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Metodologie di allenamento
SFR: quando?
Testo
<blockquote data-quote="valverde76" data-source="post: 1355173" data-attributes="member: 11953"><p>Concordo sul fatto che una persona possa trarre maggiori vantaggi con degli esercizi da cui un'altra trarrebbe minori vantaggi, non sul fatto che le cose "vanno chiamate con il loro nome". L'idea che si erano fatti dell'apparato circolatorio i primi anatomisti è molto diversa da quella attuale, il che non significa che il concetto di base sia lo stesso: quello, appunto, di apparato circolatorio (idem dicasi per le sfr...).</p><p>Per quanto riguarda l'idea di Sassi, e cioè "ridurre al minimo il ritorno venoso e l'ossigenazione del muscolo", hai toccato proprio il punto fondamentale. È qui che, secondo il mio modestissimo parere, i conti non tornano. Sassi dice che, siccome il limite fondamentale dell'atleta è riconducibile a questa riduzione di ossigeno dovuto alle contrazioni muscolari, estremizzando questo meccanismo (come avviene appunto con le sfr, in cui tali contrazioni sono molto lunghe), si riuscirebbe ad avere dei miglioramenti a livello aerobico. In realtà il lavoro di sfr, secondo me, influisce sulla <strong>forza muscolare </strong>e sulla capacità di spingere dei rapporti più duri, non sul miglioramento delle capacità aerobiche o sulla capacità di lavorare con i muscoli in carenza di ossigeno. Le sfr sono un esercizio che si effettua in pieno regime aerobico (in genere, fondo medio), mentre sappiamo che i lavori in grado di aumentare il proprio VO2MAX, ovverossia la capacità di veicolare ossigeno ai propri muscoli, ovverossia le proprie capacità aerobiche, sono di tutt'altro tipo. È proprio questo che mi lascia perplesso <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/scratchhead.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=";nonzo%" title="Scratchhead ;nonzo%" data-shortname=";nonzo%" /> del ragionamento di Sassi. Sembrerebbe quasi dire che le sfr non sono un esercizio di rafforzamento muscolare, ma di miglioramento aerobico.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="valverde76, post: 1355173, member: 11953"] Concordo sul fatto che una persona possa trarre maggiori vantaggi con degli esercizi da cui un'altra trarrebbe minori vantaggi, non sul fatto che le cose "vanno chiamate con il loro nome". L'idea che si erano fatti dell'apparato circolatorio i primi anatomisti è molto diversa da quella attuale, il che non significa che il concetto di base sia lo stesso: quello, appunto, di apparato circolatorio (idem dicasi per le sfr...). Per quanto riguarda l'idea di Sassi, e cioè "ridurre al minimo il ritorno venoso e l'ossigenazione del muscolo", hai toccato proprio il punto fondamentale. È qui che, secondo il mio modestissimo parere, i conti non tornano. Sassi dice che, siccome il limite fondamentale dell'atleta è riconducibile a questa riduzione di ossigeno dovuto alle contrazioni muscolari, estremizzando questo meccanismo (come avviene appunto con le sfr, in cui tali contrazioni sono molto lunghe), si riuscirebbe ad avere dei miglioramenti a livello aerobico. In realtà il lavoro di sfr, secondo me, influisce sulla [B]forza muscolare [/B]e sulla capacità di spingere dei rapporti più duri, non sul miglioramento delle capacità aerobiche o sulla capacità di lavorare con i muscoli in carenza di ossigeno. Le sfr sono un esercizio che si effettua in pieno regime aerobico (in genere, fondo medio), mentre sappiamo che i lavori in grado di aumentare il proprio VO2MAX, ovverossia la capacità di veicolare ossigeno ai propri muscoli, ovverossia le proprie capacità aerobiche, sono di tutt'altro tipo. È proprio questo che mi lascia perplesso ;nonzo% del ragionamento di Sassi. Sembrerebbe quasi dire che le sfr non sono un esercizio di rafforzamento muscolare, ma di miglioramento aerobico. [/QUOTE]
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