Cerca
Cerca solo tra i titoli
Da:
Cerca solo tra i titoli
Da:
Menu
Home
Forum
Nuovi Messaggi
Cerca...
Iscritti
Visitatori online
Novità
Nuovi Messaggi
Nuovi media
Nuovi commenti media
Ultime Attività
Nuove inserzioni nel mercatino
Nuovi commenti nel mercatino
Mercatino
Nuove inserzioni
Nuovi commenti
Latest reviews
Cerca nel mercatino
Feedback
Guarda le statistiche
Training Camp
Pianificazione
MTB
Media
Nuovi media
Nuovi commenti
Cerca media
EBIKE
Accedi
Registrati
Cerca
Cerca solo tra i titoli
Da:
Cerca solo tra i titoli
Da:
Nuovi Messaggi
Cerca...
Iscritti
Visitatori online
Menu
Install the app
Installa
Rispondi alla discussione
JavaScript è disabilitato. Per una migliore esperienza di navigazione attivalo nel tuo programma o nella tua app per navigare prima di procedere.
Stai usando un browser molto obsoleto. Puoi incorrere in problemi di visualizzazione di questo e altri siti oltre che in problemi di sicurezza. .
Dovresti aggiornarlo oppure
usarne uno alternativo, moderno e sicuro
.
Home
Forum
Allenamento
Metodologie di allenamento
La durata ideale delle SFR
Testo
<blockquote data-quote="ciclotrainer" data-source="post: 980555" data-attributes="member: 7309"><p>Stavo rilegendo un topic sull'argomento SFR sempre in evidenza, scritto da Folinhouse, riprendo i passaggi principali per aprire una discussione.</p><p> </p><p>Torniamo alle variazioni sul tema delle sfr. L'esecuzione agile per esempio...</p><p></p><p>Nel corso degli anni, alcuni allenatori hanno proposto ai loro atleti le sfr a cadenza più elevata, intorno alle 50/60 rpm, in ossequio a un osannato (quanto per certi versi discutibile) principio che governa l'allenamento della forza anaerobica, in base al quale il miglioramento della forza nei movimenti da compiere a determinate velocità si oterrebbe solo esercitandosi a compiere il gesto a tali velocità: in base a questo principio, dunque, allenarsi per migliorare la forza a quaranta rpm non produrrebbe un miglioramento della forza a 80/100 rpm tipiche della gestualità del corridore, a causa dell'eccessiva differenza nella velocità di contarzione muscolare che caratterizza questi due tipi di movimento.</p><p> </p><p>l ragionamento sembra filare in effetti, dov'è l'errore?</p><p></p><p>Senza entrare nel merito di questo principio, obietto comunque che esso è riferito a un tipo di forza, quella anaerobica, che come abbiamo visto non è basato sugli stessi presupposti (e sugli stessi fattori limitanti) che caratterizzano la forza aerobica: dunque è un principio che non ha alcun senso trasferire alla metodologia applicativa della stimolazione di quest'ultima. L'esecuzione di sfr a 50/60 rpm può comunque essere molto allenante. Va però notato che essa avviene solitamente con il raggiungimento di intensità metaboliche superiori al 90 % della Fcmax: in simili condizioni la combinazione tra caratteristiche /di intensità e durata ciclica) delle tensioni muscolari e condizioni metaboliche dei tessuti impegnati nell'esercizio rappresentà però un cocktail in gardo di generare abbastanza facilmente danni muscolari di origine metabolica a livello cellulare, secondo la cascata di eventi metabolici tipica di alcune forme del cosidetto dolore muscolare tardivo(o doms)</p><p> </p><p>Hai introdotto un tema importante. Quello dei problemi che potrebbe far insorgere un'esecuzione scorretta delle sfr, per quanto riguarda sia ciclisti di mestiere sia amatori. Mi riferisco anche a rapporti troppo duri, recuperi troppo brevi e pendenze eccessive. ci sono evidenze scentifiche a riguardo?</p><p></p><p>Il ciclista può sviluppare una determinata potenza con rpm ottimali, oppure riducendo volutamente queste cadenze. Anche se riduce eccessivamente la cadenza, il dispendio energetico non aumenta in maniera significativa, a parità di potenza sviluppata (cioè a parità di velocità alla quale sta procedendo). L'apparato cardiocircolatorio modifica un poco le sua attività, ma a livello centrale la capacità di rifornire l'organismo di ossigeno non subisce variazioni tali da far salire più rapidamente il livello centrale della fatica. In queste condizioni, però, le tensioni muscolari sono molto più elevate e gli scambi tissutali non avvengono in maniera ottimale: il livello periferico della fatica (la quale, va ricordato, è un fondamentale sistema di regolazione dell'organismo) può essere supportato per tepi relativamente lunghi in queste condizioni, proprio perchè non è associato all'altra fatica, quella centrale.</p><p> </p><p>E quali sono le conseguenze?</p><p></p><p>Che il soggetto è in grado di protrarre per un maggior tempo un esercizio che a livello periferico, muscolare, sta alterando eccessivamente gli equilibri fisiologici e biochimici, arrivando ad innescare in alcune situazioni una cascata di eventi che possono portare al vero e proprio danneggiamento della struttura muscolare stessa: il classico mal di gambe.