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Scoop Gazzetta dello Sport su Cipollini
Testo
<blockquote data-quote="Rosario71" data-source="post: 4042660" data-attributes="member: 39719"><p>Per me, in realtà, quello che sta emergendo non è altro che lo specchio dei valori della società. Una società nella quale non si esclude chi bara, ma si cerca di capire che strumenti ha utilizzato per arrivare al vertice e di escogitarne o metterne in atto dei migliori per arrivare in cima.</p><p>Il tempo in cui i dopati potevano e dovevano essere messi fuori è passato da un pezzo, sicuramente da oltre un trentennio. E infatti, è accaduto che gli altri, piuttosto che guardare ai migliori (intesi come gli onesti), e fare fronte comune, hanno invece guardato ai vincenti, cercando di ripercorrerne il percorso e semmai di superarli. E così le pratiche scorrette sono diventate la consuetudine. Prova ne è la supina accettazione dei trattamenti dopanti, anzi, il rivolgersi a medici diversi e più specializzati pur di arrivare al vertice in qualche competizione.</p><p>Non parlo solo dei grandi vincenti, ma anche di chi alimentava il desiderio di vincere anche una sola tappa o una sola gara nella vita.</p><p>I valori che vengono trasmessi da anni sono questi: fai un concorso? devi trovare una raccomandazione; cerchi un lavoro? hai bisogno di picone che che ti mandi; lavori? mettiti l'anima in pace, se non sei disposto a fregare gli altri, non arriverai mai ai piani alti. Sarai anche bravo, ma non emergi senza un aiuto esterno.</p><p>Ad oggi la stragrande maggioranza dei prof dovrebbe confessare cosa? quello che hanno già confessato gli altri, sarebbe una inutile ripetizione: per gareggiare bisognava essere nel meccanismo doping altrimenti nemmeno trovavi un contratto. Non è questione di essere bravo o meno bravo. Io, e sottolineo io, vedo un altro aspetto che mi inquieta,ovvero che nel meccanismo ci dovevi entrare non per "migliorarti", o meglio, non solo per "migliorarti", ma perchè dovevi essere come gli altri per garantire il silenzio e la copertura; tutto colpevoli, nessun colpevole.</p><p>E infatti, sentendo i personaggi coinvolti, ci si pente solo una volta fuori dal giro, alla "smessa lavori". E' un grande circus ... </p><p>Per chiudere i conti con il passato è necessario che il tutti colpevoli, nessun colpevole, diventi necessariamente tutti colpevoli; sia chi ne ha fatto uso, sia i pochi che, tra loro, pur restandone fuori (voglio ancora crederci che qualcuno sia esistito), nulla ha fatto per far venire fuori il marcio che c'era.</p><p>Ma questo mio pensiero è a beneficio degli alteti, per i ciclisti, per la loro salute, non tanto per garantire a me di assistere ad una gara pulita. Tanto a me non fa alcuna differenza, ormai lo so in che condizioni corrono e mi guardo la corsa e il gesto atletico senza innalzarli ad idoli che di soprannaturale non hanno nulla, è tutto artificioso. Semplicemente non li sono megliori di me o di chi pedala con me la domenica. Piuttosto più incoscienti.</p><p>Aggiungo .. ognuno di loro ha sempre portato sul corpo i buchi e i segni del martirio a cui si sottopongono. Solo i ciechi potevano non vedere ... </p><p>Sono stato prolisso, me ne scuso.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="Rosario71, post: 4042660, member: 39719"] Per me, in realtà, quello che sta emergendo non è altro che lo specchio dei valori della società. Una società nella quale non si esclude chi bara, ma si cerca di capire che strumenti ha utilizzato per arrivare al vertice e di escogitarne o metterne in atto dei migliori per arrivare in cima. Il tempo in cui i dopati potevano e dovevano essere messi fuori è passato da un pezzo, sicuramente da oltre un trentennio. E infatti, è accaduto che gli altri, piuttosto che guardare ai migliori (intesi come gli onesti), e fare fronte comune, hanno invece guardato ai vincenti, cercando di ripercorrerne il percorso e semmai di superarli. E così le pratiche scorrette sono diventate la consuetudine. Prova ne è la supina accettazione dei trattamenti dopanti, anzi, il rivolgersi a medici diversi e più specializzati pur di arrivare al vertice in qualche competizione. Non parlo solo dei grandi vincenti, ma anche di chi alimentava il desiderio di vincere anche una sola tappa o una sola gara nella vita. I valori che vengono trasmessi da anni sono questi: fai un concorso? devi trovare una raccomandazione; cerchi un lavoro? hai bisogno di picone che che ti mandi; lavori? mettiti l'anima in pace, se non sei disposto a fregare gli altri, non arriverai mai ai piani alti. Sarai anche bravo, ma non emergi senza un aiuto esterno. Ad oggi la stragrande maggioranza dei prof dovrebbe confessare cosa? quello che hanno già confessato gli altri, sarebbe una inutile ripetizione: per gareggiare bisognava essere nel meccanismo doping altrimenti nemmeno trovavi un contratto. Non è questione di essere bravo o meno bravo. Io, e sottolineo io, vedo un altro aspetto che mi inquieta,ovvero che nel meccanismo ci dovevi entrare non per "migliorarti", o meglio, non solo per "migliorarti", ma perchè dovevi essere come gli altri per garantire il silenzio e la copertura; tutto colpevoli, nessun colpevole. E infatti, sentendo i personaggi coinvolti, ci si pente solo una volta fuori dal giro, alla "smessa lavori". E' un grande circus ... Per chiudere i conti con il passato è necessario che il tutti colpevoli, nessun colpevole, diventi necessariamente tutti colpevoli; sia chi ne ha fatto uso, sia i pochi che, tra loro, pur restandone fuori (voglio ancora crederci che qualcuno sia esistito), nulla ha fatto per far venire fuori il marcio che c'era. Ma questo mio pensiero è a beneficio degli alteti, per i ciclisti, per la loro salute, non tanto per garantire a me di assistere ad una gara pulita. Tanto a me non fa alcuna differenza, ormai lo so in che condizioni corrono e mi guardo la corsa e il gesto atletico senza innalzarli ad idoli che di soprannaturale non hanno nulla, è tutto artificioso. Semplicemente non li sono megliori di me o di chi pedala con me la domenica. Piuttosto più incoscienti. Aggiungo .. ognuno di loro ha sempre portato sul corpo i buchi e i segni del martirio a cui si sottopongono. Solo i ciechi potevano non vedere ... Sono stato prolisso, me ne scuso. [/QUOTE]
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