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Metodologie di allenamento
Smog: a qualcuno dà fastidio?
Testo
<blockquote data-quote="alberto12345" data-source="post: 1548512" data-attributes="member: 14924"><p><strong>Approfondimento </strong></p><p></p><p></p><p><strong>Il parere degli esperti </strong></p><p></p><p><img src="http://www.pm10.ch/image/common/fotos/cavalli.jpg" alt="" class="fr-fic fr-dii fr-draggable " style="" /></p><p>Nel suo lavoro, loncologo e consigliere nazionale socialista <strong>Franco Cavalli </strong>vede i danni causati dalle polveri fini. Egli afferma che chi attende delle prove definitive gioca con la vita delle persone. Estratto di un intervista accordata alla rivista <em>Leonardo</em>, rivista dei membri dellATA, nel numero del mese di maggio 2005:</p><p><strong>Leonardo:</strong> <em><em>In che modo si osservano nel suo lavoro le conseguenze delle polveri fini?</em> </em></p><p><em></em><strong>Franco Cavalli:</strong> Le polveri fini possono causare numerose malattie quali lasma, le allergie, le malattie della pelle, differenti affezioni polmonari croniche e il cancro. Quarantanni fa, nel Mendrisiotto (TI), avevamo uno dei tassi più bassi di cancro ai polmoni della Svizzera. Oggi, presenta uno dei tassi più alti e sopporta contemporaneamente uno dei più forti carichi di traffico. Il legame trai i due fattori è già stato provato.</p><p><em>Ciò è dovuto alle polveri fini? </em></p><p>Una prolungata esposizione alle polveri fini può causare il cancro. Il corpo si difende contro le particelle penetranti provocando delle infiammazioni, destinate a eliminare le sostanze estranee. Produce quindi più cellule che altrove. Questa stimolazione continua è suscettibile di causare il cancro, che può svilupparsi anche senza stimolazioni esterne.</p><p><em>In quale misura il traffico è responsabile dell'emissione di polveri fini? </em></p><p>Non è possibile determinare con precisione ciò che è causato in Nord Italia dallindustria e ciò che è dovuto ai trasporti. Ma il fatto è che entrambi emettono polveri fini e che queste possono provocare il cancro. Gli studi epidemiologici realizzati su malati cronici, come quelli che stiamo conducendo oggi, necessitano di così tanto tempo per cui non possiamo attendere la prova definitiva perché sarebbe troppo tardi. Lamianto ne è un tipico esempio. Ventanni prima dintervenire si sapeva anche se senza una certezza assoluta- che esso era allorigine del tumore ai polmoni. Oggi, centinaia di migliaia di persone ne muoiono. Tutto ciò si sarebbe potuto evitare. Parteciperò presto ad un congresso mondiale sul cancro linfatico, i cui casi sono raddoppiati negli ultimi ventanni. Uno studio ora dimostra ciò che si supponeva da molto tempo: lutilizzo eccessivo di lacca per capelli favorisce questo tipo di cancro. Nel frattempo, sempre più sostanze artificiali hanno fatto la loro apparizione. Lessere umano, durante tutta la sua lunga evoluzione, si è abituato alla polvere della sabbia, ma non è resistente alle particelle di fuliggine. Dobbiamo essere prudenti e non aspettare la prova definitiva. Si tratta infatti di stabilire quanti morti siamo pronti ad accettare.</p><p><em>Cosa bisogna fare? </em></p><p>Non appena vi siano sufficienti indizi sulla nocività di una sostanza, si deve agire come se si trattasse di una certezza. Per esempio, bisogna introdurre adesso lobbligo dequipaggiare i veicoli diesel col filtro, tanto più che questa misura non è esagerata.</p><p> </p><p></p><p><img src="http://www.pm10.ch/image/common/fotos/gehr.jpg" alt="" class="fr-fic fr-dii fr-draggable " style="" /></p><p>Il professor <strong>Peter Gehr, </strong>dellIstituto danatomia dellUniversità diBerna ha il compito di approfondire il rischio per la salute che rappresentano le particelle più fini o nanoparticelle. Il professor Gehr ha partecipato alla conferenza stampa organizzata dallATA il 20 ottobre 2005. Lo scopo dellincontro con la stampa era quello di stilare, ad un anno dal suo lancio, un primo bilancio della campagna « No ai diesel senza filtro » .