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Randonnées ed Ultracycling
Super Randonnée - Cuneo 2010
Testo
<blockquote data-quote="paciuli" data-source="post: 2331484" data-attributes="member: 3243"><p>Un percorso incredibile, durissimo, emozionante, salite e discese come piace a me, la sensazione di aver fatto qualcosa di grande e di aver condiviso con altri appassionati un'avventura davvero unica.</p><p>Voglio ringraziare prima di tutto gli organizzatori, i volontari e tutte le persone che hanno permesso il realizzarsi di un sogno, uno splendido e faticoso viaggio, personalmente l'essenza del ciclismo.</p><p>Di seguito il racconto della mia personale Superrandonèe.</p><p></p><p>Arrivo alla partenza alle 20,45, giusto in tempo per sentire il buon Ivano che annuncia che non si potrà percorrere il Col d'Izoard causa frana e quindi il percorso originale sarà accorciato di circa 50km e circa 1200m di dislivello. La notizia mi rallegra un po', il percorso è un po' meno massacrante, certo non poter percorrere una delle salite storiche un po' dispiace, pazienza non si può fare altrimenti. Alla partenza incontro Mik75 e CimaCoppi, sono sorpreso di incontrare Mik, nelle settimane precedenti ci eravamo sentiti più volte ipotizzando la possibilità di percorrere insieme il percorso, negli ultimi giorni lo avevo sentito poco e da quel poco sembrava che non dovesse essere al via. Evidentemente la passione per la bici è più forte dei problemi, adesso è qui con me cercheremo di condividere insieme fatica, gioia, e gli inevitabili momenti di sconforto, cercando insieme di completare il percorso. Alla partenza incrocio lo sguardo di Giancarla, un veloce saluto reciproco e via si parte. La partenza è tranquilla, i primi km uscendo da Cuneo sono pianeggianti e si va via tutti insieme. Dopo circa 20km l'andatura comincia ad aumentare, secondo me un po' troppo ed infatti dico a Mik di rallentare un po' e di lasciar andare i più veloci, troppo lunga è la strada da percorrere, meglio non spendere troppo. Intanto la notte si avvicina, il buio incombe, le luci sono diventate un'obbligo per tutti. Si arriva velocemente a Vinadio, dovrebbe esserci un punto di controllo ma nessuno sa dove, non ci sono addetti sul percorso. Qualche centinaia di metri avanti e indietro, la decisione del numeroso gruppo è quella di richiedere la timbratura del foglio di viaggio ad un bar, momentaneamente invaso dai patrecipanti in preda a stress da terrore di mancata timbratura. 10' di caos, poi si riparte, 500m in discesa, bivio a sx e attacco alla prima asperità del percorso: colle della Lombarda, 21km di salita e circa 1500m di dislivello. Subito rapporto agile io e Mik decidiamo di salire con regolarità, senza affanno, ma comunque ad un buon ritmo, la salita nei primissimi km è agevole con molti tornanti, poi diventa più lineare e la pendenza aumenta leggermente. Salgo con il 34x26 cercando una buona cadenza, le sensazioni così e così, mi sento un po' ingolfato e poco brillante, pago il caldo torrido degli ultimi giorni e probabilmente un po' di stanchezza accumulata. Il buio è totale, le lucine illuminano qualche metro avanti a noi, nel cielo una miriade di puntini, erano anni che non vedevo tante stelle, chiedo a Mik le sue sensazioni anche lui non è al top conoscendolo so che potrebbe andare più forte però evidentemente anche a lui questo ritmo va bene. Dopo 10km costanti e impegnativi c'è un tratto pedalabile dove rifiatare prima del bivio per la Francia a 8km dalla cima. Sulla sx il Santuario di S.Anna, illuminato e ben visibile dalla strada, uno spettacolo per gli occhi. Gli ultimi km riprendono alternando tratti impegnativi a tratti più facili ed è così fino in cima che raggiungiamo velocemente. Siamo a 2350m, la prima salita è andata, è stato emozionante percorrerla di notte, sono contento che Mik sia qui a condividere con me quest'avventura. In cima ci sono una decina di ciclisti che ci hanno preceduti, sono tutti intenti a vestirsi per la lunga discesa che ci porterà agli 