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Ciclocross stagione 2022/3
Testo
<blockquote data-quote="bradipus" data-source="post: 7281461" data-attributes="member: 17208"><p>Sono d'accordo fino ad un certo punto... è vero che le gare di CdM sono troppe (io toglierei le due americane, ma credo che siano 'fortemente volute' dai grandi marchi USA), però è pur vero che un ritorno al passato porterebbe a fare del ciclocross uno sport quasi esclusivamente belga, non so con quali prospettive.</p><p>Poi, è giusto che i corridori vadano pagati, ma nella ben più importante attività su strada vengono pagati dai team, mica dagli organizzatori. Se questo non avviene nel ciclocross, è perché le squadre sono troppo piccole e belgiocentriche. Se vuoi una situazione come quella delle corse su strada, devi consentire agli sponsor più importanti di entrare (e non solo ai produttori di salse per patatine)... e quindi dentro Trek, Specialized, Cannondale e gli altri marchi 'globali' tipo Alpecin, che però vogliono le corse negli USA.</p><p>Insomma, è un cane che si morde la coda... ma la soluzione, a mio modesto parere, non è il ritorno al passato: il modello belgiocentrico può fare comodo agli organizzatori, ai corridori belgi di seconda fascia ed ai produttori di salsine, ma rimarrebbe un piccolo mondo antico, limitato ad un quadratino di cento chilometri di lato, non il massimo se pensiamo a cosa sono gli altri sport (ciclismo su strada compreso) e al relativo business nel resto del mondo.</p><p></p><p>Il ciclocross deve trovare un modello di business sostenibile economicamente ed in grado di sviluppare l'interesse per questa disciplina in tutto il mondo (o almeno in tutta Europa), altrimenti rischia tra vent'anni di diventare l'equivalente belga dell'hornuss... e magari ai belgi piacerebbe pure, così avrebbero sempre un campione del mondo da festeggiare!</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="bradipus, post: 7281461, member: 17208"] Sono d'accordo fino ad un certo punto... è vero che le gare di CdM sono troppe (io toglierei le due americane, ma credo che siano 'fortemente volute' dai grandi marchi USA), però è pur vero che un ritorno al passato porterebbe a fare del ciclocross uno sport quasi esclusivamente belga, non so con quali prospettive. Poi, è giusto che i corridori vadano pagati, ma nella ben più importante attività su strada vengono pagati dai team, mica dagli organizzatori. Se questo non avviene nel ciclocross, è perché le squadre sono troppo piccole e belgiocentriche. Se vuoi una situazione come quella delle corse su strada, devi consentire agli sponsor più importanti di entrare (e non solo ai produttori di salse per patatine)... e quindi dentro Trek, Specialized, Cannondale e gli altri marchi 'globali' tipo Alpecin, che però vogliono le corse negli USA. Insomma, è un cane che si morde la coda... ma la soluzione, a mio modesto parere, non è il ritorno al passato: il modello belgiocentrico può fare comodo agli organizzatori, ai corridori belgi di seconda fascia ed ai produttori di salsine, ma rimarrebbe un piccolo mondo antico, limitato ad un quadratino di cento chilometri di lato, non il massimo se pensiamo a cosa sono gli altri sport (ciclismo su strada compreso) e al relativo business nel resto del mondo. Il ciclocross deve trovare un modello di business sostenibile economicamente ed in grado di sviluppare l'interesse per questa disciplina in tutto il mondo (o almeno in tutta Europa), altrimenti rischia tra vent'anni di diventare l'equivalente belga dell'hornuss... e magari ai belgi piacerebbe pure, così avrebbero sempre un campione del mondo da festeggiare! [/QUOTE]
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