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Allenamento
Metodologie di allenamento
La mente e l'epigenetica
Testo
<blockquote data-quote="Ser pecora" data-source="post: 1765092" data-attributes="member: 1850"><p>Mah, anche io mi ritrovo poco in quello che dice cipitoz. Più che di "istinto" parlerei di "carattere": il carattere é sicuramente formato e rafforzato in parte dagli eventi della vita e dall'educazione, ma c'é una "tendenza naturale" propria di ogni persona secondo me.</p><p>Ad esempio le persone melanconiche, timide ed insicure possono sicuramente trarre dei benefici in termini di "sicurezza" se spronate nel modo giusto ed inserite in un certo ambiente (con qualche limite, qualcuno "si spezza" e basta), ma appena manca lo stimolo si ritorna quello che si é.</p><p></p><p>E' per questo che secondo me l'idea di "allenamento" deve essere omnicomprensiva. Non si tratta di ripetute ed sfr, ma di disciplina interiore. Una disciplina che non dovrebbe avere "zone franche". In fondo il senso della parola "dieta" in greco mi pare essere questo.</p><p></p><p>La mia personale opinione é che non é nemmeno essenziale raggiungere certi <em>risultati</em>. La propria "dieta" puo' essere benissimo una cosa fine a se stessa. Alla fine un modo di vivere. Un allenamento che non ha e non avrà mai fine. Un po' come un soldato che si prepari alla guerra: magari non arriverà mai (che é anche meglio), ma tu devi continuare a prepararti.</p><p></p><p>Una cosa importante pero' é la varietà che dovrebbe avere questo allenamento interiore. Fissarsi su un protocollo od una dieta particolare da una "rigidità" che non é positiva. Anzi, maschera molte "insicurezze": nella routine ci si sente a casa propria.</p><p>Invece bisognerebbe essere flessibili, adattabili. D'altronde lo dice anche Darwin: ci puo' essere una razza "perfetta", ma se non é adattabile ai cambiamenti si estingue (ok, lo dice meglio di me). </p><p>Perché i cambiamenti ci sono sempre. Per forza.</p><p></p><p>Almeno cosi' la penso io per quanto riguarda la mia esperienza. Chiaramente , aldilà del principio ci sono mille cedimenti ed é importante viverli con la giusta misura ovvero non come fallimenti, ma come esperienze da cui imparare (anche se a volte é davvero difficile).</p><p></p><p>La cosa bella sarebbe ovviamente sapere come mettere in pratica tutto cio', ma secondo me chiunque proponga "ricette" fallisce. Il "come" é soggettivo ed ogni persona é un universo a se. Universo che pero' comunica con le altre persone, si relaziona con gli altri (misantropi a parte) e di questo si deve tenere conto, perché la propria dieta deve essere anche in equilibrio con le persone che ci stanno vicino. Ok, prepararsi sempre "alla guerra", ma non viviamo in una caserma...</p><p></p><p>Fine delle strunzate.<img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_redface.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":oops:" title="Icon Redface :oops:" data-shortname=":oops:" /></p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Ser pecora, post: 1765092, member: 1850"] Mah, anche io mi ritrovo poco in quello che dice cipitoz. Più che di "istinto" parlerei di "carattere": il carattere é sicuramente formato e rafforzato in parte dagli eventi della vita e dall'educazione, ma c'é una "tendenza naturale" propria di ogni persona secondo me. Ad esempio le persone melanconiche, timide ed insicure possono sicuramente trarre dei benefici in termini di "sicurezza" se spronate nel modo giusto ed inserite in un certo ambiente (con qualche limite, qualcuno "si spezza" e basta), ma appena manca lo stimolo si ritorna quello che si é. E' per questo che secondo me l'idea di "allenamento" deve essere omnicomprensiva. Non si tratta di ripetute ed sfr, ma di disciplina interiore. Una disciplina che non dovrebbe avere "zone franche". In fondo il senso della parola "dieta" in greco mi pare essere questo. La mia personale opinione é che non é nemmeno essenziale raggiungere certi [I]risultati[/I]. La propria "dieta" puo' essere benissimo una cosa fine a se stessa. Alla fine un modo di vivere. Un allenamento che non ha e non avrà mai fine. Un po' come un soldato che si prepari alla guerra: magari non arriverà mai (che é anche meglio), ma tu devi continuare a prepararti. Una cosa importante pero' é la varietà che dovrebbe avere questo allenamento interiore. Fissarsi su un protocollo od una dieta particolare da una "rigidità" che non é positiva. Anzi, maschera molte "insicurezze": nella routine ci si sente a casa propria. Invece bisognerebbe essere flessibili, adattabili. D'altronde lo dice anche Darwin: ci puo' essere una razza "perfetta", ma se non é adattabile ai cambiamenti si estingue (ok, lo dice meglio di me). Perché i cambiamenti ci sono sempre. Per forza. Almeno cosi' la penso io per quanto riguarda la mia esperienza. Chiaramente , aldilà del principio ci sono mille cedimenti ed é importante viverli con la giusta misura ovvero non come fallimenti, ma come esperienze da cui imparare (anche se a volte é davvero difficile). La cosa bella sarebbe ovviamente sapere come mettere in pratica tutto cio', ma secondo me chiunque proponga "ricette" fallisce. Il "come" é soggettivo ed ogni persona é un universo a se. Universo che pero' comunica con le altre persone, si relaziona con gli altri (misantropi a parte) e di questo si deve tenere conto, perché la propria dieta deve essere anche in equilibrio con le persone che ci stanno vicino. Ok, prepararsi sempre "alla guerra", ma non viviamo in una caserma... Fine delle strunzate.:oops: [/QUOTE]
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