiudizi la farei: magari non ti conquista, oppure sì. Capitolo freni: qui, personalmente, la differenza la sento parecchio. I dischi sono più modulabili, frenano meglio e affaticano meno le mani. C’è una discesa molto ripida vicino a casa mia: con i freni tradizionali arrivavo in fondo con le dita distrutte; con i dischi, sinceramente, è un’altra storia. Anche sulla manutenzione, secondo me spesso si ingigantisce il problema. Cambiare le pastiglie l’ho imparato abbastanza in fretta: non è niente di trascendentale. Alla fine molte cose moderne sembrano complicate finché non ci si mette le mani sopra una volta. Tutto sommato, è probabile che diventi persino piacevole occuparsi della manutenzione del mezzo: secondo me fa parte integrante della passione. E poi, secondo me, c’è anche un altro aspetto: ogni epoca ha avuto la sua innovazione che all’inizio sembrava inutile o quasi una bestemmia. Anche i cambi integrati, i comandi al manubrio o i pedali automatici, a loro tempo, sono stati guardati con sospetto. Poi però molte di quelle innovazioni sono semplicemente diventate normalità perché, alla prova dei fatti, funzionavano meglio. Secondo me il punto non è stabilire se il vintage sia “migliore” o “peggiore” del moderno. Sono semplicemente esperienze diverse. Però, per giudicare davvero certe evoluzioni, bisognerebbe provarle con mente aperta, senza partire già dall’idea che siano inutili solo perché nuove. [/QUOTE]
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