</p><p>«(*) Più la loro dimensione è piccola, più le polveri fini hanno tendenza a penetrare profondamente nei polmoni. I nostri studi hanno dimostrato che esse attraversano i tessuti polmonari in meno di unora dal loro deposito. Si ritrovano delle particelle fini allinterno delle cellule e soprattutto nei globuli rossi degli alveoli polmonari. Ciò significa che la circolazione del sangue le può trasportare in tutto lorganismo. La parete interna dei polmoni è il luogo di scambio dei gas della respirazione. La sua superficie misura circa 140 m2, che corrisponde a quella di un campo da tennis. Per queste particelle, quindi, i nostri polmoni sono unenorme porta dentrata del nostro organismo. Il fatto che queste particelle siano capaci dintrodursi nelle nostre cellule e raggiungere il loro nucleo, sede dei nostri geni, è sufficientemente grave perché si consideri che esse rappresentino un rischio per la nostra salute (*). Lintrusione di queste particelle fini nelle cellule nervose del cervello provoca, verosimilmente, delle modificazioni infiammatorie tipiche dei segni precursori della malattia dellAlzheimer » .</p><p><a href="http://www.pm10.ch/media/fr/gehr_fr.pdf" target="_blank">Polveri fini e nanopolveri, un rischio per la salute (PDF, f)</a></p><p>Comunicato stampa Anmco (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri)</p><p><strong>Il traffico fa male al cuore</strong></p><p>Anche il cuore soffre dellaria sporca delle nostre città. Quando le centraline misura-smog segnalano un allarme rosso per il troppo inquinamento, il cuore va in tilt e diventa più probabile un infarto. Lo rivelano i cardiologi riuniti a Firenze dal 31 maggio al 4 giugno per il XXXVII Congresso dellAssociazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), presentando i risultati di uno studio italiano che dimostra come nei giorni di traffico intenso il rischio di un attacco cardiaco aumenti anche fino al 5 %. Per ogni incremento di 10 microgrammi al metro cubo del PM10, cioè le polveri sottili di diametro inferiore a 10 micron di cui lo smog cittadino è ricco, si ha un aumento del 2% del rischio di una recidiva di infarto. E quando il traffico impazzisce, non è raro che le polveri sottili aumentino di 20 o 30 microgrammi al metro cubo sopra i livelli medi, accrescendo in proporzione il rischio di eventi cardiovascolari.</p><p>Una nuova ricerca ancora in corso è stata condotta dallUnità di Cardiologia dellOspedale Maggiore di Bologna, in collaborazione con larea di Epidemiologia del Dipartimento di Sanità Pubblica dellAzienda USL del capoluogo emiliano, su 5861 pazienti con età media di a 73 anni ricoverati per infarto negli Ospedali della Provincia, nel periodo compreso fra il gennaio 2002 e dicembre 2004. I medici hanno valutato lesposizione a PM10 in occasione dellattacco cardiaco, servendosi delle misurazioni effettuate quotidianamente dallOsservatorio Epidemiologico dellARPA della Provincia di Bologna attraverso quattro centraline disposte in diversi punti del territorio. Ogni paziente è stato seguito nei mesi successivi allevento fino al giugno del 2005, ripetendo le valutazioni relative allesposizione agli inquinanti nei casi in cui si è avuto un secondo ricovero per infarto. I risultati preliminari del nostro studio confermano chiaramente che il rischio di infarto aumenta nei giorni di traffico intenso, spiega Giuseppe Di Pasquale, Presidente ANMCO, Direttore dellUnità di Cardiologia dellOspedale Maggiore di Bologna e coordinatore dello studio, ogni volta che le polveri sottili sono in eccesso si aggravano le condizioni di chi ha subito di recente un infarto: per ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo della concentrazione di PM10 rispetto alla media si ha una crescita del 2 % della probabilità di un secondo evento cardiovascolare. I picchi di inquinamento sono stati registrati soprattutto nei mesi autunnali e invernali, mentre soltanto di domenica laria è risultata un po più pulita. Linquinamento però ha effetti negativi anche su chi non è mai stato colpito da infarto, accrescendo dell1 % il rischio di un attacco cardiaco per ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo della concentrazione di PM10 rispetto alla media. Lo smog, inoltre, si rivela particolarmente deleterio in sottogruppi di pazienti come gli anziani, i diabetici o coloro che soffrono di patologie polmonari. </p><p>Si stima che in Italia linquinamento urbano provochi almeno 900 