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Metodologie di allenamento
ripetute con il 53/17/!9 in salita?
Testo
<blockquote data-quote="folinhouse" data-source="post: 625259" data-attributes="member: 1994"><p>2)</p><p>Non so esattamente che idea si sia fatto lei della soglia anaerobica. L`idea dominante, comunque - sia tra i tecnici, che in ambito scientifico - è che la soglia anaerobica sia un`intensità lavorativa andando al di sopra della quale si va incontro ad un accumulo di acido lattico (tanto più rapido tanto più ci si trova al di sopra della soglia stessa) tale da portare rapidamente all`esaurimento dello sforzo; al di sotto della soglia anaerobica lo sforzo sembrerebbe invece poter essere mantenuto per tempi estremamente lunghi. Questa concezione ha portato al radicamento di un concetto di soglia corrispondente - per ciascun soggetto - ad un`intensità di esercizio estremamente precisa, ed è in parte figlia dell`idea che la fatica (e l`esaurimento da essa indotto) siano innanzitutto dipendenti dall`accumulo di acido lattico. A prescindere dal fatto che l`effettivo ruolo dell`acido lattico nella comparsa della fatica e nel conseguente esaurimento deve essere profondamente riconsiderato (si veda la recente review di S.P. Cairis su Sports Medicine, 2006), in realtà il significato della soglia anaerobica deve essere ripensato in quanto: 1) la relazione tra l`intensità dell`esercizio e il tempo per il quale l`esercizio può essere protratto prima di arrivare all`esaurimento è ben descritta da un`equazione grossomodo logaritmica (lo si vede bene analizzando per esempio velocità e durata nelle prestazioni di corsa fra i 3000 metri e la maratona) che non è caratterizzata da alcun "gradino" o "soglia" che dir si voglia in corrispondenza di quella che solitamente viene individuata con la potenza di soglia anaerobica stessa; 2) ricerche condotte proprio nel nostro centro e presentate in passato in congressi internazionali, dimostrano che il concetto secondo cui la soglia anaerobica coincide con la massima capacità di smaltimento di lattato non ha fondamento, in quanto anche a tale intensità si può avere un significativo smaltimento di lattato (e dunque un ulteriore aumento della capacità di rimozione dello stesso), quando questo sia stato prodotto attraverso uno sforzo immediatamente precedente; il concetto di soglia anaerobica pertanto, anche quando viene determinato con il metodo della ripetizione dei carichi costanti prolungati, è "protocollo dipendente", come lo è del resto quando la determinazine avviene attraverso i cosiddetti metodi indiretti (carichi incrementali o altro). </p><p>Aldo Sassi - 08.05.2006</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="folinhouse, post: 625259, member: 1994"] 2) Non so esattamente che idea si sia fatto lei della soglia anaerobica. L`idea dominante, comunque - sia tra i tecnici, che in ambito scientifico - è che la soglia anaerobica sia un`intensità lavorativa andando al di sopra della quale si va incontro ad un accumulo di acido lattico (tanto più rapido tanto più ci si trova al di sopra della soglia stessa) tale da portare rapidamente all`esaurimento dello sforzo; al di sotto della soglia anaerobica lo sforzo sembrerebbe invece poter essere mantenuto per tempi estremamente lunghi. Questa concezione ha portato al radicamento di un concetto di soglia corrispondente - per ciascun soggetto - ad un`intensità di esercizio estremamente precisa, ed è in parte figlia dell`idea che la fatica (e l`esaurimento da essa indotto) siano innanzitutto dipendenti dall`accumulo di acido lattico. A prescindere dal fatto che l`effettivo ruolo dell`acido lattico nella comparsa della fatica e nel conseguente esaurimento deve essere profondamente riconsiderato (si veda la recente review di S.P. Cairis su Sports Medicine, 2006), in realtà il significato della soglia anaerobica deve essere ripensato in quanto: 1) la relazione tra l`intensità dell`esercizio e il tempo per il quale l`esercizio può essere protratto prima di arrivare all`esaurimento è ben descritta da un`equazione grossomodo logaritmica (lo si vede bene analizzando per esempio velocità e durata nelle prestazioni di corsa fra i 3000 metri e la maratona) che non è caratterizzata da alcun "gradino" o "soglia" che dir si voglia in corrispondenza di quella che solitamente viene individuata con la potenza di soglia anaerobica stessa; 2) ricerche condotte proprio nel nostro centro e presentate in passato in congressi internazionali, dimostrano che il concetto secondo cui la soglia anaerobica coincide con la massima capacità di smaltimento di lattato non ha fondamento, in quanto anche a tale intensità si può avere un significativo smaltimento di lattato (e dunque un ulteriore aumento della capacità di rimozione dello stesso), quando questo sia stato prodotto attraverso uno sforzo immediatamente precedente; il concetto di soglia anaerobica pertanto, anche quando viene determinato con il metodo della ripetizione dei carichi costanti prolungati, è "protocollo dipendente", come lo è del resto quando la determinazine avviene attraverso i cosiddetti metodi indiretti (carichi incrementali o altro). Aldo Sassi - 08.05.2006 [/QUOTE]
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