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Metodologie di allenamento
Riflessioni su agilità,consumo energetico, efficienza di pedalata
Testo
<blockquote data-quote="ciclettico" data-source="post: 1374239" data-attributes="member: 1915"><p>E' abbondantemente appurato che il minor consumo energetico complessivo si ha pedalando a frequenze più basse di quelle normalmente adottate da un ciclista allenato. Nella RAAM, ma anche nelle frazioni ciclistiche dei triathlon lunghi, credo molti pedalino a 80 rpm e anche meno. Ma si tratta di competizioni particolari, estremamente prolungate e svolte a livelli sforzo costanti e medio-bassi, ove ha senso privilegiare il consumo energetico e le tensioni muscolari coinvolte sono comunque di modesta entità.</p><p>All'estremo opposto ci può essere una gara veloce a circuito, ad alto livello, ove si deve privilegiare la reattività e il cambio di ritmo, e quindi si lavora a frequenze molto più alte.</p><p>In mezzo, ci sta tutto quello che facciamo normalmente: giri lunghi con dislivello, salite brevi e lunghe, trenate in gruppo, lunghi tratti di pianura a ritmo di trasferimento, ecc.</p><p>Lo scopo dell'allenare l'agilità, come la vedo io, è duplice; da un lato ad automatizzare e economizzare il gesto della pedalata; in seguito, quella di abituarsi a poterla utilizzare come arma in più. Ma un amatore che abbia iniziato ad andare in bici (ben) dopo l'adolescenza, non può porsi gli stessi obiettivi e usare gli stessi strumenti di un giuovane agonista. Iniziare la "preparazione" facendo un 1500 km a 110 rpm forse può avere senso a 16 anni, ma a 40, no.</p><p>Il fatto è che scegliere che frequenza di pedalata adottare è un lusso che in gara o uscite tirate (e cioè quando servirebbe veramente) spesso non ci si può permettere. Si va con quello che si riesce a girare, con un faticoso compromesso fra il dolore muscolare e la fatica centrale. A meno che non si stia a ruota, in pianura, e allora ha senso mettere un paio di denti in meno e riposare.</p><p>In quest'ottica, direi che l'agilità (cioè, pedalare più agili del tuo ritmo naturale, in pianura, in salita, e anche in discesa), è utile a aumentare il proprio bagaglio, in modo da potersi permettere di variare rpm anche a livelli di sforzo elevati. Il che può servire a dare sollievo alla gambe (con un dente in più) o al cuore (con un dente in meno).</p><p>Quindi l'agilità è semplicemente uno dei mezzi di allenamento, da adottare consciamente; non è il rimedio a tutti i mali.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="ciclettico, post: 1374239, member: 1915"] E' abbondantemente appurato che il minor consumo energetico complessivo si ha pedalando a frequenze più basse di quelle normalmente adottate da un ciclista allenato. Nella RAAM, ma anche nelle frazioni ciclistiche dei triathlon lunghi, credo molti pedalino a 80 rpm e anche meno. Ma si tratta di competizioni particolari, estremamente prolungate e svolte a livelli sforzo costanti e medio-bassi, ove ha senso privilegiare il consumo energetico e le tensioni muscolari coinvolte sono comunque di modesta entità. All'estremo opposto ci può essere una gara veloce a circuito, ad alto livello, ove si deve privilegiare la reattività e il cambio di ritmo, e quindi si lavora a frequenze molto più alte. In mezzo, ci sta tutto quello che facciamo normalmente: giri lunghi con dislivello, salite brevi e lunghe, trenate in gruppo, lunghi tratti di pianura a ritmo di trasferimento, ecc. Lo scopo dell'allenare l'agilità, come la vedo io, è duplice; da un lato ad automatizzare e economizzare il gesto della pedalata; in seguito, quella di abituarsi a poterla utilizzare come arma in più. Ma un amatore che abbia iniziato ad andare in bici (ben) dopo l'adolescenza, non può porsi gli stessi obiettivi e usare gli stessi strumenti di un giuovane agonista. Iniziare la "preparazione" facendo un 1500 km a 110 rpm forse può avere senso a 16 anni, ma a 40, no. Il fatto è che scegliere che frequenza di pedalata adottare è un lusso che in gara o uscite tirate (e cioè quando servirebbe veramente) spesso non ci si può permettere. Si va con quello che si riesce a girare, con un faticoso compromesso fra il dolore muscolare e la fatica centrale. A meno che non si stia a ruota, in pianura, e allora ha senso mettere un paio di denti in meno e riposare. In quest'ottica, direi che l'agilità (cioè, pedalare più agili del tuo ritmo naturale, in pianura, in salita, e anche in discesa), è utile a aumentare il proprio bagaglio, in modo da potersi permettere di variare rpm anche a livelli di sforzo elevati. Il che può servire a dare sollievo alla gambe (con un dente in più) o al cuore (con un dente in meno). Quindi l'agilità è semplicemente uno dei mezzi di allenamento, da adottare consciamente; non è il rimedio a tutti i mali. [/QUOTE]
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