decessi in più allanno, soprattutto per colpa delle polveri sottili come il PM10 e il PM2,5: non si tratta però di una semplice anticipazione di pochi giorni della morte di pazienti compromessi, bensì della comparsa di patologie cardiovascolari nella popolazione generale, con un aumento della mortalità e dei ricoveri per infarto e scompenso cardiaco. Leffetto deleterio sulla salute del cuore si fa sentire soprattutto nei quattro giorni immediatamente successivi a un picco di smog, ma si protrae in modo meno evidente anche fino a dieci giorni dopo. Purtroppo nelle nostre città i livelli di PM10 non sono mai troppo bassi: le normative italiane hanno stabilito per il 2005 un limite di 50 microgrammi per metro cubo come media annuale dei valori di PM10 con lobiettivo di raggiungere il valore limite di 20 microgrammi per metro cubo secondo le direttive europee entro il 2010. Nelle grandi città italiane, come Bologna, Genova, Milano e Torino le registrazioni superano spesso i 50 microgrammi per metro cubo. Limpatto sulla salute dei cittadini è variabile ma è sempre molto consistente dove è più intenso il traffico delle auto, soprattutto se si tratta di veicoli diesel perché questi emettono grosse quantità di polveri sottili. Le polveri sottili presenti nellinquinamento atmosferico sono composte da particelle minuscole e inalabili che, arrivate ai polmoni, possono passare nel circolo sanguigno e avere un effetto diretto sul sistema cardiovascolare, andando ad esempio ad alterare la stabilità delle placche aterosclerotiche e provocando laumento dellincidenza di infarto nelle ore immediatamente successive ai picchi di smog, informa Di Pasquale, esistono però anche effetti indiretti dellinquinamento atmosferico, che richiedono diverse ore o giorni per verificarsi e dipendono dallinfiammazione e dallo stress ossidativo polmonare: una volta respirate le polveri sottili irritano i polmoni, che reagiscono con una risposta infiammatoria che può diventare generalizzata e indurre conseguenze come lattivazione dei fattori della coagulazione, laumento della viscosità del sangue, lo squilibrio della funzione vascolare, lincremento della vasocostrizione e laumento della formazione di placche aterosclerotiche. Tutto ciò provoca una maggiore probabilità della formazione di trombi e quindi un maggior rischio di infarto.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="alberto12345, post: 1548512, member: 14924"] [B]Approfondimento [/B] [B]Il parere degli esperti [/B] [IMG]http://www.pm10.ch/image/common/fotos/cavalli.jpg[/IMG] Nel suo lavoro, loncologo e consigliere nazionale socialista [B]Franco Cavalli [/B]vede i danni causati dalle polveri fini. Egli afferma che chi attende delle prove definitive gioca con la vita delle persone. Estratto di un intervista accordata alla rivista [I]Leonardo[/I], rivista dei membri dellATA, nel numero del mese di maggio 2005: [B]Leonardo:[/B] [I][I]In che modo si osservano nel suo lavoro le conseguenze delle polveri fini?[/I] [/I][B]Franco Cavalli:[/B] Le polveri fini possono causare numerose malattie quali lasma, le allergie, le malattie della pelle, differenti affezioni polmonari croniche e il cancro. Quarantanni fa, nel Mendrisiotto (TI), avevamo uno dei tassi più bassi di cancro ai polmoni della Svizzera. Oggi, presenta uno dei tassi più alti e sopporta contemporaneamente uno dei più forti carichi di traffico. Il legame trai i due fattori è già stato provato. [I]Ciò è dovuto alle polveri fini? [/I] Una prolungata esposizione alle polveri fini può causare il cancro. Il corpo si difende contro le particelle penetranti provocando delle infiammazioni, destinate a eliminare le sostanze estranee. Produce quindi più cellule che altrove. Questa stimolazione continua è suscettibile di causare il cancro, che può svilupparsi anche senza stimolazioni esterne. [I]In quale misura il traffico è responsabile dell'emissione di polveri fini? [/I] Non è possibile determinare con precisione ciò che è causato in Nord Italia dallindustria e ciò che è dovuto ai trasporti. Ma il fatto è che entrambi emettono polveri fini e che queste possono provocare il cancro. Gli studi epidemiologici realizzati su malati cronici, come quelli che stiamo conducendo oggi, necessitano di così tanto