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Metodologie di allenamento
Riflessioni su agilità,consumo energetico, efficienza di pedalata
Testo
<blockquote data-quote="Tasso" data-source="post: 1374036" data-attributes="member: 5797"><p>Questo post va ad analizzare una discussione molto interessante con diverse domande che prima o poi ci siamo posti in tanti. Analizzando le mie sensazioni soprattutto in corsa ho notato che mantenendomi ad una cadenza di 90/100 pedalate nell'arco della gara perdo meno energia muscolare e riesco soprattutto nei rilanci ad essere più brillante. </p><p> </p><p>Ho notato però che sono in parecchi che nelle gare in circuito tendono a pedalare con basse cadenze dovendo sopportare uno sforzo che difficilmente supera di molto l'ora di gara, quindi vista la caratteristiche delle competizioni dove il cuore è molto sollecitato, compensano con un dispendio maggiore in fatto di forza utilizzando cadenze più basse per far salire meno il cuore. </p><p> </p><p>Dove invece lo sforzo si sposta nell'endurance la necessità di affaticare meno la muscolatura spinge gli atleti granfondisti ad abituare il fisico ad alte rpm e diminuendo la differenza che normalmente è alta in fatto di bpm tra 70 e 100 rpm, riuscendo quindi a salvaguardare l'elasticita e la brillantezza muscolare.</p><p> </p><p>queste sono le mie sensazioni ma sarebbe interessante un inervento di un esperto per analizzare più oggettivamente l'interessantissima questione.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Tasso, post: 1374036, member: 5797"] Questo post va ad analizzare una discussione molto interessante con diverse domande che prima o poi ci siamo posti in tanti. Analizzando le mie sensazioni soprattutto in corsa ho notato che mantenendomi ad una cadenza di 90/100 pedalate nell'arco della gara perdo meno energia muscolare e riesco soprattutto nei rilanci ad essere più brillante. Ho notato però che sono in parecchi che nelle gare in circuito tendono a pedalare con basse cadenze dovendo sopportare uno sforzo che difficilmente supera di molto l'ora di gara, quindi vista la caratteristiche delle competizioni dove il cuore è molto sollecitato, compensano con un dispendio maggiore in fatto di forza utilizzando cadenze più basse per far salire meno il cuore. Dove invece lo sforzo si sposta nell'endurance la necessità di affaticare meno la muscolatura spinge gli atleti granfondisti ad abituare il fisico ad alte rpm e diminuendo la differenza che normalmente è alta in fatto di bpm tra 70 e 100 rpm, riuscendo quindi a salvaguardare l'elasticita e la brillantezza muscolare. queste sono le mie sensazioni ma sarebbe interessante un inervento di un esperto per analizzare più oggettivamente l'interessantissima questione. [/QUOTE]
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