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<blockquote data-quote="rapportoagile" data-source="post: 3452487" data-attributes="member: 10802"><p>Paolo, uno con il tuo motore non deve farsi troppi problemi.</p><p>Io penso che ognuno debba "vivere" la bici come meglio crede, ma deve anche essere sincero con se stesso e capire se quello che sta facendo (rulli, tabelle, ripetute) gli piace oppure no. Se non gli piace, ma lo fa per raggiungere obiettivo è comprensibile. Ma se questo obiettivo è irraggiungibile da diversi anni di "sacrifici", beh, forse qualche dubbio sul continuare dovrebbe porselo. Il ciclismo è senza dubbio una "droga", che da dipendenza; che ti fa innervosire se non puoi uscire a causa di "eventi" naturali (maltempo, famiglia, lavoro); che ti fa sempre confrontare con altri e "rosicare" se qualcuno fa più forte di te.</p><p>Era così anche per me. Anche se non ho mai ottenuto prestazioni eccellenti e mai raggiunto kilometraggi alti (l'anno in cui ho pedalato di più ho fatto 7.000km), non nego che quando sei in forma, e "strappi" un buon tempo su una salita, di da' una bella carica. Ora per vari motivi, mi rendo conto che questo non è più possibile. L'anno scorso ho sofferto uno stress psicologico per la mancanza di allenamento. Ora ho imparato a fregarmene. Non ho ancora iniziato la stagione; la inizierò quando sarà il momento senza fretta. Non devo dimostrare nulla a nessuno. Poi non è detto che in qualche uscita in compagnia non cerchi la "sfida", che è il sale del ciclismo.</p><p>Leggendo il forum, però, devo dire che il ciclismo amatoriale è un po' troppo esasperato. Preparatori, tabelle, diete etc etc sono all'ordine del giorno.</p><p>Quando leggo:"mi tocca fare rulli, uffa", beh, rimango perplesso. Come ti tocca? non ti piacciono? Non farli! Non perdi nulla se stai fermo</p><p> uno o due giorni.</p><p>Recentemente ho incontrato un vecchio conoscente, pedalatore fortissimo negli anni '80/'90 (ex-dilettante), che ha ripreso la bici due anni fa, dopo più di 15 anni di pausa. Inutile, dire che va fortissimo, ma sorride a questo "affidarsi" al preparatore. Lui dice:<em>"O<span style="color: DarkSlateGray"> vai, o non vai.....un preparatore può ben poco di più di quello che puoi fare tu con il buon senso. Ovvio, che non puoi uscire ogni volta a tutta e che devi alternare con uscite tranquille; che devi fare tanti km agili e a volte tirare il rapportone; che devi evitare di mangiare schifezze. Non ci vuole un preparatore per capire questo. Ai miei tempi era il DS e il medico della squadra che ti davano delle indicazioni. Il resto lo capivi da te</span>".</em></p><p>Però come tutte le cose, anche il ciclismo si evolve, si perfeziona e in questo c'é posto anche per il preparatore.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="rapportoagile, post: 3452487, member: 10802"] Paolo, uno con il tuo motore non deve farsi troppi problemi. Io penso che ognuno debba "vivere" la bici come meglio crede, ma deve anche essere sincero con se stesso e capire se quello che sta facendo (rulli, tabelle, ripetute) gli piace oppure no. Se non gli piace, ma lo fa per raggiungere obiettivo è comprensibile. Ma se questo obiettivo è irraggiungibile da diversi anni di "sacrifici", beh, forse qualche dubbio sul continuare dovrebbe porselo. Il ciclismo è senza dubbio una "droga", che da dipendenza; che ti fa innervosire se non puoi uscire a causa di "eventi" naturali (maltempo, famiglia, lavoro); che ti fa sempre confrontare con altri e "rosicare" se qualcuno fa più forte di te. Era così anche per me. Anche se non ho mai ottenuto prestazioni eccellenti e mai raggiunto kilometraggi alti (l'anno in cui ho pedalato di più ho fatto 7.000km), non nego che quando sei in forma, e "strappi" un buon tempo su una salita, di da' una bella carica. Ora per vari motivi, mi rendo conto che questo non è più possibile. L'anno scorso ho sofferto uno stress psicologico per la mancanza di allenamento. Ora ho imparato a fregarmene. Non ho ancora iniziato la stagione; la inizierò quando sarà il momento senza fretta. Non devo dimostrare nulla a nessuno. Poi non è detto che in qualche uscita in compagnia non cerchi la "sfida", che è il sale del ciclismo. Leggendo il forum, però, devo dire che il ciclismo amatoriale è un po' troppo esasperato. Preparatori, tabelle, diete etc etc sono all'ordine del giorno. Quando leggo:"mi tocca fare rulli, uffa", beh, rimango perplesso. Come ti tocca? non ti piacciono? Non farli! Non perdi nulla se stai fermo uno o due giorni. Recentemente ho incontrato un vecchio conoscente, pedalatore fortissimo negli anni '80/'90 (ex-dilettante), che ha ripreso la bici due anni fa, dopo più di 15 anni di pausa. Inutile, dire che va fortissimo, ma sorride a questo "affidarsi" al preparatore. Lui dice:[I]"O[COLOR="DarkSlateGray"] vai, o non vai.....un preparatore può ben poco di più di quello che puoi fare tu con il buon senso. Ovvio, che non puoi uscire ogni volta a tutta e che devi alternare con uscite tranquille; che devi fare tanti km agili e a volte tirare il rapportone; che devi evitare di mangiare schifezze. Non ci vuole un preparatore per capire questo. Ai miei tempi era il DS e il medico della squadra che ti davano delle indicazioni. Il resto lo capivi da te[/COLOR]".[/I] Però come tutte le cose, anche il ciclismo si evolve, si perfeziona e in questo c'é posto anche per il preparatore. [/QUOTE]
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