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Testo
<blockquote data-quote="menez" data-source="post: 2050056" data-attributes="member: 16235"><p>ebbene si lo ammetto sono un fautore della palestra.</p><p>a me non interessa la tipologia di sport, infatti se scorro a mente gli atleti che ho preparato per competizioni dal campionato provinciale alle olimpiadi, devo dire che sono molti, figurarsi poi se in mezzo a questi, dal rugby al sincronizzato alla maratona e via così, c'è anche la danza classica..............ripeto sono fautore dell'allenamento con sovraccarichi e di tutto quanto ruota attorno alla Forza espressa dall'uomo nel gesto e alle tipologie di intervento necessarie e specificatamente studiate per migliorare il complesso prestativo.</p><p>ecco perchè non mi pongo alcun problema nel valutare un ciclista e le sue carenze nel passo in pianura, in salita, negli sprint e via così, perchè sono sempre e comunque riconducibili ad una carenza di forza.</p><p>La carenza di studi e le varie questioni sollevate dai preparatori, rendono oltremodo a tutt'oggi carente l'approccio ad una preparazione moderna e mirata per il ciclista.</p><p>questione di mentalità, domani saremo qui a domandarci se è utile o meno inserire delle serie "pumping" sulle gambe in base agli ultimi studi sulle fibre resistenti, ma ad oggi siamo ancora molto lontani.</p><p>mi sembra che coniugare forza a evento ciclico e resistente sia ancora tabù.</p><p>molti anni or sono mi si presentò una maratoneta, la campionessa italiana amatori dell'anno, la quale, su indicazione di Pizzolato,avrebbe dovuto migliorare la "forza" sulla spinta attraverso un potenziamento mirato in palestra.</p><p>Preparando poi alcuni nuotatori fondisti, anni or sono, si studiarono proprio gli interventi di forza nellla bracciata e in collaborazione con alcuni colleghi si cercò di specificare al meglio la programmazione di intervento per la forza nelle sue espressioni nello sviluppo di una gara di 5km: iniziale o innesco, mantenimento nella fase centrale, fase ultimi 1000mt, fase di impegno massimale nei 150 mt finali.</p><p>con questa "topografia" della variazione dell'impegno di forza nello sviluppo della gara e in stretto e continuo rapporto con l'efficienza metabolica (si parla di fibre impegnate), si studia il valore della forza nella complessità della prestazione.</p><p>così è per il ciclista, occorre valutare la complessità prestativa.</p><p>in questo modo le oscillazioni dei valori di forza diventano interessanti e macroscopici, specificità e aspecificità devono essere quindi posti si in relazione, ma l'aspecificità deve essere quanto mai più aderente alla specificità.</p><p>in definitiva il lavoro da svolgersi deve essere non sul wattaggio o potenza, ma sul significato metabolico dell'intervento, ovvero sulla tipologia di fibre impegnate e di valutandone l'efficienza individuale, un lavoro interessante e molto complesso.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="menez, post: 2050056, member: 16235"] ebbene si lo ammetto sono un fautore della palestra. a me non interessa la tipologia di sport, infatti se scorro a mente gli atleti che ho preparato per competizioni dal campionato provinciale alle olimpiadi, devo dire che sono molti, figurarsi poi se in mezzo a questi, dal rugby al sincronizzato alla maratona e via così, c'è anche la danza classica..............ripeto sono fautore dell'allenamento con sovraccarichi e di tutto quanto ruota attorno alla Forza espressa dall'uomo nel gesto e alle tipologie di intervento necessarie e specificatamente studiate per migliorare il complesso prestativo. ecco perchè non mi pongo alcun problema nel valutare un ciclista e le sue carenze nel passo in pianura, in salita, negli sprint e via così, perchè sono sempre e comunque riconducibili ad una carenza di forza. La carenza di studi e le varie questioni sollevate dai preparatori, rendono oltremodo a tutt'oggi carente l'approccio ad una preparazione moderna e mirata per il ciclista. questione di mentalità, domani saremo qui a domandarci se è utile o meno inserire delle serie "pumping" sulle gambe in base agli ultimi studi sulle fibre resistenti, ma ad oggi siamo ancora molto lontani. mi sembra che coniugare forza a evento ciclico e resistente sia ancora tabù. molti anni or sono mi si presentò una maratoneta, la campionessa italiana amatori dell'anno, la quale, su indicazione di Pizzolato,avrebbe dovuto migliorare la "forza" sulla spinta attraverso un potenziamento mirato in palestra. Preparando poi alcuni nuotatori fondisti, anni or sono, si studiarono proprio gli interventi di forza nellla bracciata e in collaborazione con alcuni colleghi si cercò di specificare al meglio la programmazione di intervento per la forza nelle sue espressioni nello sviluppo di una gara di 5km: iniziale o innesco, mantenimento nella fase centrale, fase ultimi 1000mt, fase di impegno massimale nei 150 mt finali. con questa "topografia" della variazione dell'impegno di forza nello sviluppo della gara e in stretto e continuo rapporto con l'efficienza metabolica (si parla di fibre impegnate), si studia il valore della forza nella complessità della prestazione. così è per il ciclista, occorre valutare la complessità prestativa. in questo modo le oscillazioni dei valori di forza diventano interessanti e macroscopici, specificità e aspecificità devono essere quindi posti si in relazione, ma l'aspecificità deve essere quanto mai più aderente alla specificità. in definitiva il lavoro da svolgersi deve essere non sul wattaggio o potenza, ma sul significato metabolico dell'intervento, ovvero sulla tipologia di fibre impegnate e di valutandone l'efficienza individuale, un lavoro interessante e molto complesso. [/QUOTE]
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