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Metodo norvegese
Testo
<blockquote data-quote="pietro19" data-source="post: 7608065" data-attributes="member: 165718"><p>2mmol a quel livello è tra le soglie, i concetti di 2 e 4 mmol sono troppo generici e solitamente non applicabili ad atleti di elite. </p><p></p><p>Quella tabella è estremamente generica e non esattamente quello che poi farà ma dà un'idea della struttura generale. I ritmi al km dei lenti (Z1) e le mmol dei lavori tra le soglie (Z3) rendono molto bene l'idea di quello che è lo sforzo relativo. Anche il lattato delle ripetute in salita vo2max del sabato fa capire come sia un lavoro intenso ma non massimale. </p><p></p><p>Più che di metodo norvegese qua si può parlare di metodo bakken che è stato il primo a svolgere queste doppie sessioni con un controllo maniacale dell'intensità tramite il lattato. <a href="http://www.mariusbakken.com/the-norwegian-model.html" target="_blank">http://www.mariusbakken.com/the-norwegian-model.html</a></p><p></p><p>Il "metodo norvegese" negli sport di endurance che non è particolarmente diverso da quello delle altre nazioni e non fa altro che enfatizzare l'approccio scientifico è riassunto qua <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s40279-024-02067-4" target="_blank">https://link.springer.com/article/10.1007/s40279-024-02067-4</a></p><p></p><p>Non si parla assolutamente di fare solo bassa intensità e sweetspot ma piuttosto di una distrubuzione delle intensità tendenzialmente piramidale considerando un ciclo annuale. Nella maggior parte dei casi nella fase di preparazione più specifica si passa ad un approccio polarizzato, che sembrerebbe dare ottimi benefici svolto a seguito di diversi mesi di preparazione piramidale</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="pietro19, post: 7608065, member: 165718"] 2mmol a quel livello è tra le soglie, i concetti di 2 e 4 mmol sono troppo generici e solitamente non applicabili ad atleti di elite. Quella tabella è estremamente generica e non esattamente quello che poi farà ma dà un'idea della struttura generale. I ritmi al km dei lenti (Z1) e le mmol dei lavori tra le soglie (Z3) rendono molto bene l'idea di quello che è lo sforzo relativo. Anche il lattato delle ripetute in salita vo2max del sabato fa capire come sia un lavoro intenso ma non massimale. Più che di metodo norvegese qua si può parlare di metodo bakken che è stato il primo a svolgere queste doppie sessioni con un controllo maniacale dell'intensità tramite il lattato. [URL]http://www.mariusbakken.com/the-norwegian-model.html[/URL] Il "metodo norvegese" negli sport di endurance che non è particolarmente diverso da quello delle altre nazioni e non fa altro che enfatizzare l'approccio scientifico è riassunto qua [URL]https://link.springer.com/article/10.1007/s40279-024-02067-4[/URL] Non si parla assolutamente di fare solo bassa intensità e sweetspot ma piuttosto di una distrubuzione delle intensità tendenzialmente piramidale considerando un ciclo annuale. Nella maggior parte dei casi nella fase di preparazione più specifica si passa ad un approccio polarizzato, che sembrerebbe dare ottimi benefici svolto a seguito di diversi mesi di preparazione piramidale [/QUOTE]
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