850m di Isola. La temperatura non è particolarmente rigida, indosso gambali, giubbino, mantellina e copriscarpe, tutto quello che sono riuscito ad infilare nel marsupio posteriore. Un veloce panino e via si scende, cerco di non perdermi Mik in discesa, non prendo velocità alte nonostante le luci e la facilità della strada, so che Mik ha qualche problemino di stabilità però noto che perde davvero poco, gli faccio i complimenti e lo incito a continuare così. In breve siamo ad Isola, è l'1.30 di notte, facciamo una rapida sosta per toglierci gli abiti pesanti e ripartire in direzione del Col de la Bonette. Da Isola al colle circa 40km, quasi 2000m di dislivello e quasi tutti in salita all'inizio agevole, successivamente più impegnativa, insomma un'eternità che dalle previsioni ci terrà impegnati per circa 3ore. La temperatura è perfetta, non fa freddo, il cielo è sereno e stellato, insomma tutto ok. Nei primi km verso S.Etienne de Tinèe scorrono velocemente da lì in poi cominciano i 24km che portano al colle. La salita non è particolarmente impegnativa, le pendenze sono abbastanza regolari, cerchiamo di salvare la gamba e di salire con un passo che ci permette un po' di margine. La notte in montagna sa di magia, il silenzio interrotto solo dal rumore dei ruscelli e dal leggero frusciare della catena della bici, una sensazione che solo di notte si può provare e che solamente i randonneurs possono dire di conoscere. Come siamo lontani anni luce dal mondo frenetico delle granfondo, personalmente dopo aver fatto decine di GF non cambierei nemmeno dietro lauto pagamento. La sensazione di pedalare durante la notte mi mette pace e serenità, al contrario Mik prova un po' di ansia e non nasconde uno stato d'irrequietezza interiore. Andiamo avanti, il panorama per quello che si può vedere è grandioso, sotto di noi si vedono dei puntini luminosi degli altri ciclisti che salgono verso la cima, alzando lo sguardo notiamo anche qualche puntino sopra di noi, l'obbiettivo è mantenere una buon ritmo, cercare la velocità non è il ns. pensiero primario anche se Mik mi dice che stiamo andando troppo piano secondo lui a 600m/h io rispondo un po' di più ed infatti lui, ipertecnologico, tira fuori dal suo megaciclocomputer un dato di 12m/minuto che corrisponde a oltre 700m/h di Vam, bene mi dico come da previsione. La salita prosegue, su ogni km è indicata l'altitudine e la pendenza media che non è mai, a parte qualche raro km, superiore al 6-7%, comunque è una salita infinita e lunghissima, comunque una salita incantevole, mi sento al centro del mondo ed in questo momento posso dire che questa è la felicità. L'ultimo km è un po' più impegnativo ma finalmente alle 4,30 siamo in cima ai 2715m del col del la Bonette, sopra di noi il panettone della Cima Bonette a 2800m di quota, per fortuna non è necessario percorrere i metri di salita al 15% e oltre, sarebbe stata una cattiveria per i muscoli. In cima ennesima vestizione, adesso fa un po' più freddo che sulla Lombarda, ma niente di eccezionale credo, a sensazione, che ci siano quasi 10°. Scendo tranquillo e sicuro ma questa volta noto che Mik perde troppo terreno e sebbene la discesa sia un po' più tortuosa rispetto alla precedente, il tempo perso è tanto e questo non è un buon segnale. Ogni tanto mi fermo aspetto e ripartiamo insieme e così fino alla fine della discesa che ha termine nell'abitato di Jausiers dove c'è il 2° controllo ed un mini ristoro a base di caffè che preferisco saltare data la mia avversità a tale bevanda. La discesa ha lsciato il segno sul fisico di Mik, è infreddolito, assonnato, poco lucido ed un po' stanco, spero per lui che il caffè faccia effetto altrimenti è un bel guaio. Io mi spoglio un po', intanto l'alba è arrivata, le luci non servono più, possiamo ripartire verso la 3 salita, il col de Vars. Facciamo pochi km di falsopiano, arriviamo ad una fontana e vedo Mik in no stato di confusione, qui mi confessa di essere stanco, ha nausea e sonno. Cerco di confortarlo, cerco di dargli qualche consiglio, ma