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Osservatorio doping
Rientra Riccò?
Testo
<blockquote data-quote="matteo-elletì" data-source="post: 3119013" data-attributes="member: 20434"><p></p><p><span style="font-family: 'helvetica'"><span style="color: #000000"><strong>DOPING. Riccò, accuse confermate: trasfusione</strong></span></span></p><p><img src="http://www.tuttobiciwe b.it/showimg.php?cod=42302&tp=n" alt="" class="fr-fic fr-dii fr-draggable " style="" /></p><p>La corsa di Riccardo Riccò è davvero arrivata al capolinea. L'inchiesta</p><p>della Procura di Modena sul corridore di Formigine, indagato per</p><p>violazione della legge antidoping a causa di una sospetta</p><p>autoemotrasfusione, si è ormai conclusa. Le testimonianze raccolte dal</p><p>pubblico ministero Pasquale Mazzei e la consulenza sulle cartelle</p><p>mediche fornita da tre esperti convergono nel confermare le ipotesi di</p><p>reato a carico dell'ex corridore della Vacansoleil.</p><p>Due punti</p><p>Bisognava stabilire due punti. Primo, se Riccò fosse cosciente la</p><p>mattina del 6 febbraio 2011, quando fu soccorso nella sua casa di</p><p>Serramazzoni e portato in condizioni critiche all'ospedale di Pavullo,</p><p>dove dichiarò al medico che intervenne stando al referto di «avere</p><p>fatto una autotrasfusione con il sangue che conservava nel frigo da 25</p><p>giorni». Circostanza che Riccò ha poi negato. Secondo, se le sue</p><p>condizioni &#8212; il corridore aveva un blocco renale e una grave infezione</p><p>&#8212; fossero compatibili con una trasfusione mal riuscita per cattiva</p><p>conservazione del sangue.</p><p>Testimoni Sono state quindi acquisite le</p><p>dichiarazioni di più persone &#8212; tre medici e cinque infermieri &#8212; che</p><p>videro Riccò la mattina della tragedia sfiorata. Tra loro il dottore</p><p>Paolo Maffei, che era di guardia al pronto soccorso di Pavullo, e il</p><p>responsabile del reparto Giuseppe Barozzi, oltre al personale del 118</p><p>che andò a prelevarlo. In particolare l'infermiere che gli praticò la</p><p>prima flebo ha ricordato un elemento importante: Riccò gli disse di non</p><p>fargliela su un braccio, perché gli faceva male, ma sull'altro. E</p><p>l'infermiere allora notò un ematoma evidente, tipico di una puntura da</p><p>ago che ha fatto infezione. Dunque un possibile segno della trasfusione</p><p>e al contempo la conferma che Riccò in quel momento era vigile e</p><p>cosciente. Non a caso, nelle cartelle cliniche, il paziente viene</p><p>definito sofferente ma consapevole, secondo una scala di valori</p><p>convenzionali. La perizia ordinata dalla Procura di Modena ha poi</p><p>fornito un supporto scientifico alle testimonianze. È stato svolto un</p><p>esame batteriologico per stabilire l'origine dell'infezione e la natura</p><p>del virus nel sangue di Riccò. Le conclusioni dei tre consulenti &#8212; il</p><p>medico legale Sabino Pelosi, l'ematologo Marco Marietta e la</p><p>gastroenterologa Erica Villa &#8212; sono state unanimi. Affermando che tutti</p><p>gli elementi depongono per un'infezione dovuta all'infusione di sangue</p><p>mal conservato.</p><p>E i complici? Il professor Marietta ha anche</p><p>sottolineato come sia praticamente impossibile che Riccò si sia</p><p>praticato la trasfusione da solo, visto che neppure un primario</p><p>ematologo come lui sarebbe in grado di farsela senza aiuto. Riflessione</p><p>che avvalora i sospetti sull'episodio. Chi c'era quel giorno con Riccò?</p><p>Chi l'avrebbe aiutato? Come si svolsero davvero i fatti? Domande quasi</p><p>certamente destinate a restare senza risposta. L'indagine infatti su</p><p>questo punto non è andata a fondo. La Procura ha acquisito i tabulati</p><p>telefonici di Riccò. Ma il reato non prevedeva la possibilità di</p><p>effettuare intercettazioni telefoniche.</p><p>Scadenza Solo Riccò potrebbe</p><p>svelare il mistero. Decidendo di parlare e chiarire certi aspetti.</p><p>Però, a sette mesi dalla vicenda, non l'ha ancora fatto. Evitando per</p><p>due volte di rispondere alla chiamata del pubblico ministero, che</p><p>voleva interrogarlo. Ora, dopo la sospensione estiva, potrebbe</p><p>finalmente chiedere di essere ascoltato, a partire dal 15 settembre.</p><p>Intanto tutti gli atti sono stati trasmessi alla Procura del Coni, che</p><p>deve decidere sul deferimento sportivo di Riccò al Tribunale nazionale</p><p>antidoping. Mercoledì scade la sospensione del corridore e non possono</p><p>esserci altre proroghe. Per cui il giudizio è vicino: Riccò, già</p><p>positivo al Cera nel Tour 2008, rischia la radiazione. Lo stesso vale</p><p>per l'inchiesta penale: forse già a fine mese il pm Mazzei chiederà il</p><p>rinvio a giudizio di Riccò.