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Allenamento
Metodologie di allenamento
rapporto o agilità ????
Testo
<blockquote data-quote="vaminga" data-source="post: 2120521" data-attributes="member: 22219"><p>Concordo appieno sulle scelte poco "scientifiche e razionali" talvolta operate dai professionisti e dai loro tecnici, ma non è questa l'opinine corrente.</p><p> </p><p> Sulla questione della "frullata" non condivido. Io dico che è nulla la potenza "utile", cioè quella che consente al ciclista di avanzare; non che il ciclista non produca potenza! Solo che la potenza prodotta serve <strong>solo</strong> (credo?) a vincere la forza resistente dovuta agli attriti interni e la forza peso degli arti inferiori (forze piccole). E' da questa considerazione, credo inconfutabile, che nasceva la domanda del mio primo post.</p><p> </p><p> Scusate se mi ripeto, ma se la potenza "inutile" (quella della "frullata", per intenderci) è funzione (direi lineare) della rpm <strong>sembrerebbe</strong> semplice concludere che, nei limiti fisiologici tipici di ogni atleta, sarebbe meglio lavorare a frequenze più basse a parità di potenza. </p><p> </p><p> </p><p></p><p>Ti sei spiegato chiaramente, in sostanza, se ho ben capito, tu sostieni (<strong>così come ciclotrainer</strong>) che per un determinato atleta esiste una cadenza ottimale (per un determinato lavoro) per esprimere la potenza media più alta che dipende da come "è fatto" (così come avviene per i motori meccanici), potrà variare in relazione alla preparazione ma si andrà sempre a posizionare in un range determinato dalla fisiologia dell'atleta.</p><p></p><p>Se è davvero così il discorso della potenza "inutile" che penalizzerebbe le alte frequenze perderebbe di significato. Ma era proprio questo il dubbio: è possibile implementare una preparazione che abbassi la frequenza di pedalata che produce la massima potenza media utile? (visto che l'atleta non è come un motore meccanico con parametri costruttivi dati!).</p><p>Naturalmente la questione si porrebbe se fosse vero che l'elemento che ho preso in considerazione è significativo in relazione magari ad altri (che non ho considerato per ignoranza) di segno opposto.</p><p></p><p>Le argomentazioni tue e di <strong>ciclotrainer</strong> (<u>chiare e razionali</u>) indirizzano comunque a metodologie di allenamento che nulla hanno a che vedere con la mentalità corrente, se pensi che questo lungo 3d è nato inizialmente dalla domanda ..... <em>"mi sapete dire perchè tutti dicono di allenare l'agilità....</em>." </p><p></p><p></p><p></p><p>Non sono d'accordo che elogino a ragione, perchè (<u>fra l'altro</u>) non è detto che per un prof 100 RPM corrispondano a una pedalata agile, ma qui non voglio farla lunga.</p><p></p><p>Hai perfettamente ragione sull'andare agile dei cicloturisti/cicloamatori così come è chiarissima la considerazione di <strong>ciclotraining</strong> ".<em>.. mentre se si va agili senza potenza non si allena nè la forza nè la potenza...</em>.".</p><p>Su questo avevo fatto un po' di confusione.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="vaminga, post: 2120521, member: 22219"] Concordo appieno sulle scelte poco "scientifiche e razionali" talvolta operate dai professionisti e dai loro tecnici, ma non è questa l'opinine corrente. Sulla questione della "frullata" non condivido. Io dico che è nulla la potenza "utile", cioè quella che consente al ciclista di avanzare; non che il ciclista non produca potenza! Solo che la potenza prodotta serve [B]solo[/B] (credo?) a vincere la forza resistente dovuta agli attriti interni e la forza peso degli arti inferiori (forze piccole). E' da questa considerazione, credo inconfutabile, che nasceva la domanda del mio primo post. Scusate se mi ripeto, ma se la potenza "inutile" (quella della "frullata", per intenderci) è funzione (direi lineare) della rpm [B]sembrerebbe[/B] semplice concludere che, nei limiti fisiologici tipici di ogni atleta, sarebbe meglio lavorare a frequenze più basse a parità di potenza. Ti sei spiegato chiaramente, in sostanza, se ho ben capito, tu sostieni ([B]così come ciclotrainer[/B]) che per un determinato atleta esiste una cadenza ottimale (per un determinato lavoro) per esprimere la potenza media più alta che dipende da come "è fatto" (così come avviene per i motori meccanici), potrà variare in relazione alla preparazione ma si andrà sempre a posizionare in un range determinato dalla fisiologia dell'atleta. Se è davvero così il discorso della potenza "inutile" che penalizzerebbe le alte frequenze perderebbe di significato. Ma era proprio questo il dubbio: è possibile implementare una preparazione che abbassi la frequenza di pedalata che produce la massima potenza media utile? (visto che l'atleta non è come un motore meccanico con parametri costruttivi dati!). Naturalmente la questione si porrebbe se fosse vero che l'elemento che ho preso in considerazione è significativo in relazione magari ad altri (che non ho considerato per ignoranza) di segno opposto. Le argomentazioni tue e di [B]ciclotrainer[/B] ([U]chiare e razionali[/U]) indirizzano comunque a metodologie di allenamento che nulla hanno a che vedere con la mentalità corrente, se pensi che questo lungo 3d è nato inizialmente dalla domanda ..... [I]"mi sapete dire perchè tutti dicono di allenare l'agilità....[/I]." Non sono d'accordo che elogino a ragione, perchè ([U]fra l'altro[/U]) non è detto che per un prof 100 RPM corrispondano a una pedalata agile, ma qui non voglio farla lunga. Hai perfettamente ragione sull'andare agile dei cicloturisti/cicloamatori così come è chiarissima la considerazione di [B]ciclotraining[/B] ".[I].. mentre se si va agili senza potenza non si allena nè la forza nè la potenza...[/I].". Su questo avevo fatto un po' di confusione. [/QUOTE]
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