</p><p>Analogamente ciò può verificarsi quando i recuperi sono troppo brevi. nelle sfr svolte ad intensità elevata, come alla soglia, l'aumento del turn-over di lattato si somma agli stimoli indotti dalla lunga contarzione muscolare a ogni pedalata, accentuando sensibilmente le alterazioni metaboliche a livello muscolare. Se il soggetto non è adeguatamente allenato per sostenere il lavoro che sta affrontando, ciò comporta più facilmente il superamento di quel limite, difficilmente definibile, tra situazione in cui l'organismo è in grado di organizzare una risposta adattativa (allenante) e situazione nella quale non è in grado di farlo, e di conseguenza si instaurano fenomeni degenerativi...In generale, gli eventi descritti portano a quel mal di gambe che costituisce un importante segnale della fatica periferica del ciclista: le complesse interrelazioni tra il centro e la peirferia dell'organismo fanno si che, se il segnale viene ignorato, insorgano fenomeni di sovrallenamento transitorio o di sovrallenamento propriamente detto.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="ciclotrainer, post: 980555, member: 7309"] Stavo rilegendo un topic sull'argomento SFR sempre in evidenza, scritto da Folinhouse, riprendo i passaggi principali per aprire una discussione. Torniamo alle variazioni sul tema delle sfr. L'esecuzione agile per esempio... Nel corso degli anni, alcuni allenatori hanno proposto ai loro atleti le sfr a cadenza più elevata, intorno alle 50/60 rpm, in ossequio a un osannato (quanto per certi versi discutibile) principio che governa l'allenamento della forza anaerobica, in base al quale il miglioramento della forza nei movimenti da compiere a determinate velocità si oterrebbe solo esercitandosi a compiere il gesto a tali velocità: in base a questo principio, dunque, allenarsi per migliorare la forza a quaranta rpm non produrrebbe un miglioramento della forza a 80/100 rpm tipiche della gestualità del corridore, a causa dell'eccessiva differenza nella velocità di contarzione muscolare che caratterizza questi due tipi di movimento. l ragionamento sembra filare in effetti, dov'è l'errore? Senza entrare nel merito di questo principio, obietto comunque che esso è riferito a un tipo di forza, quella anaerobica, che come abbiamo visto non è basato sugli stessi presupposti (e sugli stessi fattori limitanti) che caratterizzano la forza aerobica: dunque è un principio che non ha alcun senso trasferire alla metodologia applicativa della stimolazione di quest'ultima. L'esecuzione di sfr a 50/60 rpm può comunque essere molto allenante. Va però notato che essa avviene solitamente con il raggiungimento di intensità metaboliche superiori al 90 % della Fcmax: in simili condizioni la combinazione tra caratteristiche /di intensità e durata ciclica) delle tensioni muscolari e condizioni metaboliche dei tessuti impegnati nell'esercizio rappresentà però un cocktail in gardo di generare abbastanza facilmente danni muscolari di origine metabolica a livello cellulare, secondo la cascata di eventi metabolici tipica di alcune forme del cosidetto dolore muscolare tardivo(o doms) Hai introdotto un tema importante. Quello dei problemi che potrebbe far insorgere un'esecuzione scorretta delle sfr, per quanto riguarda sia ciclisti di mestiere sia amatori. Mi riferisco anche a rapporti troppo duri, recuperi troppo brevi e pendenze eccessive. ci sono evidenze scentifiche a riguardo? Il ciclista può sviluppare una determinata potenza con rpm ottimali, oppure riducendo volutamente queste cadenze. Anche se riduce eccessivamente la cadenza, il dispendio energetico non aumenta in maniera significativa, a parità di potenza sviluppata (cioè a parità di velocità alla quale sta procedendo). L'apparato cardiocircolatorio modifica un poco le sua attività, ma a livello centrale la capacità di rifornire l'organismo di ossigeno non subisce variazioni tali da far salire più rapidamente il livello centrale della fatica. In queste condizioni, però, le tensioni muscolari sono molto più elevate e gli scambi tissutali non avvengono in maniera ottimale: il livello periferico della fatica (la quale, va ricordato, è un fondamentale sistema di regolazione dell'organismo) può essere supportato per tepi relativamente lunghi in queste condizioni, proprio perchè non è associato all'altra fatica, quella centrale. E quali sono le conseguenze? Che il soggetto è in grado di protrarre per un maggior tempo un esercizio che a livello periferico, muscolare, sta alterando eccessivamente gli equilibri fisiologici e biochimici, arrivando ad innescare in alcune situazioni una cascata di eventi che possono portare al vero e proprio danneggiamento della struttura muscolare stessa: il classico mal di gambe. Analogamente ciò può verificarsi quando i recuperi sono troppo brevi. nelle sfr svolte ad intensità elevata, come alla soglia, l'aumento del turn-over di lattato si somma agli stimoli indotti dalla lunga contarzione muscolare a ogni pedalata, accentuando sensibilmente le alterazioni metaboliche a livello muscolare. Se il soggetto non è adeguatamente allenato per sostenere il lavoro che sta affrontando, ciò comporta più facilmente il superamento di quel limite, difficilmente definibile, tra situazione in cui l'organismo è in grado di organizzare una risposta adattativa (allenante) e situazione nella quale non è in grado di farlo, e di conseguenza si instaurano fenomeni degenerativi...In generale, gli eventi descritti portano a quel mal di gambe che costituisce un importante segnale della fatica periferica del ciclista: le complesse interrelazioni tra il centro e la peirferia dell'organismo fanno si che, se il segnale viene ignorato, insorgano fenomeni di sovrallenamento transitorio o di sovrallenamento propriamente detto. [/QUOTE]
Riporta citazioni...
Verifica Anti SPAM
Invia risposta
Home
Forum
Allenamento
Metodologie di allenamento
La durata ideale delle SFR
Alto
Basso