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Metodologie di allenamento
Recupero attivo o riposo?
Testo
<blockquote data-quote="ReadyToRide" data-source="post: 3955721" data-attributes="member: 47124"><p>Dipende da diversi fattori.</p><p>In primo luogo dallo "storico" dell'atleta e dal suo livello: per un ciclista che ha iniziato l'attività ciclistica da poco, un giorno di recupero attivo non andrebbe a svolgere la medesima funzione rispetto ad un giorno di riposo, ma al contrario, andrebbe a generare ulteriore stress a livello fisiologico. </p><p>Diversamente, una volta raggiunto un buon stato di fitness è possibile inserire attività specifiche di recupero attivo sia sul mezzo (Z1) - che no (massaggi, bagni caldi o freddi, abbigliamento specifico per la compressione dei muscoli interessati...) , come avviene per atleti già di buon livello, mantenendo i miglioramenti che si sono creati nelle attività più impegnative e favorendo i processi di recupero (riparazione a livello muscolare, accumulo delle scorte di glicogeno...). Il rischio principale, sempre presente per tutti gli atleti, è quello di andare a trasformare una seduta di recupero attivo in un allenamento vero e proprio, forzando troppo e, di conseguenza, annullando i benefici che la corretta attività può generare.</p><p>Anche gli studi specifici non hanno dato, ad ora, risposte concrete. In particolare ciò è dovuto:</p><p>- al mancato utilizzo di un campione significativo nello studio (limitandosi ad un numero < di 20/30 atleti);</p><p>- ad una mancanza generale nella specificità della ricerca (età, sesso, etc...), concentrandosi spesso e volentieri sul valore di fitness degli atleti sottoposti al test (misurato generalmente attraverso Vo2Max).</p><p>Uno degli studi più significativi è questo (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21499054" target="_blank">Effect of five different recovery methods on repeated cycle performance</a>) dove si confrontano i risultati di diverse metodologie di recupero (riposo, recupero attivo e diverse combinazioni di tecniche di compressione ed uso del freddo) dopo una frazione formata da riscaldamento + 30' 75% Vo2Max. Il recupero attivo è l'unico che ha segnato un risultato positivo nella seconda ripetuta. Alcuni limiti sono però evidenti:</p><p>- il recupero misurato nel test è un lasso di tempo breve (2h)</p><p>- la modalità scelta per il recupero: al termine della prima prova seguivano 20' di recupero tra i 5 modelli + 100 di riposo... a cui segue la seconda prova.</p><p>- i risultati di un altro studio (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=mcainch%20effect%20active%20versus%20passive%20recovery%20metabolism" target="_blank">Effect of active versus passive recovery on metabolism and performance during subsequent exercise</a>) che non evidenziano particolari differenze tra i due modelli (recupero attivo e riposo). In questo caso può essere stata determinante la scelta di utilizzare una diversa procedura di valutazione (15' di recupero tra i due intervalli di 20').</p><p>Personalmente penso che una seconda variante, oltre alla prima espressa (livello dell'atleta) e ai risultati degli studi (che hanno comunque dei limiti di applicabilità), sia la disponibilità di tempo: un'atleta che ha la possibilità di allenarsi molto tempo durante la settimana può trarre, probabilmente, maggiori risultati da attività di recupero attivo; diversamente un'atleta che ha già poco tempo a disposizione può ricorrere a forme di recupero alternative (non sul mezzo) ottimizzando il tempo (limitato) che ha a disposizione.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="ReadyToRide, post: 3955721, member: 47124"] Dipende da diversi fattori. In primo luogo dallo "storico" dell'atleta e dal suo livello: per un ciclista che ha iniziato l'attività ciclistica da poco, un giorno di recupero attivo non andrebbe a svolgere la medesima funzione rispetto ad un giorno di riposo, ma al contrario, andrebbe a generare ulteriore stress a livello fisiologico. Diversamente, una volta raggiunto un buon stato di fitness è possibile inserire attività specifiche di recupero attivo sia sul mezzo (Z1) - che no (massaggi, bagni caldi o freddi, abbigliamento specifico per la compressione dei muscoli interessati...) , come avviene per atleti già di buon livello, mantenendo i miglioramenti che si sono creati nelle attività più impegnative e favorendo i processi di recupero (riparazione a livello muscolare, accumulo delle scorte di glicogeno...). Il rischio principale, sempre presente per tutti gli atleti, è quello di andare a trasformare una seduta di recupero attivo in un allenamento vero e proprio, forzando troppo e, di conseguenza, annullando i benefici che la corretta attività può generare. Anche gli studi specifici non hanno dato, ad ora, risposte concrete. In particolare ciò è dovuto: - al mancato utilizzo di un campione significativo nello studio (limitandosi ad un numero < di 20/30 atleti); - ad una mancanza generale nella specificità della ricerca (età, sesso, etc...), concentrandosi spesso e volentieri sul valore di fitness degli atleti sottoposti al test (misurato generalmente attraverso Vo2Max). Uno degli studi più significativi è questo ([URL="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21499054"]Effect of five different recovery methods on repeated cycle performance[/URL]) dove si confrontano i risultati di diverse metodologie di recupero (riposo, recupero attivo e diverse combinazioni di tecniche di compressione ed uso del freddo) dopo una frazione formata da riscaldamento + 30' 75% Vo2Max. Il recupero attivo è l'unico che ha segnato un risultato positivo nella seconda ripetuta. Alcuni limiti sono però evidenti: - il recupero misurato nel test è un lasso di tempo breve (2h) - la modalità scelta per il recupero: al termine della prima prova seguivano 20' di recupero tra i 5 modelli + 100 di riposo... a cui segue la seconda prova. - i risultati di un altro studio ([URL="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=mcainch%20effect%20active%20versus%20passive%20recovery%20metabolism"]Effect of active versus passive recovery on metabolism and performance during subsequent exercise[/URL]) che non evidenziano particolari differenze tra i due modelli (recupero attivo e riposo). In questo caso può essere stata determinante la scelta di utilizzare una diversa procedura di valutazione (15' di recupero tra i due intervalli di 20'). Personalmente penso che una seconda variante, oltre alla prima espressa (livello dell'atleta) e ai risultati degli studi (che hanno comunque dei limiti di applicabilità), sia la disponibilità di tempo: un'atleta che ha la possibilità di allenarsi molto tempo durante la settimana può trarre, probabilmente, maggiori risultati da attività di recupero attivo; diversamente un'atleta che ha già poco tempo a disposizione può ricorrere a forme di recupero alternative (non sul mezzo) ottimizzando il tempo (limitato) che ha a disposizione. [/QUOTE]
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