mi sembra in grossa difficoltà, chiedo cosa vuol fare, temo la risposta, ma solo lui conosce il suo stato. Il mio consiglio è quello di farsi una pausa, dormire un po' e poi provare a ripartire e vedere come và, lui mi rassicura, mi dice di andare, di proseguire per la mia avventura. D'altronde io stò bene, è giusto che prosegua, non ci sono reali pericoli, mai e poi mai in caso contrario lo avrei abbandonato, le regole non scritte sono queste e vanno accettate, ognuno deve essere forte e consapevole delle difficoltà che la strada, come la vita di tutti i giorni, propone. Le ns. strade si dividono, saprò in seguito che dopo un tentativo di riprendere, la decisione di Mik è stata quella di abbandonare e di rientrare dal Colle della Maddalena, chi meglio di lui può sapere se è stata la decisione giusta? In quel momento quella era la decisione da prendere e consapevolmente è stata presa. La mia avventura prosegue, da adesso sono solo senza compagni d'avventura, qualche km in falsopiano ed eccomi al bivio per il Vars. 15 km di salita, la prima metà decisamente facile la seconda metà decisamente impegnativa. Il panorama è molto bello, il sole ancora non ha fatto capolino, gli ultimi 5km sono tutti al 9/10% raramente la pendenza concede una tregua, ma la salita è di una bellezza incomparabile, verdi prati e cielo azzurro, un silenzio magico e vista l'ora la solitudine totale, anzi no sono in compagnia per qualche metro di un partecipante francese, bonjour mon ami io vado un pelo più veloce di te. La cima arriva in fretta, su questa salita ho avuto discrete sensazioni, salendo come d'abitudine ho scattato qualche foto ricordo dei panorami, dei tornanti, insomma di qualcosa che mi ricorderà tra qualche anno questi momenti, attimi vissuti con felicità. Altre foto in cima, brevissima sosta, non mi vesto pesante perchè so che tra pochi km ci sarà il ristoro di Les Claux e quindi scelgo di patire qualche minuto di freddo, comunque poca roba. Al ristoro c'è tutto quello che un ciclista può chiedere,disponibilità da parte dell'addetto, bevande, cioccolato, coca cola, formaggio, oltre al personale Bag Drop recapitato sul posto dall'organizzatore. Faccio una buona pausa, mangio abbondantemente, mi vesto pesante e riparto in direzione di Guillestre dove la discesa avrà termine. La discesa nella prima parte è inframezzata da un paio di contropendenze, poi diventa scorrevole e veloce. In breve sono giù e da qui inizia il lungo falsopiano in salita che mi condurrà all'inizio della prossima salita. Originariamente il percorso prevedeva pianura e falsopiano a salire fino a Briancon, quindi col d'Izoard e discesa nel Quieras, invece essendo saltata la salita al colle per la frana, si taglia un bel pezzo di strada e si raggiunge il Quieras direttamente da Guillestre, per poi continuare in direzione del Colle dell'Agnello per fare ritorno in Italia. Il falsopiano è eterno, saranno 20km, tutti con un leggero vento contro, ogni tanto sale un po' al 3-4% ogni tanto spiana ma sono sempre da solo, in questo tratto, tra l'altro molto bello dal punto di vista del panorama, sarebbe stato utile qualche compagno d'avventura, pazienza....proseguo. Passo il bivio per l'Izoard, supero Chateau Quieras e il suo splendido Castello e alle 9,00 in punto sono ai piedi del colle dell'Agnello da cui mi separano circa 20km di salita.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="paciuli, post: 2331484, member: 3243"] Un percorso incredibile, durissimo, emozionante, salite e discese come piace a me, la sensazione di aver fatto qualcosa di grande e di aver condiviso con altri appassionati un'avventura davvero unica. Voglio ringraziare prima di tutto gli organizzatori, i volontari e tutte le persone che hanno permesso il realizzarsi di un sogno, uno splendido e faticoso viaggio, personalmente l'essenza del ciclismo. Di seguito il racconto della mia personale Superrandonèe. Arrivo alla partenza alle 20,45, giusto in tempo per sentire il buon Ivano che annuncia che non si potrà percorrere