tempo per cui non possiamo attendere la prova definitiva perché sarebbe troppo tardi. Lamianto ne è un tipico esempio. Ventanni prima dintervenire si sapeva anche se senza una certezza assoluta- che esso era allorigine del tumore ai polmoni. Oggi, centinaia di migliaia di persone ne muoiono. Tutto ciò si sarebbe potuto evitare. Parteciperò presto ad un congresso mondiale sul cancro linfatico, i cui casi sono raddoppiati negli ultimi ventanni. Uno studio ora dimostra ciò che si supponeva da molto tempo: lutilizzo eccessivo di lacca per capelli favorisce questo tipo di cancro. Nel frattempo, sempre più sostanze artificiali hanno fatto la loro apparizione. Lessere umano, durante tutta la sua lunga evoluzione, si è abituato alla polvere della sabbia, ma non è resistente alle particelle di fuliggine. Dobbiamo essere prudenti e non aspettare la prova definitiva. Si tratta infatti di stabilire quanti morti siamo pronti ad accettare. [I]Cosa bisogna fare? [/I] Non appena vi siano sufficienti indizi sulla nocività di una sostanza, si deve agire come se si trattasse di una certezza. Per esempio, bisogna introdurre adesso lobbligo dequipaggiare i veicoli diesel col filtro, tanto più che questa misura non è esagerata. [B] [/B] [IMG]http://www.pm10.ch/image/common/fotos/gehr.jpg[/IMG] Il professor [B]Peter Gehr, [/B]dellIstituto danatomia dellUniversità diBerna ha il compito di approfondire il rischio per la salute che rappresentano le particelle più fini o nanoparticelle. Il professor Gehr ha partecipato alla conferenza stampa organizzata dallATA il 20 ottobre 2005. Lo scopo dellincontro con la stampa era quello di stilare, ad un anno dal suo lancio, un primo bilancio della campagna « No ai diesel senza filtro » . «(*) Più la loro dimensione è piccola, più le polveri fini hanno tendenza a penetrare profondamente nei polmoni. I nostri studi hanno dimostrato che esse attraversano i tessuti polmonari in meno di unora dal loro deposito. Si ritrovano delle particelle fini allinterno delle cellule e soprattutto nei globuli rossi degli alveoli polmonari. Ciò significa che la circolazione del sangue le può trasportare in tutto lorganismo. La parete interna dei polmoni è il luogo di scambio dei gas della respirazione. La sua superficie misura circa 140 m2, che corrisponde a quella di un campo da tennis. Per queste particelle, quindi, i nostri polmoni sono unenorme porta dentrata del nostro organismo. Il fatto che queste particelle siano capaci dintrodursi nelle nostre cellule e raggiungere il loro nucleo, sede dei nostri geni, è sufficientemente grave perché si consideri che esse rappresentino un rischio per la nostra salute (*). Lintrusione di queste particelle fini nelle cellule nervose del cervello provoca, verosimilmente, delle modificazioni infiammatorie tipiche dei segni precursori della malattia dellAlzheimer » . [URL="http://www.pm10.ch/media/fr/gehr_fr.pdf"]Polveri fini e nanopolveri, un rischio per la salute (PDF, f)[/URL] Comunicato stampa Anmco (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) [B]Il traffico fa male al cuore[/B] Anche il cuore soffre dellaria sporca delle nostre città. Quando le centraline misura-smog segnalano un allarme rosso per il troppo inquinamento, il cuore va in tilt e diventa più probabile un infarto. Lo rivelano i cardiologi riuniti a Firenze dal 31 maggio al 4 giugno per il XXXVII Congresso dellAssociazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), presentando i risultati di uno studio italiano che dimostra come nei giorni di traffico intenso il rischio di un attacco cardiaco aumenti anche fino al 5 %. Per ogni incremento di 10 microgrammi al metro cubo del PM10, cioè le polveri sottili di diametro inferiore a 10 micron di cui lo smog cittadino è ricco, si ha un aumento del 2% del rischio di una recidiva di infarto. E quando il traffico impazzisce, non è raro che le polveri sottili aumentino di 20 o 30 microgrammi al metro cubo sopra i livelli medi, accrescendo in proporzione il rischio di eventi cardiovascolari. Una nuova ricerca ancora in corso è stata condotta dallUnità di Cardiologia dellOspedale Maggiore di Bologna, in collaborazione con larea di Epidemiologia del Dipartimento di Sanità Pubblica dellAzienda USL del capoluogo emiliano, su 