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Testo
<blockquote data-quote="bifone" data-source="post: 3903931" data-attributes="member: 6413"><p>Personalmente ritengo che non ci siano allenamenti assolutamente corretti o, al contrario sbagliati, tutto dipende dall'impostazione che si da alla preparazione. C'è un principio fondamentale della preparazione che molto spesso si ignora che è quello della specializzazione. Secondo questo banale principio l'allenamento più efficace è quello che più riproduce lo sforzo tipico della gara. Detto in modo più tecnico, all'avvicinarsi delle gare devo sviluppare, con opportuni allenamenti, le qualità psicofisiche richieste per quella gara. Nella programmazione di corse di lunga durata la qualità che mi porta al traguardo è la potenza lipidica, fermo restando che vince chi avrà una velocità di soglia e un VO2max maggiori. Cosa fare quindi? Lavorando con una periodizzazione per blocchi si sviluppa nella prima fase della preparazione il VO2max con le HIIT (tabata et simila), poi si sviluppa la frazione di VO2max utilizzabile (cioè la soglia) ed infine si estende la prestazione su lunghe distanze (potenza lipidica). In realtà tutti i mezzi allenanti sono impiegati nel corso di tutta la preparazione, ma con percentuali differenti in base al periodo ed all'obisttivo che si persegue. Su queste basi ogni preparatore ha il suo caratteristico approccio e filosofia di allenamento. Riguardo all'alimentazione è noto che la lipolisi si attiva quando le riserve di glicogeno si abbassano, sia quelle locali dei muscoli attivi, sia quelle del fegato che mantengono l'euglicemia nel sangue. Quindi parte degli allenamenti devono cercare di produrre queste condizioni. I metodi sono vari, nella maratona si usa fare dei lunghi in "deplezione", ovvero a digiuno alla mattina quando il glicogeno epatico è azzerato, oppure si fanno doppi allenamenti con un allenamento intenso la mattina, un pasto ipoglucidico a pranzo e un allenamento lento il pomeriggio o ancora, nel corso della stessa seduta si cerca di abbassare la quota di glicogeno nella prima fase con intensità di soglia o Vo2max e si continua con un medio o un fondo.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="bifone, post: 3903931, member: 6413"] Personalmente ritengo che non ci siano allenamenti assolutamente corretti o, al contrario sbagliati, tutto dipende dall'impostazione che si da alla preparazione. C'è un principio fondamentale della preparazione che molto spesso si ignora che è quello della specializzazione. Secondo questo banale principio l'allenamento più efficace è quello che più riproduce lo sforzo tipico della gara. Detto in modo più tecnico, all'avvicinarsi delle gare devo sviluppare, con opportuni allenamenti, le qualità psicofisiche richieste per quella gara. Nella programmazione di corse di lunga durata la qualità che mi porta al traguardo è la potenza lipidica, fermo restando che vince chi avrà una velocità di soglia e un VO2max maggiori. Cosa fare quindi? Lavorando con una periodizzazione per blocchi si sviluppa nella prima fase della preparazione il VO2max con le HIIT (tabata et simila), poi si sviluppa la frazione di VO2max utilizzabile (cioè la soglia) ed infine si estende la prestazione su lunghe distanze (potenza lipidica). In realtà tutti i mezzi allenanti sono impiegati nel corso di tutta la preparazione, ma con percentuali differenti in base al periodo ed all'obisttivo che si persegue. Su queste basi ogni preparatore ha il suo caratteristico approccio e filosofia di allenamento. Riguardo all'alimentazione è noto che la lipolisi si attiva quando le riserve di glicogeno si abbassano, sia quelle locali dei muscoli attivi, sia quelle del fegato che mantengono l'euglicemia nel sangue. Quindi parte degli allenamenti devono cercare di produrre queste condizioni. I metodi sono vari, nella maratona si usa fare dei lunghi in "deplezione", ovvero a digiuno alla mattina quando il glicogeno epatico è azzerato, oppure si fanno doppi allenamenti con un allenamento intenso la mattina, un pasto ipoglucidico a pranzo e un allenamento lento il pomeriggio o ancora, nel corso della stessa seduta si cerca di abbassare la quota di glicogeno nella prima fase con intensità di soglia o Vo2max e si continua con un medio o un fondo. [/QUOTE]
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