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Allenamento
Metodologie di allenamento
ripetute con il 53/17/!9 in salita?
Testo
<blockquote data-quote="folinhouse" data-source="post: 625258" data-attributes="member: 1994"><p>Fughiamo un po' di dubbi:</p><p></p><p>1)</p><p>La frequenza ottimale di pedalata è un problema molto dibattuto. La discussione è vivace persino sul significato stesso di "frequenza ottimale" (ottimale... dal punto di vista energetico? dal punto di vista dell`attivazione neuro-muscolare? dal punto di vista circolatorio periferico?...). Sicuramente quella che consente di percepire il minor sforzo a parità di potenza sviluppata (altro modo per definire la pedalata "ottimale") è una cadenza tanto più elevata quanto maggiore è la potenza sviluppata e - in accordo con uno studio che ho personalmente condotto - a parità di potenza, una cadenza tanto più bassa quanto maggiore è la pendenza. Dunque, le variabili sono molteplici e complessamente correlate tra loro. In pratica, intorno alle 70 dovrebbe essere una buona scelta, anche se attualmente c`è chi va verso cadenze più elevate (frutto comunque di un allenamento specifico in tale direzione) quali le 80 pedalate o più. Del resto sull`argomento "cadenza ottimale" circolano troppe opinioni poco supportate da evidenze quantomeno razionali, se non proprio scientifiche: qualche anno fa, molti commentavano con favore l`agilità fuorisella di Armstrong in salita; all`ultimo Giro, siccome Basso in fuorisella ci andava raramente, c`era chi - avendo in passato elogiato l`agile fuorisella in Armstrong - sosteneva che questa attitudine fosse da evitare, in quanto eccessivamente dispendiosa e perciò controproducente... E quando Honchar coi suoi lunghi rapportoni era un dominatore incontrastato delle crono, l`uso dei rapportoni a bassa cadenza era ritenuto una grande qualità; fin tanto che Armstrong non invertì il paradigma. Dunque, nel ciclismo sembra basti un campione per modificare le convinzioni tecniche; ma non credo che ciò possa modificare le regole della fisiologia.</p><p> Aldo Sassi 31.05.06</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="folinhouse, post: 625258, member: 1994"] Fughiamo un po' di dubbi: 1) La frequenza ottimale di pedalata è un problema molto dibattuto. La discussione è vivace persino sul significato stesso di "frequenza ottimale" (ottimale... dal punto di vista energetico? dal punto di vista dell`attivazione neuro-muscolare? dal punto di vista circolatorio periferico?...). Sicuramente quella che consente di percepire il minor sforzo a parità di potenza sviluppata (altro modo per definire la pedalata "ottimale") è una cadenza tanto più elevata quanto maggiore è la potenza sviluppata e - in accordo con uno studio che ho personalmente condotto - a parità di potenza, una cadenza tanto più bassa quanto maggiore è la pendenza. Dunque, le variabili sono molteplici e complessamente correlate tra loro. In pratica, intorno alle 70 dovrebbe essere una buona scelta, anche se attualmente c`è chi va verso cadenze più elevate (frutto comunque di un allenamento specifico in tale direzione) quali le 80 pedalate o più. Del resto sull`argomento "cadenza ottimale" circolano troppe opinioni poco supportate da evidenze quantomeno razionali, se non proprio scientifiche: qualche anno fa, molti commentavano con favore l`agilità fuorisella di Armstrong in salita; all`ultimo Giro, siccome Basso in fuorisella ci andava raramente, c`era chi - avendo in passato elogiato l`agile fuorisella in Armstrong - sosteneva che questa attitudine fosse da evitare, in quanto eccessivamente dispendiosa e perciò controproducente... E quando Honchar coi suoi lunghi rapportoni era un dominatore incontrastato delle crono, l`uso dei rapportoni a bassa cadenza era ritenuto una grande qualità; fin tanto che Armstrong non invertì il paradigma. Dunque, nel ciclismo sembra basti un campione per modificare le convinzioni tecniche; ma non credo che ciò possa modificare le regole della fisiologia. Aldo Sassi 31.05.06 [/QUOTE]
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