5861 pazienti con età media di a 73 anni ricoverati per infarto negli Ospedali della Provincia, nel periodo compreso fra il gennaio 2002 e dicembre 2004. I medici hanno valutato lesposizione a PM10 in occasione dellattacco cardiaco, servendosi delle misurazioni effettuate quotidianamente dallOsservatorio Epidemiologico dellARPA della Provincia di Bologna attraverso quattro centraline disposte in diversi punti del territorio. Ogni paziente è stato seguito nei mesi successivi allevento fino al giugno del 2005, ripetendo le valutazioni relative allesposizione agli inquinanti nei casi in cui si è avuto un secondo ricovero per infarto. I risultati preliminari del nostro studio confermano chiaramente che il rischio di infarto aumenta nei giorni di traffico intenso, spiega Giuseppe Di Pasquale, Presidente ANMCO, Direttore dellUnità di Cardiologia dellOspedale Maggiore di Bologna e coordinatore dello studio, ogni volta che le polveri sottili sono in eccesso si aggravano le condizioni di chi ha subito di recente un infarto: per ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo della concentrazione di PM10 rispetto alla media si ha una crescita del 2 % della probabilità di un secondo evento cardiovascolare. I picchi di inquinamento sono stati registrati soprattutto nei mesi autunnali e invernali, mentre soltanto di domenica laria è risultata un po più pulita. Linquinamento però ha effetti negativi anche su chi non è mai stato colpito da infarto, accrescendo dell1 % il rischio di un attacco cardiaco per ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo della concentrazione di PM10 rispetto alla media. Lo smog, inoltre, si rivela particolarmente deleterio in sottogruppi di pazienti come gli anziani, i diabetici o coloro che soffrono di patologie polmonari. Si stima che in Italia linquinamento urbano provochi almeno 900 decessi in più allanno, soprattutto per colpa delle polveri sottili come il PM10 e il PM2,5: non si tratta però di una semplice anticipazione di pochi giorni della morte di pazienti compromessi, bensì della comparsa di patologie cardiovascolari nella popolazione generale, con un aumento della mortalità e dei ricoveri per infarto e scompenso cardiaco. Leffetto deleterio sulla salute del cuore si fa sentire soprattutto nei quattro giorni immediatamente successivi a un picco di smog, ma si protrae in modo meno evidente anche fino a dieci giorni dopo. Purtroppo nelle nostre città i livelli di PM10 non sono mai troppo bassi: le normative italiane hanno stabilito per il 2005 un limite di 50 microgrammi per metro cubo come media annuale dei valori di PM10 con lobiettivo di raggiungere il valore limite di 20 microgrammi per metro cubo secondo le direttive europee entro il 2010. Nelle grandi città italiane, come Bologna, Genova, Milano e Torino le registrazioni superano spesso i 50 microgrammi per metro cubo. Limpatto sulla salute dei cittadini è variabile ma è sempre molto consistente dove è più intenso il traffico delle auto, soprattutto se si tratta di veicoli diesel perché questi emettono grosse quantità di polveri sottili. Le polveri sottili presenti nellinquinamento atmosferico sono composte da particelle minuscole e inalabili che, arrivate ai polmoni, possono passare nel circolo sanguigno e avere un effetto diretto sul sistema cardiovascolare, andando ad esempio ad alterare la stabilità delle placche aterosclerotiche e provocando laumento dellincidenza di infarto nelle ore immediatamente successive ai picchi di smog, informa Di Pasquale, esistono però anche effetti indiretti dellinquinamento atmosferico, che richiedono diverse ore o giorni per verificarsi e dipendono dallinfiammazione e dallo stress ossidativo polmonare: una volta respirate le polveri sottili irritano i polmoni, che reagiscono con una risposta infiammatoria che può diventare generalizzata e indurre conseguenze come lattivazione dei fattori della coagulazione, laumento della viscosità del sangue, lo squilibrio della funzione vascolare, lincremento della vasocostrizione e laumento della formazione di placche aterosclerotiche. Tutto ciò provoca una maggiore probabilità della formazione di trombi e quindi un maggior rischio di infarto. [/QUOTE]
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