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La mente e l'epigenetica
Testo
<blockquote data-quote="Shinkansen" data-source="post: 1766951" data-attributes="member: 3881"><p>Quante volte in un pezzo di strada ci siamo estraniati e ci siamo concentrati suinostri pensieri che non avevano a che fare con la nostra uscita e ci siamo resi conto che andavamo più forte dei nostri limiti? </p><p>Spesso e volentieri (non ultimamente) mi dico: voglio fare quella salita a 75rpm. Nel momento in cui lo penso mi irrigidisco, anche se solo inconsciamente, e l'esercizio mi riesce a fatica oppure, talvolta, lo toppo del tutto.</p><p>Mentre altre volte mi pongo un limite più basso, tipo 70 rpm. E come per magia pedalo a 75 o di più e più vedo che non mollo più mi esalto di come sta andando e, come in un circolo vizioso, mi autoalimento.</p><p></p><p>Questo per confermare che la forza della mente influisce sui muscoli e sugli organi. A karaté, come nelle altre arti marziali, ci sono un sacco di esercizi che aiutano a convogliare l'energia (ki) finalizzata al pugno o al calcio. Il difficile sta nello scindere il movimento fisico (pedalata, pugno calcio) dal pensiero di ciò che si sta facendo. Se si pensa troppo a ciò che si sta facendo si tarpa le ali al gesto tecnico.</p><p></p><p>L'allenamento, a mio modo di vedere, deve essere finalizzato alla copertura delle proprie lacune tecniche. Fondamentale è avere l'umiltà di osservarsi dall'esterno e la capacità di capire dove siamo carenti. Pensare di risolvere tutto con l'allenamento, secondo me, è riduttivo, perché in gara, per esempio, influiscono la tensione, l'adrenalina, la voglia di ben figurare che influenzano la propria prestazione.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Shinkansen, post: 1766951, member: 3881"] Quante volte in un pezzo di strada ci siamo estraniati e ci siamo concentrati suinostri pensieri che non avevano a che fare con la nostra uscita e ci siamo resi conto che andavamo più forte dei nostri limiti? Spesso e volentieri (non ultimamente) mi dico: voglio fare quella salita a 75rpm. Nel momento in cui lo penso mi irrigidisco, anche se solo inconsciamente, e l'esercizio mi riesce a fatica oppure, talvolta, lo toppo del tutto. Mentre altre volte mi pongo un limite più basso, tipo 70 rpm. E come per magia pedalo a 75 o di più e più vedo che non mollo più mi esalto di come sta andando e, come in un circolo vizioso, mi autoalimento. Questo per confermare che la forza della mente influisce sui muscoli e sugli organi. A karaté, come nelle altre arti marziali, ci sono un sacco di esercizi che aiutano a convogliare l'energia (ki) finalizzata al pugno o al calcio. Il difficile sta nello scindere il movimento fisico (pedalata, pugno calcio) dal pensiero di ciò che si sta facendo. Se si pensa troppo a ciò che si sta facendo si tarpa le ali al gesto tecnico. L'allenamento, a mio modo di vedere, deve essere finalizzato alla copertura delle proprie lacune tecniche. Fondamentale è avere l'umiltà di osservarsi dall'esterno e la capacità di capire dove siamo carenti. Pensare di risolvere tutto con l'allenamento, secondo me, è riduttivo, perché in gara, per esempio, influiscono la tensione, l'adrenalina, la voglia di ben figurare che influenzano la propria prestazione. [/QUOTE]
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