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<blockquote data-quote="Roberto Massa" data-source="post: 3394774" data-attributes="member: 20890"><p>il concetto di forza resistente è mutuato da riferimenti ad altre discipline e sport ma va rivisto in parte in ottica differente nel ciclismo.</p><p>Le componenti di forza in gioco in una azione di pedalata anche massimale (con riferimento a Vo2max) sono nell'ordine di picchi che raggiungono indicativamente un valore di ~2/3 della massa del soggetto (<a href="http://www.massarob.info/2011/09/test-pedivelle-gbsystem-con-wattbike.html" target="_blank">es grafico</a>, i plot sono in Newton) e 2x il valore di forza media applicata ad ogni 180° gradi di spinta.</p><p>Coordinazione (tecnica) e capacità di resistere a questi valori comunque non elevati di forza sono i fattori che creano una differenza nel risultato finale.</p><p>La componente Forza è una componente utile inversamente proporzionale al valore temporale dello sforzo, la componente di resistenza è tanto più importante in relazione all'aumento della durata dello sforzo.</p><p>Nell'azione di pedalata si compie però un'azione di coppia torcente (doppia se si analizza la spinta di singolo arto), in funzione quindi di una componente di velocità: l'adattamento fisiologico richiesto è il mantenimento di una determinata coppia torcente (quindi, non solo forza) <em>nel tempo</em>. </p><p>Atleti di elite raggiungono e mantengono valori di 6W/Kg in un ambito di lavoro massimale ma quasi completamente aerobico (tempi superiori, utilizzo prevalente fibre tipo 1 e 2a). Anche un amatore può raggiungere una tale espressione di lavoro ma come lavoro in un arco di tempo inferiore, la componente limitante di maggior rilevanza è la capacità di utilizzare ossigeno (Vo2max) e quindi mantenere un lavoro non di tipo misto ma quanto più possibile aerobico.</p><p></p><p>La differenza tra un atleta di elevato rango e uno di rango inferiore (escludendo specialità in cui la Forza è un fattore limitante, es tutte le specialità di velocità in pista) non è nè nella capacità di esprimere forza massimale, nè nell'esprimere un maggior lavoro aspecifico (es macchina in palestra) orientato su un lavoro di resistenza ma nell'efficienza ed efficacia di utilizzo aerobico (Vo2max). Non stupisce il fatto che tutti gli atleti di elite hanno elevati valori di Vo2max nettamente superiori alla norma. A parità di Vo2max prevale l'atleta più efficiente sotto tutti i livelli "inferiori" che influiscono la prestazione. </p><p></p><p>Prendo a prestito una metafora "motoristica" suggeritami dallo stesso Coggan (che riferendosi al ciclismo dice apertamente "<a href="http://forum.slowtwitch.com/forum/Slowtwitch_Forums_C1/Triathlon_Forum_F1/Its_an_aerobic_sport%2C_dammit!_P2672335" target="_blank">It's an aerobic sport, dammit</a>"): cercare di aumentare la forza in sè (esempio passare da un motore 4 cilindri ad un V8) senza adeguato incremento nelle capacità aerobiche ("carburatore") porta ad un disequilibrio nelle possibilità atleta. Senza contare il fatto che, se è un amatore e quindi non ha tempo illimitato per allenarsi, il "tuning" da 4 a 8 cilindri fa perdere tempo nell'adeguata modifica/miglioramento del "carburatore" stesso...</p><p></p><p>Accelerazioni in salita secondo le indicazioni di Friel ma con alcune modifiche mutuate da esperienza acquisita negli anni: <a href="http://www.joefrielsblog.com/2010/11/force-reps.html" target="_blank">http://www.joefrielsblog.com/2010/11/force-reps.html</a> , il limite temporale di lavoro è in ambito di potenza neuromuscolare o anaerobica perchè questo tipo di carico deve reclutare il più possibile tipologie di fibre 2 (a e b). Un ambito superiore di tempo va a reclutare tipologie di fibre 1 (aerobiche= capacità di lavoro, potenza NEL tempo) ma in questo ambito preferisco 1) lavori di coppia torcente 55-60 rpm in SST 2) ripetute Vo2max a rpm libera o superiore a quanto usata abitualmente per incrementare la resistenza al mantenimento di forze di picco e resistenza alla potenza ad intensità globale media di durata temporale superiore.