Ciao a tutti!..
Non trovate che, nelle risorse che si possono trovare in rete, con troppa disinvoltura si propongano i due modi per calcolare le target zone cardiache (ossia quella basata unicamente sulla frequenza massima e quella basata sulla frequenza residuale)?
Seppur varie fonti sottolineino che il secondo modo è consigliato per chi è più allenato, spesso i due modi vengono proposti come pressochè equivalenti, come se le differenze tra i valori calcolati nei due modi fossero sempre poco rilveanti.
Invece più la fequenza residuale è piccola rispetto a quella massima (quindi più la frequenza a riposo è alta e più quella massima è bassa) e più i valori calcolati nei due modi sono distanti tra loro.
Prendiamo ad esempio un soggetto che avesse una frequenza minima di 70 ed una massima di 170 (possibilissimo per un circa 55enne sedentario. Notare che si tratta quindi di un caso non così limite).
Continuando l'esempio collocandoci al 60% (quota che più fonti presentano come minima per ottenere benefici a livello di dimagrimento) nei due modi: nel primo modo la frequenza risultante sarebbe 85 bpm mentre nel secondo modo si otterrebbe 120 bpm. Ben 35 bpm di differenza! Un'enormità!
Su target più elevati le differenze si riducono linearmente ma all'80% resta una discrepanza di 14 bpm, comunque decisamente grande!
Non trovate che, nelle risorse che si possono trovare in rete, con troppa disinvoltura si propongano i due modi per calcolare le target zone cardiache (ossia quella basata unicamente sulla frequenza massima e quella basata sulla frequenza residuale)?
Seppur varie fonti sottolineino che il secondo modo è consigliato per chi è più allenato, spesso i due modi vengono proposti come pressochè equivalenti, come se le differenze tra i valori calcolati nei due modi fossero sempre poco rilveanti.
Invece più la fequenza residuale è piccola rispetto a quella massima (quindi più la frequenza a riposo è alta e più quella massima è bassa) e più i valori calcolati nei due modi sono distanti tra loro.
Prendiamo ad esempio un soggetto che avesse una frequenza minima di 70 ed una massima di 170 (possibilissimo per un circa 55enne sedentario. Notare che si tratta quindi di un caso non così limite).
Continuando l'esempio collocandoci al 60% (quota che più fonti presentano come minima per ottenere benefici a livello di dimagrimento) nei due modi: nel primo modo la frequenza risultante sarebbe 85 bpm mentre nel secondo modo si otterrebbe 120 bpm. Ben 35 bpm di differenza! Un'enormità!
Su target più elevati le differenze si riducono linearmente ma all'80% resta una discrepanza di 14 bpm, comunque decisamente grande!
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