</p><p> </p><p>da «La Gazzetta dello Sport» del 5 settembre 2011 a firma Luigi Perna</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="matteo-elletì, post: 3119013, member: 20434"] [FONT=helvetica][COLOR=#000000][/COLOR][/FONT] [FONT=helvetica][COLOR=#000000][B]DOPING. Riccò, accuse confermate: trasfusione[/B][/COLOR][/FONT] [IMG]http://www.tuttobiciwe b.it/showimg.php?cod=42302&tp=n[/IMG] La corsa di Riccardo Riccò è davvero arrivata al capolinea. L'inchiesta della Procura di Modena sul corridore di Formigine, indagato per violazione della legge antidoping a causa di una sospetta autoemotrasfusione, si è ormai conclusa. Le testimonianze raccolte dal pubblico ministero Pasquale Mazzei e la consulenza sulle cartelle mediche fornita da tre esperti convergono nel confermare le ipotesi di reato a carico dell'ex corridore della Vacansoleil. Due punti Bisognava stabilire due punti. Primo, se Riccò fosse cosciente la mattina del 6 febbraio 2011, quando fu soccorso nella sua casa di Serramazzoni e portato in condizioni critiche all'ospedale di Pavullo, dove dichiarò al medico che intervenne stando al referto di «avere fatto una autotrasfusione con il sangue che conservava nel frigo da 25 giorni». Circostanza che Riccò ha poi negato. Secondo, se le sue condizioni — il corridore aveva un blocco renale e una grave infezione — fossero compatibili con una trasfusione mal riuscita per cattiva conservazione del sangue. Testimoni Sono state quindi acquisite le dichiarazioni di più persone — tre medici e cinque infermieri — che videro Riccò la mattina della tragedia sfiorata. Tra loro il dottore Paolo Maffei, che era di guardia al pronto soccorso di Pavullo, e il responsabile del reparto Giuseppe Barozzi, oltre al personale del 118 che andò a prelevarlo. In particolare l'infermiere che gli praticò la prima flebo ha ricordato un elemento importante: Riccò gli disse di non fargliela su un braccio, perché gli faceva male, ma sull'altro. E l'infermiere allora notò un ematoma evidente, tipico di una puntura da ago che ha fatto infezione. Dunque un possibile segno della trasfusione e al contempo la conferma che Riccò in quel momento era vigile e cosciente. Non a caso, nelle cartelle cliniche, il paziente viene definito sofferente ma consapevole, secondo una scala di valori convenzionali. La perizia ordinata dalla Procura di Modena ha poi fornito un supporto scientifico alle testimonianze. È stato svolto un esame batteriologico per stabilire l'origine dell'infezione e la natura del virus nel sangue di Riccò. Le conclusioni dei tre consulenti — il medico legale Sabino Pelosi, l'ematologo Marco Marietta e la gastroenterologa Erica Villa — sono state unanimi. Affermando che tutti gli elementi depongono per un'infezione dovuta all'infusione di sangue mal conservato. E i complici? Il professor Marietta ha anche sottolineato come sia praticamente impossibile che Riccò si sia praticato la trasfusione da solo, visto che neppure un primario ematologo come lui sarebbe in grado di farsela senza aiuto. Riflessione che avvalora i sospetti sull'episodio. Chi c'era quel giorno con Riccò? Chi l'avrebbe aiutato? Come si svolsero davvero i fatti? Domande quasi certamente destinate a restare senza risposta. L'indagine infatti su questo punto non è andata a fondo. La Procura ha acquisito i tabulati telefonici di Riccò. Ma il reato non prevedeva la possibilità di effettuare intercettazioni telefoniche. Scadenza Solo Riccò potrebbe svelare il mistero. Decidendo di parlare e chiarire certi aspetti. Però, a sette mesi dalla vicenda, non l'ha ancora fatto. Evitando per due volte di rispondere alla chiamata del pubblico ministero, che voleva interrogarlo. Ora, dopo la sospensione estiva, potrebbe finalmente chiedere di essere ascoltato, a partire dal 15 settembre. Intanto tutti gli atti sono stati trasmessi alla Procura del Coni, che deve decidere sul deferimento sportivo di Riccò al Tribunale nazionale antidoping. Mercoledì scade la sospensione del corridore e non possono esserci altre proroghe. Per cui il giudizio è vicino: Riccò, già positivo al Cera nel Tour 2008, rischia la radiazione. Lo stesso vale per l'inchiesta penale: forse già a fine mese il pm Mazzei chiederà il rinvio a giudizio di Riccò. da «La Gazzetta dello Sport» del 5 settembre 2011 a firma Luigi Perna [/QUOTE]
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