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Ottimo articolo sulle rpm
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<blockquote data-quote="bifone" data-source="post: 3919602" data-attributes="member: 6413"><p>Non è facile rispondere perché, come dicevo, gli allenamenti non sono "avulsi" uno dall'altro, ma si condizionano e quindi è chiaro che fare un lento o un medio dopo un giorno di riposo non ha lo stesso effetto che farlo dopo un allenamento in soglia o VO2max, lo stesso dicasi per il contrario. Se a questo aggiungiamo che ogni allenamento necessita di una almentazione diversa, apriamo un vaso di pandora molto complicato. In linea generale quando ricerco nella preparazione di sviluppare doti di "fondo" l'articolazione degli allenamenti nel microciclo decresce in qualità, dal lunedì al venerdì, e cresce in volume. Questo per un semplice concetto metabolico, ovvero che l'utilizzo dei lipidi avviene nella misura in cui si riducono le catene del glicogeno muscolare ed epatico. Poiché, ad esempio, un allenamento spinto sul VO2max richiede 48 ore per reintegrare il glicogeno consumato, si capisce che piazzando gli allenamenti di qualità nei primi giorni della settimana con l'ultimo il venerdì, se sabato e domenica faccio un lungo ad andatura medio-bassa vado ad incidere sul metabolismo lipidico molto efficacemente. Se l'obiettivo è sviluppare qualità che implicano la glicolisi anaerobica, e quindi soglia e VO2max, devo invece, essere molto carico di carboidrati perché la produzione di lattato è direttamente correlata, ovviamente, alla presenza di glicogeno muscolare. Per questo, anche l'alimentazione gioca un ruolo chiave nel determinare l'effetto allenante di un allenamento. Per quanto riguarda la pianificazione annuale, ci sono due scuole di pensiero, entrambe che portano all'obiettivo, una privilegia il volume l'altra la qualità. Una che propone la costruzione di una grande base aerobica invernale e l'altra che spinge subito sul motore e poi allunga le distanze. Qui la scelta dipende dalla filosofia adottata dal preparatore. A mio modo di vedere la prima è molto più congeniale per i pro che hanno la possibilità di investire molto tempo negli allenamenti, mentre per un amatore raggiungere un volume allenate tale per cui le basse intensità diano il loro contributo è più difficile. E' certo, tuttavia, che per un amatore uscire e fare 4-5 ore di fondo a Novembre ha poco, per come la vedo io, senso.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="bifone, post: 3919602, member: 6413"] Non è facile rispondere perché, come dicevo, gli allenamenti non sono "avulsi" uno dall'altro, ma si condizionano e quindi è chiaro che fare un lento o un medio dopo un giorno di riposo non ha lo stesso effetto che farlo dopo un allenamento in soglia o VO2max, lo stesso dicasi per il contrario. Se a questo aggiungiamo che ogni allenamento necessita di una almentazione diversa, apriamo un vaso di pandora molto complicato. In linea generale quando ricerco nella preparazione di sviluppare doti di "fondo" l'articolazione degli allenamenti nel microciclo decresce in qualità, dal lunedì al venerdì, e cresce in volume. Questo per un semplice concetto metabolico, ovvero che l'utilizzo dei lipidi avviene nella misura in cui si riducono le catene del glicogeno muscolare ed epatico. Poiché, ad esempio, un allenamento spinto sul VO2max richiede 48 ore per reintegrare il glicogeno consumato, si capisce che piazzando gli allenamenti di qualità nei primi giorni della settimana con l'ultimo il venerdì, se sabato e domenica faccio un lungo ad andatura medio-bassa vado ad incidere sul metabolismo lipidico molto efficacemente. Se l'obiettivo è sviluppare qualità che implicano la glicolisi anaerobica, e quindi soglia e VO2max, devo invece, essere molto carico di carboidrati perché la produzione di lattato è direttamente correlata, ovviamente, alla presenza di glicogeno muscolare. Per questo, anche l'alimentazione gioca un ruolo chiave nel determinare l'effetto allenante di un allenamento. Per quanto riguarda la pianificazione annuale, ci sono due scuole di pensiero, entrambe che portano all'obiettivo, una privilegia il volume l'altra la qualità. Una che propone la costruzione di una grande base aerobica invernale e l'altra che spinge subito sul motore e poi allunga le distanze. Qui la scelta dipende dalla filosofia adottata dal preparatore. A mio modo di vedere la prima è molto più congeniale per i pro che hanno la possibilità di investire molto tempo negli allenamenti, mentre per un amatore raggiungere un volume allenate tale per cui le basse intensità diano il loro contributo è più difficile. E' certo, tuttavia, che per un amatore uscire e fare 4-5 ore di fondo a Novembre ha poco, per come la vedo io, senso. [/QUOTE]
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