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Giro d'Italia 2015
Testo
<blockquote data-quote="Jello" data-source="post: 4865736" data-attributes="member: 61624"><p>Non sai quante volte me la sono posta anche io, questa domanda, dopo aver visto più di una tappa del Tour dal vivo.</p><p>A saperci rispondere, saremmo in grado di risolvere la metà dei problemi di questo paese.</p><p>Comunque, secondo me, è in primis una questione di cultura.</p><p>Conosco abbastanza bene i Francesi, li apprezzo molto; il che non significa necessariamente che li ritenga più bravi degli Italiani. Ma riconosco loro una qualità che noi Italiani non abbiamo: sanno valorizzare al meglio tutto quello che hanno, che per inciso è anche tanto.</p><p>Noi diamo troppe cose per scontate: continuiamo a gloriarci delle nostre splendide città, del nostro clima, dei nostri paesaggi, ma ormai ci siamo dimenticati che tutto questo deve essere tutelato, valorizzato, migliorato. Ci siamo seduti sugli allori, e abbiamo trascurato il nostro patrimonio, anche quello sportivo, costituito dal Giro.</p><p>Così, mentre tra gli anni '70 e gli anni '80 i Francesi hanno capito che dovevano far crescere il Tour, perché diventasse la corsa numero uno in un ciclismo sempre più mondializzato, in cui iniziavano a farsi vedere Americani, Australiani e Canadesi, noi, facendo seguito alla nostra ancestrale abitudine di dividerci in guelfi e ghibellini, ci occupavamo solo della rivalità Moser-Saronni.</p><p>Mentre gli altri crescevano, noi rimanevamo al palo, e manco ci accorgevamo di quello che succedeva attorno a noi. Così, negli anni '90, un bel giorno ci siamo svegliati e ci siamo accorti che il Tour era diventato qualcosa d'altro rispetto al Giro. Troppo tardi.</p><p>Negli ultimi anni, il Giro, secondo me, non ha fatto altro che rincorrere il Tour, cercando continuamente salite impervie, spesso poco più che mulattiere, ed arrivi improbabili, al solo scopo di distinguersi dalla Grande Boucle. Il che non è sempre un male, quando si tratta di valorizzare quello che di buono si ha: ma bisognerebbe puntare anche sulla tradizione, senza snaturare la corsa con arrivi dalla logistica impossibile, che stressano, non solo gli addetti ai lavori, ma pure i corridori. Anche loro badano a certe cose. E se gli si continua a proporre percorsi iper-impegnativi, magari anche un po' pericolosi, e con trasferimenti stressanti, ci credo che finiscano col disertare il Giro, già più povero economicamente rispetto al Tour, o ad abbandonarlo dopo pochi giorni di corsa.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Jello, post: 4865736, member: 61624"] Non sai quante volte me la sono posta anche io, questa domanda, dopo aver visto più di una tappa del Tour dal vivo. A saperci rispondere, saremmo in grado di risolvere la metà dei problemi di questo paese. Comunque, secondo me, è in primis una questione di cultura. Conosco abbastanza bene i Francesi, li apprezzo molto; il che non significa necessariamente che li ritenga più bravi degli Italiani. Ma riconosco loro una qualità che noi Italiani non abbiamo: sanno valorizzare al meglio tutto quello che hanno, che per inciso è anche tanto. Noi diamo troppe cose per scontate: continuiamo a gloriarci delle nostre splendide città, del nostro clima, dei nostri paesaggi, ma ormai ci siamo dimenticati che tutto questo deve essere tutelato, valorizzato, migliorato. Ci siamo seduti sugli allori, e abbiamo trascurato il nostro patrimonio, anche quello sportivo, costituito dal Giro. Così, mentre tra gli anni '70 e gli anni '80 i Francesi hanno capito che dovevano far crescere il Tour, perché diventasse la corsa numero uno in un ciclismo sempre più mondializzato, in cui iniziavano a farsi vedere Americani, Australiani e Canadesi, noi, facendo seguito alla nostra ancestrale abitudine di dividerci in guelfi e ghibellini, ci occupavamo solo della rivalità Moser-Saronni. Mentre gli altri crescevano, noi rimanevamo al palo, e manco ci accorgevamo di quello che succedeva attorno a noi. Così, negli anni '90, un bel giorno ci siamo svegliati e ci siamo accorti che il Tour era diventato qualcosa d'altro rispetto al Giro. Troppo tardi. Negli ultimi anni, il Giro, secondo me, non ha fatto altro che rincorrere il Tour, cercando continuamente salite impervie, spesso poco più che mulattiere, ed arrivi improbabili, al solo scopo di distinguersi dalla Grande Boucle. Il che non è sempre un male, quando si tratta di valorizzare quello che di buono si ha: ma bisognerebbe puntare anche sulla tradizione, senza snaturare la corsa con arrivi dalla logistica impossibile, che stressano, non solo gli addetti ai lavori, ma pure i corridori. Anche loro badano a certe cose. E se gli si continua a proporre percorsi iper-impegnativi, magari anche un po' pericolosi, e con trasferimenti stressanti, ci credo che finiscano col disertare il Giro, già più povero economicamente rispetto al Tour, o ad abbandonarlo dopo pochi giorni di corsa. [/QUOTE]
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