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Metodologie di allenamento
Ma noi ciclisti ci stiamo "consumando" precocemente??
Testo
<blockquote data-quote="ziojo" data-source="post: 1468189" data-attributes="member: 5787"><p>C'è una ambiguità da cui però bisogna uscire: non esistono mica solo i due modelli estremi</p><p></p><p>- il sedentario che non alza mai le chiappe</p><p>- l'amatore sovrallenato cronico</p><p></p><p>E' proprio sbagliato rifugiarsi nell'argomento: meglio sfondarsi di sport che non fare niente e otturarsi le arterie. Non esiste.</p><p></p><p>L'alternativa evidente è quella intermedia: praticare <strong>lo sport che fa bene</strong>. Quello cioè che rinforza i vasi, che apre i polmoni, che armonizza gli ormoni, che suona il metabolismo come un'orchestra. E che si inserisce armoniosamente negli altri pezzi che compongono il mosaico della nostra vita. Ciascuno di noi avrà la sua personalissima interpretazione di questa dimensione sportiva; per qualcuno sarà attività blanda per 3 volte a settimana, qualcun altro potrà fare sport tutti i giorni anche sgasando qualche volta.</p><p></p><p>Perchè non si prende naturalmente questa via?</p><p></p><p>Perchè i cosiddetti "miglioramenti" (andare più veloci, fare più km, salire più in alto, fare più dislivello etc.) tendono a restituirci un'immagine di noi stessi come persone vincenti, in grado di progredire e esercitare il controllo sulle situazioni difficili. E questo è positivo, in una certa misura.</p><p></p><p>E' quando questi "miglioramenti" diventano necessari che dovremmo fare un esame di coscienza: probabilmente compensano o coprono altre parti della nostra esistenza di cui non siamo soddisfatti. E' uno dei tanti vantaggi che lo sport ci offre: quello di darci segnali, di indurci all'autoascolto, di prendere coscienza dei nostri punti di forza e dei nostri limiti.</p><p></p><p>Allora, forse, sarebbe meglio puntare verso una dimensione sportiva in equilibrio col resto della vita, invece di dargli un ruolo centrale. Che può essere pericoloso.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="ziojo, post: 1468189, member: 5787"] C'è una ambiguità da cui però bisogna uscire: non esistono mica solo i due modelli estremi - il sedentario che non alza mai le chiappe - l'amatore sovrallenato cronico E' proprio sbagliato rifugiarsi nell'argomento: meglio sfondarsi di sport che non fare niente e otturarsi le arterie. Non esiste. L'alternativa evidente è quella intermedia: praticare [B]lo sport che fa bene[/B]. Quello cioè che rinforza i vasi, che apre i polmoni, che armonizza gli ormoni, che suona il metabolismo come un'orchestra. E che si inserisce armoniosamente negli altri pezzi che compongono il mosaico della nostra vita. Ciascuno di noi avrà la sua personalissima interpretazione di questa dimensione sportiva; per qualcuno sarà attività blanda per 3 volte a settimana, qualcun altro potrà fare sport tutti i giorni anche sgasando qualche volta. Perchè non si prende naturalmente questa via? Perchè i cosiddetti "miglioramenti" (andare più veloci, fare più km, salire più in alto, fare più dislivello etc.) tendono a restituirci un'immagine di noi stessi come persone vincenti, in grado di progredire e esercitare il controllo sulle situazioni difficili. E questo è positivo, in una certa misura. E' quando questi "miglioramenti" diventano necessari che dovremmo fare un esame di coscienza: probabilmente compensano o coprono altre parti della nostra esistenza di cui non siamo soddisfatti. E' uno dei tanti vantaggi che lo sport ci offre: quello di darci segnali, di indurci all'autoascolto, di prendere coscienza dei nostri punti di forza e dei nostri limiti. Allora, forse, sarebbe meglio puntare verso una dimensione sportiva in equilibrio col resto della vita, invece di dargli un ruolo centrale. Che può essere pericoloso. [/QUOTE]
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