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<blockquote data-quote="vaminga" data-source="post: 2684016" data-attributes="member: 22219"><p>Quando leggo queste discussioni rimango molto perplesso. Il motivo consiste nella considerazione che prima di impegnarsi in qualche cosa che comporta impegno e "fatica" cerco di convincermi dei reali e misurabili vantaggi.</p><p>Solo tre osservazioni:</p><p>1) La respirazione è <u>un'attività spontanea</u> che si è evoluta con la nostra specie ed è logico pensare che la selezione naturale abbia favorito gli individui che ottimizzassero l'efficienza dell'atto respiratorio (per l'uomo primitivo la corsa e la resistenza erano esenziali per la fuga e la caccia).</p><p>Concluderei che spontaneamnete dovremmo essere in grado di attuare una respirazione efficiente.</p><p>2) Se negli sport di fondo <u>fosse importante</u> impadronirsi di una tecnica respiratoria per migliorare le prestazioni, questo fatto sarebbe stranoto e non vi sarebbero atleti di vertice che non applicassero tali tecniche; che peraltro sarebbero insegnate a tutti coloro che da giovani si impegnassero in queste attività sportive. Ma così non è.</p><p>3) E' noto che particolare attenzione alle tecniche di respirazione è prerogativa delle civiltà orientali che privilegiano un approccio olistico nello studio "dell'uomo". </p><p>Ma non risulta che atleti orientali primeggino (più di altri, anzi...) nelle discipline sportive di mezzofondo e fondo (in particolare dell'atletica leggera che è lo sport di base in tutto il mondo).</p><p></p><p>Con questo non voglio dire che certe pratiche siano inutili (non lo so), ma mi sembra ragionevole concludere che in certe attività (sport di resistenza come il ciclismo) non costituiscano certo un elemento "critico" su cui concentrare attenzione e impegno. Naturalmente questa è solo la mia motivata opinione.</p><p></p><p></p><p>P.S. Nel nuoto la respirazione (per ovvi motivi di sincronismo) ha un'importanza ben diversa. Qui bisogna apprendere tecniche che non sono naturali nell'uomo che non è un animale acquatico.</p><p>Francamente non ho capito cosa significhi <strong>in concreto</strong> questa affermazione: "La respirazione che in genere usiamo (toracica o clavicolare), è <u>un modo viziato e scorretto</u> di usare i polmoni. Non lo facciamo consapevolmente,<u> è una cattiva abitudine</u> che acquisiamo con il cominciare a <em>spostare l'attenzione sul mondo esterno trascurando il nostro corpo</em>", ma mi rendo conto che si tartta di "lunghezze d'onda" su cui non riesco a sintonizzarmi - ovviamente per colpa mia-.</p><p>Naturalmente diverso è il caso di Shinkansen, se uno ha un difetto al setto nasale che ostacola la ventilazione polmonare, è evidente che avrà problemi a svolgere al meglio attività che richiedono di massimizzare la respirazione.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="vaminga, post: 2684016, member: 22219"] Quando leggo queste discussioni rimango molto perplesso. Il motivo consiste nella considerazione che prima di impegnarsi in qualche cosa che comporta impegno e "fatica" cerco di convincermi dei reali e misurabili vantaggi. Solo tre osservazioni: 1) La respirazione è [U]un'attività spontanea[/U] che si è evoluta con la nostra specie ed è logico pensare che la selezione naturale abbia favorito gli individui che ottimizzassero l'efficienza dell'atto respiratorio (per l'uomo primitivo la corsa e la resistenza erano esenziali per la fuga e la caccia). Concluderei che spontaneamnete dovremmo essere in grado di attuare una respirazione efficiente. 2) Se negli sport di fondo [U]fosse importante[/U] impadronirsi di una tecnica respiratoria per migliorare le prestazioni, questo fatto sarebbe stranoto e non vi sarebbero atleti di vertice che non applicassero tali tecniche; che peraltro sarebbero insegnate a tutti coloro che da giovani si impegnassero in queste attività sportive. Ma così non è. 3) E' noto che particolare attenzione alle tecniche di respirazione è prerogativa delle civiltà orientali che privilegiano un approccio olistico nello studio "dell'uomo". Ma non risulta che atleti orientali primeggino (più di altri, anzi...) nelle discipline sportive di mezzofondo e fondo (in particolare dell'atletica leggera che è lo sport di base in tutto il mondo). Con questo non voglio dire che certe pratiche siano inutili (non lo so), ma mi sembra ragionevole concludere che in certe attività (sport di resistenza come il ciclismo) non costituiscano certo un elemento "critico" su cui concentrare attenzione e impegno. Naturalmente questa è solo la mia motivata opinione. P.S. Nel nuoto la respirazione (per ovvi motivi di sincronismo) ha un'importanza ben diversa. Qui bisogna apprendere tecniche che non sono naturali nell'uomo che non è un animale acquatico. Francamente non ho capito cosa significhi [B]in concreto[/B] questa affermazione: "La respirazione che in genere usiamo (toracica o clavicolare), è [U]un modo viziato e scorretto[/U] di usare i polmoni. Non lo facciamo consapevolmente,[U] è una cattiva abitudine[/U] che acquisiamo con il cominciare a [I]spostare l'attenzione sul mondo esterno trascurando il nostro corpo[/I]", ma mi rendo conto che si tartta di "lunghezze d'onda" su cui non riesco a sintonizzarmi - ovviamente per colpa mia-. Naturalmente diverso è il caso di Shinkansen, se uno ha un difetto al setto nasale che ostacola la ventilazione polmonare, è evidente che avrà problemi a svolgere al meglio attività che richiedono di massimizzare la respirazione. [/QUOTE]
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