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Metodologie di allenamento
FONDO MEDIO
Testo
<blockquote data-quote="all_i_need_is_bike" data-source="post: 1437268" data-attributes="member: 5183"><p>La prendo un po' alla larga... così mi spiego meglio.</p><p> </p><p>La valutazione dell'intensità di un allenamento viene spesso valutata in termini di TRIMP (TRaining IMPulse) che, nella sua definizione più semplificata, si valuta come prodotto fra una valutazione soggettiva dello sforzo (tipo l'RPE, Rate of Perceived Exertion) e la durata dello sforzo. Evidentemente tale definizione implica la cumulabilità degli effetti per la stima del carico allenante complessivo (sommando sia gli intervalli a parità di livello di sforzo, sia i contribuiti dei differenti livelli di sforzo).</p><p>Che poi un intervallo lungo sia più <strong>specifico</strong> di una serie di intervalli, questo è altamente probabile: il fatto che abbia maggiore specificità non implica peraltro che sia la miglior tipologia di esercizio in ogni fase della preparazione (concetto valido in particolare per esercitazioni di intensità elevata).</p><p>A favore di questo concetto alcuni propongono per il ciclismo il seguente approccio derivante dall'atletica (Thibault, di cui avevo già accennato ma che non aveva riscosso interesse <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/party.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":-x" title="Party :-x" data-shortname=":-x" />). Tanti intervalli più brevi dovrebbero essere caratteristici della prima fase di preparazione ("quantità", prima parte della preparazione), mentre un minor numero di intervalli più lunghi (ma di durata complessiva inferiore) dovrebbero essere più adatti ad una fase avanzata della preparazione ("qualità").</p><p>Praticamente l'atleta prima si abitua ad un certo volume di lavoro ad una certa intensità, poi impara a mantenere (senza recuperi intermedi) questa alta intensità per un periodo di tempo crescente, secondo quanto richiesto dalle situazioni di gara (da cui i concetti di specificità e di ottimizzazione dell'allenamento).</p><p> </p><p>Peraltro, a favore della tesi dell'equivalenza del carico di allenamento fra molti intervalli più brevi e pochi intervalli più lunghi (per una opportuna combinazione di durata dell'intervallo e numero di intervalli), operano le risultanze del lavoro già citato: i diagrammi introdotti ed utilizzati per gestire le sessioni di allenamento sono costruiti in modo tale che la sensazione generale di fatica sia la stessa per le differenti sessioni (ci si muove lungo le curva variando numero di ripetizioni e durata della ripetizione, che sono dunque reciprocamente correlati).</p><p> </p><p>Personalmente, secondo questo approccio proverò a gestire gli allenamenti ad intensità pari o superiore al fondo medio, fatte salve le periodiche uscite "libere" tipo quella svolta ieri. <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/wacko.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":wacko:" title="Wacko :wacko:" data-shortname=":wacko:" /><img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/beer.gif" class="smilie" loading="lazy" alt="o-o" title="Beer o-o" data-shortname="o-o" /></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="all_i_need_is_bike, post: 1437268, member: 5183"] La prendo un po' alla larga... così mi spiego meglio. La valutazione dell'intensità di un allenamento viene spesso valutata in termini di TRIMP (TRaining IMPulse) che, nella sua definizione più semplificata, si valuta come prodotto fra una valutazione soggettiva dello sforzo (tipo l'RPE, Rate of Perceived Exertion) e la durata dello sforzo. Evidentemente tale definizione implica la cumulabilità degli effetti per la stima del carico allenante complessivo (sommando sia gli intervalli a parità di livello di sforzo, sia i contribuiti dei differenti livelli di sforzo). Che poi un intervallo lungo sia più [B]specifico[/B] di una serie di intervalli, questo è altamente probabile: il fatto che abbia maggiore specificità non implica peraltro che sia la miglior tipologia di esercizio in ogni fase della preparazione (concetto valido in particolare per esercitazioni di intensità elevata). A favore di questo concetto alcuni propongono per il ciclismo il seguente approccio derivante dall'atletica (Thibault, di cui avevo già accennato ma che non aveva riscosso interesse :-x). Tanti intervalli più brevi dovrebbero essere caratteristici della prima fase di preparazione ("quantità", prima parte della preparazione), mentre un minor numero di intervalli più lunghi (ma di durata complessiva inferiore) dovrebbero essere più adatti ad una fase avanzata della preparazione ("qualità"). Praticamente l'atleta prima si abitua ad un certo volume di lavoro ad una certa intensità, poi impara a mantenere (senza recuperi intermedi) questa alta intensità per un periodo di tempo crescente, secondo quanto richiesto dalle situazioni di gara (da cui i concetti di specificità e di ottimizzazione dell'allenamento). Peraltro, a favore della tesi dell'equivalenza del carico di allenamento fra molti intervalli più brevi e pochi intervalli più lunghi (per una opportuna combinazione di durata dell'intervallo e numero di intervalli), operano le risultanze del lavoro già citato: i diagrammi introdotti ed utilizzati per gestire le sessioni di allenamento sono costruiti in modo tale che la sensazione generale di fatica sia la stessa per le differenti sessioni (ci si muove lungo le curva variando numero di ripetizioni e durata della ripetizione, che sono dunque reciprocamente correlati). Personalmente, secondo questo approccio proverò a gestire gli allenamenti ad intensità pari o superiore al fondo medio, fatte salve le periodiche uscite "libere" tipo quella svolta ieri. :wacko:o-o [/QUOTE]
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