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Ciclocross stagione 2020-2021
Testo
<blockquote data-quote="Doppiomisto" data-source="post: 6879311" data-attributes="member: 54993"><p>Esprimo un paio di pensieri riguardo al mondo del cx e al momento storico che sta vivendo.</p><p></p><p>Punto 1 - Parliamoci chiaro, tutto questo hype che si è creato attorno movimento del cx è dato solo dal fatto che ci sono questi due fenomeni, che fanno i fenomeni anche su strada per cui sono "nomi conosciuti" anche dall'appassionato medio di ciclismo, che in un periodo in cui le "gare vere" sono ancora lontane giustamente si appassiona a queste sfide all'arma bianca. Non ci fossero loro due, tutti gli altri pur essendo fortissimi, difficilmente riuscirebbero a creare un minino di interesse al di fuori del ristretto gruppo di fedelissimi del cx. Escluso forse Pidcoock (famoso anche su strada seppur tra gli U23), tra il grande pubblico (Benelux escluso) gli Iserbyt, Sweeck, Aerts, Van der Haar, etc. sono degli emeriti sconosciuti. Quindi la "popolarità" di cui sta godendo il cx continuerà, e probabilmente crescerà fino a quando ci saranno MVDP e VWA a darsele di santa ragione. Finita la loro epoca il cx tornerà ad essere una specialità per superappassionati.</p><p></p><p>Punto 2 - Come Italia siamo lontani anni luce, non solo dai due fenomeni, ma anche da tutti gli altri. Investire (bisognerebbe capire poi che tipo di investimenti fare) in un specialità che ricordiamoci bene non è olimpica e difficilmente lo sarà mai, per colmare un gap enorme, forse scoraggia un po' anche i vertici della Federazione. A questo poi bisogna aggiungere il fatto che probabilmente in Italia manca un serbatoio dove attingere i campioni del futuro, il cx non è proprio la disciplina più "appetibile", le differenze emergono in maniera evidente e drammatica (in una corsa su strada puoi spesso arrivare nel gruppo dei primi stando coperto tutto il tempo, nel cx rischi di essere doppiato) e questo potrebbe essere scoraggiante per molti.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Doppiomisto, post: 6879311, member: 54993"] Esprimo un paio di pensieri riguardo al mondo del cx e al momento storico che sta vivendo. Punto 1 - Parliamoci chiaro, tutto questo hype che si è creato attorno movimento del cx è dato solo dal fatto che ci sono questi due fenomeni, che fanno i fenomeni anche su strada per cui sono "nomi conosciuti" anche dall'appassionato medio di ciclismo, che in un periodo in cui le "gare vere" sono ancora lontane giustamente si appassiona a queste sfide all'arma bianca. Non ci fossero loro due, tutti gli altri pur essendo fortissimi, difficilmente riuscirebbero a creare un minino di interesse al di fuori del ristretto gruppo di fedelissimi del cx. Escluso forse Pidcoock (famoso anche su strada seppur tra gli U23), tra il grande pubblico (Benelux escluso) gli Iserbyt, Sweeck, Aerts, Van der Haar, etc. sono degli emeriti sconosciuti. Quindi la "popolarità" di cui sta godendo il cx continuerà, e probabilmente crescerà fino a quando ci saranno MVDP e VWA a darsele di santa ragione. Finita la loro epoca il cx tornerà ad essere una specialità per superappassionati. Punto 2 - Come Italia siamo lontani anni luce, non solo dai due fenomeni, ma anche da tutti gli altri. Investire (bisognerebbe capire poi che tipo di investimenti fare) in un specialità che ricordiamoci bene non è olimpica e difficilmente lo sarà mai, per colmare un gap enorme, forse scoraggia un po' anche i vertici della Federazione. A questo poi bisogna aggiungere il fatto che probabilmente in Italia manca un serbatoio dove attingere i campioni del futuro, il cx non è proprio la disciplina più "appetibile", le differenze emergono in maniera evidente e drammatica (in una corsa su strada puoi spesso arrivare nel gruppo dei primi stando coperto tutto il tempo, nel cx rischi di essere doppiato) e questo potrebbe essere scoraggiante per molti. [/QUOTE]
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