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Allenamento
Metodologie di allenamento
Pedalata di ritorno
Testo
<blockquote data-quote="ciclettico" data-source="post: 935574" data-attributes="member: 1915"><p>Dalla pubblicazione riportata dal dott. Morelli si evince che la tecnica di pedalata "con trazione" unisce una maggior efficienza meccanica ad una minore efficienza metabolica. Il che alla fine porta a dubitare della sua effettiva utilità, almeno nel ciclismo su strada, caratterizzato da tempi lunghi e quindi molto condizionato dall'efficienza metabolica. O no?</p><p> </p><p>Quindi, mi chiedo, che vantaggio può avere raffinare in allenamento una tecnica di pedalata più dispendiosa, visto che poi comunque, a rigor di logica, in gara non dovrei utilizzarla?</p><p> </p><p>Estremizzando molto il concetto, è noto che gli atleti della RAAM pedalano ad una frequenza abbastanza bassa (mi pare 70-75 rpm) proprio per minimizzare il consumo energetico.</p><p> </p><p>D'altra parte, la metodologia di allenamento classica per questo tipo di abilità (la pedalata "rotonda") è quella del pignone fisso a frequenza elevata, ove però, a causa dell'elevata inerzia, più che "tirare" il ritorno si deve cercare di agevolarlo, decontraendo il muscolo non direttamente impegnato nell'azione di spinta.</p><p>Mi pare che la tecnica nella quale i muscoli del "ritorno" siano molto più sollecitati siano al contrario le SFR, ove la bassa frequenza di pedalata porta ad una inerzia limitata e quindi alla necessità di "recuperare" dal punto morto inferiore con una aziona attiva di trazione.</p><p> </p><p>Personalmente non mi posso permettere nessuna delle due cose, per svariati problemi muscolo-tendineo-legamento-scheletrici. Però, alla luce di quanto ho osservato, faccio anche fatica a vedere l'effettiva utilità di allenare e utilizzare questa benedetta "trazione".</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="ciclettico, post: 935574, member: 1915"] Dalla pubblicazione riportata dal dott. Morelli si evince che la tecnica di pedalata "con trazione" unisce una maggior efficienza meccanica ad una minore efficienza metabolica. Il che alla fine porta a dubitare della sua effettiva utilità, almeno nel ciclismo su strada, caratterizzato da tempi lunghi e quindi molto condizionato dall'efficienza metabolica. O no? Quindi, mi chiedo, che vantaggio può avere raffinare in allenamento una tecnica di pedalata più dispendiosa, visto che poi comunque, a rigor di logica, in gara non dovrei utilizzarla? Estremizzando molto il concetto, è noto che gli atleti della RAAM pedalano ad una frequenza abbastanza bassa (mi pare 70-75 rpm) proprio per minimizzare il consumo energetico. D'altra parte, la metodologia di allenamento classica per questo tipo di abilità (la pedalata "rotonda") è quella del pignone fisso a frequenza elevata, ove però, a causa dell'elevata inerzia, più che "tirare" il ritorno si deve cercare di agevolarlo, decontraendo il muscolo non direttamente impegnato nell'azione di spinta. Mi pare che la tecnica nella quale i muscoli del "ritorno" siano molto più sollecitati siano al contrario le SFR, ove la bassa frequenza di pedalata porta ad una inerzia limitata e quindi alla necessità di "recuperare" dal punto morto inferiore con una aziona attiva di trazione. Personalmente non mi posso permettere nessuna delle due cose, per svariati problemi muscolo-tendineo-legamento-scheletrici. Però, alla luce di quanto ho osservato, faccio anche fatica a vedere l'effettiva utilità di allenare e utilizzare questa benedetta "trazione". [/QUOTE]
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