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<blockquote data-quote="canserbero" data-source="post: 7397917" data-attributes="member: 107540"><p>È da un po’ di tempo che il microciclo è di tipo 3-1-2-1 (gli “1” sono i giorni di scarico) quindi le sedute più lunghe sono tendenzialmente quelle successive al giorno di scarico e sono anche quelle che hanno qualità. Nella sessioni successive a quella lunga/qualità aggiusto il tiro dell’intensità e/o lunghezza con l’intento di arrivare al monte Kj settimanale e di non finirmi <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_biggrin.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":-)xxxx" title="Icon Biggrin :-)xxxx" data-shortname=":-)xxxx" /> </p><p>Comunque, tornado al tuo primo intervento il lungo lo reputo utile nel lungo periodo per lavorare in termini di efficienza (meccanica e non). Poi quanto lungo dipende sempre dagli obiettivi (e ovviamente dal tempo a disposizione), ma restando in eventi ampiamente aerobici, allora non li trovo necessariamente una perdita di tempo; il tuo ragionamento fila, ma è più indirizzato, almeno per come la vedo io, ad una ricerca dell’ottimizzazione.</p><p> </p><p></p><p>Sì certo ho il sensore, altrimenti sarebbe equivalente a dire parole al vento, visto la soggettività che c’è nella percezione del caldo (e che non necessariamente coincide con una temperatura interna alta).</p><p></p><p>sono completamente d’accordo con quanto evidenziato. Al momento la frustrazione maggiore è avere la sensazione di non avere una strategia decente ed integrabile nel piano di allenamento per avere degli adattamenti utili; magari gli adattamenti ci sono stati è un possibile problema è che disattendono le mie aspettative.</p><p></p><p>Come considerazione generale, quella di integrare lo heat training nel piano di allenamento - da si poi più o meno priorità a seconda delle necessità - prende le mosse dal più basilare dei principi dell’allenamento: costruire e mantenere. La tendenza attuale sembra invece essere quella di costruire quando si avvicina o c’è la necessità, mantenere quel poco che basta e poi abbandonare del tutto; e questo viola quel principio esposto sopra che dovrebbe essere fondamentale.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="canserbero, post: 7397917, member: 107540"] È da un po’ di tempo che il microciclo è di tipo 3-1-2-1 (gli “1” sono i giorni di scarico) quindi le sedute più lunghe sono tendenzialmente quelle successive al giorno di scarico e sono anche quelle che hanno qualità. Nella sessioni successive a quella lunga/qualità aggiusto il tiro dell’intensità e/o lunghezza con l’intento di arrivare al monte Kj settimanale e di non finirmi :-)xxxx Comunque, tornado al tuo primo intervento il lungo lo reputo utile nel lungo periodo per lavorare in termini di efficienza (meccanica e non). Poi quanto lungo dipende sempre dagli obiettivi (e ovviamente dal tempo a disposizione), ma restando in eventi ampiamente aerobici, allora non li trovo necessariamente una perdita di tempo; il tuo ragionamento fila, ma è più indirizzato, almeno per come la vedo io, ad una ricerca dell’ottimizzazione. Sì certo ho il sensore, altrimenti sarebbe equivalente a dire parole al vento, visto la soggettività che c’è nella percezione del caldo (e che non necessariamente coincide con una temperatura interna alta). sono completamente d’accordo con quanto evidenziato. Al momento la frustrazione maggiore è avere la sensazione di non avere una strategia decente ed integrabile nel piano di allenamento per avere degli adattamenti utili; magari gli adattamenti ci sono stati è un possibile problema è che disattendono le mie aspettative. Come considerazione generale, quella di integrare lo heat training nel piano di allenamento - da si poi più o meno priorità a seconda delle necessità - prende le mosse dal più basilare dei principi dell’allenamento: costruire e mantenere. La tendenza attuale sembra invece essere quella di costruire quando si avvicina o c’è la necessità, mantenere quel poco che basta e poi abbandonare del tutto; e questo viola quel principio esposto sopra che dovrebbe essere fondamentale. [/QUOTE]
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