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Roberto Massa, post: 3394774, member: 20890"] il concetto di forza resistente è mutuato da riferimenti ad altre discipline e sport ma va rivisto in parte in ottica differente nel ciclismo. Le componenti di forza in gioco in una azione di pedalata anche massimale (con riferimento a Vo2max) sono nell'ordine di picchi che raggiungono indicativamente un valore di ~2/3 della massa del soggetto ([URL="http://www.massarob.info/2011/09/test-pedivelle-gbsystem-con-wattbike.html"]es grafico[/URL], i plot sono in Newton) e 2x il valore di forza media applicata ad ogni 180° gradi di spinta. Coordinazione (tecnica) e capacità di resistere a questi valori comunque non elevati di forza sono i fattori che creano una differenza nel risultato finale. La componente Forza è una componente utile inversamente proporzionale al valore temporale dello sforzo, la componente di resistenza è tanto più importante in relazione all'aumento della durata dello sforzo. Nell'azione di pedalata si compie però un'azione di coppia torcente (doppia se si analizza la spinta di singolo arto), in funzione quindi di una componente di velocità: l'adattamento fisiologico richiesto è il mantenimento di una determinata coppia torcente (quindi, non solo forza) [I]nel tempo[/I]. Atleti di elite raggiungono e mantengono valori di 6W/Kg in un ambito di lavoro massimale ma quasi completamente aerobico (tempi superiori, utilizzo prevalente fibre tipo 1 e 2a). Anche un amatore può raggiungere una tale espressione di lavoro ma come lavoro in un arco di tempo inferiore, la componente limitante di maggior rilevanza è la capacità di utilizzare ossigeno (Vo2max) e quindi mantenere un lavoro non di tipo misto ma quanto più possibile aerobico. La differenza tra un atleta di elevato rango e uno di rango inferiore (escludendo specialità in cui la Forza è un fattore limitante, es tutte le specialità di velocità in pista) non è nè nella capacità di esprimere forza massimale, nè nell'esprimere un maggior lavoro aspecifico (es macchina in palestra) orientato su un lavoro di resistenza ma nell'efficienza ed efficacia di utilizzo aerobico (Vo2max). Non stupisce il fatto che tutti gli atleti di elite hanno elevati valori di Vo2max nettamente superiori alla norma. A parità di Vo2max prevale l'atleta più efficiente sotto tutti i livelli "inferiori" che influiscono la prestazione. Prendo a prestito una metafora "motoristica" suggeritami dallo stesso Coggan (che riferendosi al ciclismo dice apertamente "[URL="http://forum.slowtwitch.com/forum/Slowtwitch_Forums_C1/Triathlon_Forum_F1/Its_an_aerobic_sport%2C_dammit!_P2672335"]It's an aerobic sport, dammit[/URL]"): cercare di aumentare la forza in sè (esempio passare da un motore 4 cilindri ad un V8) senza adeguato incremento nelle capacità aerobiche ("carburatore") porta ad un disequilibrio nelle possibilità atleta. Senza contare il fatto che, se è un amatore e quindi non ha tempo illimitato per allenarsi, il "tuning" da 4 a 8 cilindri fa perdere tempo nell'adeguata modifica/miglioramento del "carburatore" stesso... Accelerazioni in salita secondo le indicazioni di Friel ma con alcune modifiche mutuate da esperienza acquisita negli anni: [url]http://www.joefrielsblog.com/2010/11/force-reps.html[/url] , il limite temporale di lavoro è in ambito di potenza neuromuscolare o anaerobica perchè questo tipo di carico deve reclutare il più possibile tipologie di fibre 2 (a e b). Un ambito superiore di tempo va a reclutare tipologie di fibre 1 (aerobiche= capacità di lavoro, potenza NEL tempo) ma in questo ambito preferisco 1) lavori di coppia torcente 55-60 rpm in SST 2) ripetute Vo2max a rpm libera o superiore a quanto usata abitualmente per incrementare la resistenza al mantenimento di forze di picco e resistenza alla potenza ad intensità globale media di durata temporale superiore. [/QUOTE]
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