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Quantità vs qualità

Pubblicato il 28 ottobre 2012 da Cristiano Caporali

Una questione che molto spesso contrappone i preparatori e gli atleti è relativa al tipo di training che è preferibile adottare per ottenere il maggior return of training investment (RoTI). È preferibile allenarsi molto e a bassa intensità o poco e ad alta intensità? In realtà entrambi i metodi hanno la loro efficacia, come mostra uno studio di Gibala e collaboratori (Gibala et al. 2006), in cui si è dimostrato che a un allenamento basato sulle HIIT (High intensity interval training) costituito da 4-6 ripetizioni di 30″ ad intensità pari al 250% del VO2max, intervallate da 4′ di recupero, ha il medesimo effetto, sull’endurance, di un allenamento continuato di 120′ al 65% del VO2max. Entrambi sulla base di 3 allenamenti settimanali per due settimane. D’altro canto due studi (Esteve-Lanao te al., 2007, Seiler 2010) che hanno analizzato la distribuzione del carico in atleti professionisti, hanno rilevato la tendenza a “polarizzare” il tipo di stimolo, ovvero ad allenarsi ad intensità molto bassa per la maggior parte degli allenamenti inserendo degli allenamenti ben al di sopra della soglia del lattato. Esteve-Lanao ha confrontato due modelli di allenamento in due gruppi sperimentali: threshold training model e polarized training model. Nel primo caso la ripartizione degli allenamenti era per il 70% inferiore o pari a 2 mmol/l di lattato, quindi molto blanda, per il 20% par alla soglia del lattato e per il restante 10% ad alta intensità. Il secondo modello, invece, aveva le stesse intensità però nella proporzione 80/10/10. Il secondo gruppo ha mostrato, in un test di controllo, il migliore incremento di prestazione. Ciò è in linea con quanto sostenuto da Veroniquè Billat (Billat, 2001) che ha analizzato il ruolo dell’intervall training nei programmi di allenamento di atleti Élite. Cosa possiamo ricavare da questi risultati così contrastanti? Il primo appunto da fare, rilevato anche nello studio di Esteve-Lanao, è che gli atleti Élite possono permettersi allenamenti costituiti da grossi volumi di allenamento, cosa che non è concessa all’atleta amatore. Se un Élite alzasse troppo la percentuale di allenamenti ad alta intensità mantenendo alto il volume, incorrerebbe sicuramente in overtraining o infortuni, quindi la scelta è funzionale ed obbligata. Tuttavia è vero che, rispetto all’ultimo decennio, c’è stata una notevole contrazione del volume a vantaggio della qualità anche nel mondo professionistico. Quale è la linea guida da considerare per gli allenamenti di un amatore. A mio parere l’atleta amatore che ha poco tempo disponibile e che compete in gare entro le tre ore, può orientarsi verso un tipo di allenamento più qualitativo, contraendo molto il volume a privilegio dell’intensità. Quando, invece, la prestazione diventa di endurance estrema, cioè oltre le tre ore, per questioni di specializzazione dell’allenamento, il ricorso ad un aumento del volume è una condizione necessaria. Ecco allora che un approccio “polarized training” è più congeniale, perlomeno nella fase specifica della preparazione. Tutto dipende poi dall’importazione data al piano di allenamento, poiché se anziché utilizzare l’impianto classico della periodizzazione si ricorre alla “block training periodizzation”, si utilizzano entrambi i modelli in base alla fase del programma.


Bibliografia

Billat, L. Véronique. Interval Training for Performance: A Scientific and Empirical Practice: Special Recommendations for Middle- and Long-Distance Running. Part I: Aerobic Interval Training.Sports Medicine: 2001 – Volume 31 – Issue 1 – pp 13-31
Esteve-Lanao, J et al. (2007). Impact of training intensity distribution on performance in endurance athletes. J Strength Cond Res, 21, 943-949
Gibala et al.Short-term sprint interval versus traditional endurance training: similar initial adaptations in human skeletal muscle and exercise performance.J Physiol. 2006 Sep 15;575(Pt 3):901-11. Epub 2006 Jul 6.
Seiler, KS (2010). What is best practice for training intensity and duration distribution in endurance athletes? Int J Sport Physiol Perf, 5, 276-291
 
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