McEwen, il canguro di Brakel

straker

Passista
31 Gennaio 2006
4.077
199
16°32'13.75"S151°41'57.81"W
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Bici
mototopo
Lo hanno chiamato il cagnaccio, si pensa per l’espressione che ha quando sprinta. In Belgio invece è “Il canguro di Brakel”, la sua città d’adozione.

Robbie McEwen è il velocista che forse ha più impensierito le nostre stelle delle volate, Mario Cipollini prima e Alessandro Petacchi poi. Habitué al giro, senza treni, senza apripista. Insomma diverso. Australiano dalla statura più da scalatore che da uomo da quasi 70 orari, è un autentico predatore di tappe.
Ingegno, astuzia e perché no anche abile nel pedalare al limite tanto da far scocciare i vinti. Scie e traiettorie contestate dai colleghi, talvolta rischiose, talvolta sanzionate, talvolta vincenti.
Mc Ewen vive come si è potuto intuire a Brakel in Belgo, in quello fiammingo, e che è australiano ce lo ricordiamo quando indossa la maglia di campione nazionale. Ha iniziato con la Bmx quando era ancora nel Down Under. Le acrobazie se le ricorda ancora e ogni tanto non si fa problemi a rimanere su una ruota sola.
Lo scorso anno al giro si è presentato come di consueto. Una dozzina o poco più di tappe e poi, una volta arrivate le salite, tanti saluti e arrivederci al Tour. Fatto sta che di tappe ne ha vinte tre e ha pure indossato una maglia rosa che Petacchi avrebbe voluto e che si è limitato a osservare indosso a McEwen. In totale sono otto i successi ottenuti sulle strade d'Italia, un ottimo allenamento visto le due maglie verdi vinte successivamente al Tour de France.
A Zolder, nel giorno tricolore di Cipollini e dei suoi cavalieri non è riuscito però a tirare un colpo gobbo al lucchese. Secondo nella corsa iridata. Quest'anno, il suo appetito di sprinter italiani è già stato stimolato al Romancia. Tre dietro di lui. Chissà se si è trattato di un antipasto o se il canguro McEwen si è saziato?