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Metodologie di allenamento
Potenza = Cadenza x Forza < o > Forza x Cadenza??
Testo
<blockquote data-quote="Roberto Massa" data-source="post: 6563499" data-attributes="member: 20890"><p>la sola rappresentazione del modello secondo la sola fisica (P=F*V) escludendo a priori la componente fisiologica, poiché P non è generata da una macchina, è il problema principale in questo tipo di approcci analitici.</p><p></p><p>Semplificando all'estremo il range ottimale di cadenza è soggettivo e legato alle capacità muscolari E cardiopolmonari singole e +/- diversificate tra soggetti ma rimanendo dentro alcuni semplici principi:</p><p>- se a parità di output potenza aumento V (cioè cadenza) aumento lo stress "centrale" e oltre un certo limite marginalmente "allenabile" anche le capacità COORDINATIVE di contrazione e rilassamento muscolare ottimale = aumento percezione dello sforzo e incremento FC a parità di risultato P</p><p>- nello scenario opposto aumento lo stess periferico muscolare, riduco l'ottimale rapporto contrazione/rilassamento muscolare, riduco il ritorno venoso= nel breve/issomo termine mi permette di mantenere output obiettivo ma questo risulterà poi molto meno sostenibile a lungo termine.</p><p>In entrambe gli scenari si devia da un ottimale bilancio tra varie componenti che sono neuro-muscolari (rapporto contrazione/co-contrazione e rilassamento muscolare + ritorno venoso), centrale (incremento o riduzione carico cardiaco e atti respiratori), snc e feedback ossia percezione dello sforzo.</p><p>A questo si aggiunge l'intensità. Tanto più ci si avvicina a intensità massimali (aerobiche o anaerobiche) più si restringono i valori ottimali, non sempre modificabili, nel rapporto F*v. Se è alquanto facile pedalare a cadenze "estremizzate" a basse intensità questo diviene molto più arduo quando è necessario avere massima resa ed efficienza per uno sforzo massimale. Motivo per cui anche "esercizi" sul primo aspetto (basse intensità e rpm "variegate") non necessariamente (anzi) hanno ricadute positive sul secondo scenario. Motivo per cui non vedrete mai un velocista sprintare a 50 rpm... (banalizzando all'estremo).</p><p>L'organismo umano controlla tutti questi sistemi dandoci continui feedback su qual è la gestione ottimale, rimodulandola se necessario. L'esempio e correlazione più banale è nel passo (camminata/corsa)....a parità di velocità nessuno corre/cammina velocemente a 130 passi al minuto facendo passi brevissimi, nessuno corre/cammina velocemente a 60 passi al minuto come se avesse un sommergibile marrone (cit.) nei pantaloni :D.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Roberto Massa, post: 6563499, member: 20890"] la sola rappresentazione del modello secondo la sola fisica (P=F*V) escludendo a priori la componente fisiologica, poiché P non è generata da una macchina, è il problema principale in questo tipo di approcci analitici. Semplificando all'estremo il range ottimale di cadenza è soggettivo e legato alle capacità muscolari E cardiopolmonari singole e +/- diversificate tra soggetti ma rimanendo dentro alcuni semplici principi: - se a parità di output potenza aumento V (cioè cadenza) aumento lo stress "centrale" e oltre un certo limite marginalmente "allenabile" anche le capacità COORDINATIVE di contrazione e rilassamento muscolare ottimale = aumento percezione dello sforzo e incremento FC a parità di risultato P - nello scenario opposto aumento lo stess periferico muscolare, riduco l'ottimale rapporto contrazione/rilassamento muscolare, riduco il ritorno venoso= nel breve/issomo termine mi permette di mantenere output obiettivo ma questo risulterà poi molto meno sostenibile a lungo termine. In entrambe gli scenari si devia da un ottimale bilancio tra varie componenti che sono neuro-muscolari (rapporto contrazione/co-contrazione e rilassamento muscolare + ritorno venoso), centrale (incremento o riduzione carico cardiaco e atti respiratori), snc e feedback ossia percezione dello sforzo. A questo si aggiunge l'intensità. Tanto più ci si avvicina a intensità massimali (aerobiche o anaerobiche) più si restringono i valori ottimali, non sempre modificabili, nel rapporto F*v. Se è alquanto facile pedalare a cadenze "estremizzate" a basse intensità questo diviene molto più arduo quando è necessario avere massima resa ed efficienza per uno sforzo massimale. Motivo per cui anche "esercizi" sul primo aspetto (basse intensità e rpm "variegate") non necessariamente (anzi) hanno ricadute positive sul secondo scenario. Motivo per cui non vedrete mai un velocista sprintare a 50 rpm... (banalizzando all'estremo). L'organismo umano controlla tutti questi sistemi dandoci continui feedback su qual è la gestione ottimale, rimodulandola se necessario. L'esempio e correlazione più banale è nel passo (camminata/corsa)....a parità di velocità nessuno corre/cammina velocemente a 130 passi al minuto facendo passi brevissimi, nessuno corre/cammina velocemente a 60 passi al minuto come se avesse un sommergibile marrone (cit.) nei pantaloni :D. [/QUOTE]
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