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Testo
<blockquote data-quote="Roberto Massa" data-source="post: 7179466" data-attributes="member: 20890"><p>Ottima domanda ma la risposta non è semplice, cercherò di essere essenziale: la fatica, in generale, senza entrare nella distinzione periferica/muscolare (quindi, tangenzialmente anche i "crampi") vs. "centrale" è un processo multifattoriale prevalentemente/quasi esclusivamente metabolico.</p><p>"<em>Fatigue is biochemical, not biomechanical.</em>" - Andrew Coggan</p><p></p><p>Cioè significa che anche i crampi, evidente manifestazione di una inefficienza metabolica periferica (a sua volta multifattoriale) <strong>quasi </strong>sicuramente non hanno a che vedere con una posizione errata in sella. Una posizione errata o non "ottimale" in sella innesca altri meccanismi compensatori o, ancora peggio, segnali nocicettivi. Il primo meccanismo che riduce la prestazione, per un processo di autoconservazione, è il dolore, ancora prima della fatica.</p><p>Sottolineo però il "quasi" sopra: potrebbero esserci situazioni biomeccaniche così marcatamente errate che la percezione di crampo non è quella disfunzionale biochimica del muscolo in sé ma di una posizione estremamente errata in eccesso o difetto che va a sovraccaricare il carico muscolare senza distribuirlo il più possibile sulle catene anteriori e posteriori degli arti inf. . Quindi non è un "crampo" ma una situazione di disequilibrio nel carico muscolare che, se innesca processi compensatori va, nel 99% dei casi, a creare un processo di autoconservazione (ancora lui) per "preservare" l'arto dominante e "sfruttare" l'altro. Questo meccanismo è utile per comprendere che spesso (anzi sempre...) una errata posizione in sella ha come campanello d'allarme la comparsa di dolori e problematiche monolaterali, poiché, per vari fattori, il nostro corpo non compensa o non è in gradi di compensare adeguatamente (e in molti casi questo avviene a nostra insaputa) errate posizioni. E' lo scenario più "semplice". Algie o problemi bilaterali possono avere anche altre concause.</p><p>Il corpo si adatta a molto...fino a un certo punto e questa duttilità si perde con il tempo/infortuni/persistere in queste situazione di disequilibrio ecc ecc...</p><p>Se non si cercano posizioni che estremizzano proprie caratteristiche (es. Cavalli sopra) l'obiettivo di un'ottimale posizione in sella è il cercare di distribuire il carico muscolare su più distretti senza far prevalere un muscolo sull'azione degli altri (rimando ai link video precedenti post). In questo processo ovviamente si cerca di "adeguare" l'asimmetria (sempre presente) del soggetto alla completa/solo parzialmente modificabile simmetria del mezzo. In altri sport dove questa interazione non avviene la nostra asimmetria non viene messa in crisi.</p><p></p><p></p><p></p><p>*[anche da biomecc]</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Roberto Massa, post: 7179466, member: 20890"] Ottima domanda ma la risposta non è semplice, cercherò di essere essenziale: la fatica, in generale, senza entrare nella distinzione periferica/muscolare (quindi, tangenzialmente anche i "crampi") vs. "centrale" è un processo multifattoriale prevalentemente/quasi esclusivamente metabolico. "[I]Fatigue is biochemical, not biomechanical.[/I]" - Andrew Coggan Cioè significa che anche i crampi, evidente manifestazione di una inefficienza metabolica periferica (a sua volta multifattoriale) [B]quasi [/B]sicuramente non hanno a che vedere con una posizione errata in sella. Una posizione errata o non "ottimale" in sella innesca altri meccanismi compensatori o, ancora peggio, segnali nocicettivi. Il primo meccanismo che riduce la prestazione, per un processo di autoconservazione, è il dolore, ancora prima della fatica. Sottolineo però il "quasi" sopra: potrebbero esserci situazioni biomeccaniche così marcatamente errate che la percezione di crampo non è quella disfunzionale biochimica del muscolo in sé ma di una posizione estremamente errata in eccesso o difetto che va a sovraccaricare il carico muscolare senza distribuirlo il più possibile sulle catene anteriori e posteriori degli arti inf. . Quindi non è un "crampo" ma una situazione di disequilibrio nel carico muscolare che, se innesca processi compensatori va, nel 99% dei casi, a creare un processo di autoconservazione (ancora lui) per "preservare" l'arto dominante e "sfruttare" l'altro. Questo meccanismo è utile per comprendere che spesso (anzi sempre...) una errata posizione in sella ha come campanello d'allarme la comparsa di dolori e problematiche monolaterali, poiché, per vari fattori, il nostro corpo non compensa o non è in gradi di compensare adeguatamente (e in molti casi questo avviene a nostra insaputa) errate posizioni. E' lo scenario più "semplice". Algie o problemi bilaterali possono avere anche altre concause. Il corpo si adatta a molto...fino a un certo punto e questa duttilità si perde con il tempo/infortuni/persistere in queste situazione di disequilibrio ecc ecc... Se non si cercano posizioni che estremizzano proprie caratteristiche (es. Cavalli sopra) l'obiettivo di un'ottimale posizione in sella è il cercare di distribuire il carico muscolare su più distretti senza far prevalere un muscolo sull'azione degli altri (rimando ai link video precedenti post). In questo processo ovviamente si cerca di "adeguare" l'asimmetria (sempre presente) del soggetto alla completa/solo parzialmente modificabile simmetria del mezzo. In altri sport dove questa interazione non avviene la nostra asimmetria non viene messa in crisi. *[anche da biomecc] [/QUOTE]
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