il Col d'Izoard causa frana e quindi il percorso originale sarà accorciato di circa 50km e circa 1200m di dislivello. La notizia mi rallegra un po', il percorso è un po' meno massacrante, certo non poter percorrere una delle salite storiche un po' dispiace, pazienza non si può fare altrimenti. Alla partenza incontro Mik75 e CimaCoppi, sono sorpreso di incontrare Mik, nelle settimane precedenti ci eravamo sentiti più volte ipotizzando la possibilità di percorrere insieme il percorso, negli ultimi giorni lo avevo sentito poco e da quel poco sembrava che non dovesse essere al via. Evidentemente la passione per la bici è più forte dei problemi, adesso è qui con me cercheremo di condividere insieme fatica, gioia, e gli inevitabili momenti di sconforto, cercando insieme di completare il percorso. Alla partenza incrocio lo sguardo di Giancarla, un veloce saluto reciproco e via si parte. La partenza è tranquilla, i primi km uscendo da Cuneo sono pianeggianti e si va via tutti insieme. Dopo circa 20km l'andatura comincia ad aumentare, secondo me un po' troppo ed infatti dico a Mik di rallentare un po' e di lasciar andare i più veloci, troppo lunga è la strada da percorrere, meglio non spendere troppo. Intanto la notte si avvicina, il buio incombe, le luci sono diventate un'obbligo per tutti. Si arriva velocemente a Vinadio, dovrebbe esserci un punto di controllo ma nessuno sa dove, non ci sono addetti sul percorso. Qualche centinaia di metri avanti e indietro, la decisione del numeroso gruppo è quella di richiedere la timbratura del foglio di viaggio ad un bar, momentaneamente invaso dai patrecipanti in preda a stress da terrore di mancata timbratura. 10' di caos, poi si riparte, 500m in discesa, bivio a sx e attacco alla prima asperità del percorso: colle della Lombarda, 21km di salita e circa 1500m di dislivello. Subito rapporto agile io e Mik decidiamo di salire con regolarità, senza affanno, ma comunque ad un buon ritmo, la salita nei primissimi km è agevole con molti tornanti, poi diventa più lineare e la pendenza aumenta leggermente. Salgo con il 34x26 cercando una buona cadenza, le sensazioni così e così, mi sento un po' ingolfato e poco brillante, pago il caldo torrido degli ultimi giorni e probabilmente un po' di stanchezza accumulata. Il buio è totale, le lucine illuminano qualche metro avanti a noi, nel cielo una miriade di puntini, erano anni che non vedevo tante stelle, chiedo a Mik le sue sensazioni anche lui non è al top conoscendolo so che potrebbe andare più forte però evidentemente anche a lui questo ritmo va bene. Dopo 10km costanti e impegnativi c'è un tratto pedalabile dove rifiatare prima del bivio per la Francia a 8km dalla cima. Sulla sx il Santuario di S.Anna, illuminato e ben visibile dalla strada, uno spettacolo per gli occhi. Gli ultimi km riprendono alternando tratti impegnativi a tratti più facili ed è così fino in cima che raggiungiamo velocemente. Siamo a 2350m, la prima salita è andata, è stato emozionante percorrerla di notte, sono contento che Mik sia qui a condividere con me quest'avventura. In cima ci sono una decina di ciclisti che ci hanno preceduti, sono tutti intenti a vestirsi per la lunga discesa che ci porterà agli 850m di Isola. La temperatura non è particolarmente rigida, indosso gambali, giubbino, mantellina e copriscarpe, tutto quello che sono riuscito ad infilare nel marsupio posteriore. Un veloce panino e via si scende, cerco di non perdermi Mik in discesa, non prendo velocità alte nonostante le luci e la facilità della strada, so che Mik ha qualche problemino di stabilità però noto che perde davvero poco, gli faccio i complimenti e lo incito a continuare così. In breve siamo ad Isola, è l'1.30 di notte, facciamo una rapida sosta per toglierci gli abiti pesanti e ripartire in direzione del Col de la Bonette. Da Isola al colle circa 40km, quasi 2000m di dislivello e quasi tutti in salita all'inizio agevole, successivamente più impegnativa, insomma un'eternità che dalle previsioni ci terrà impegnati per circa 3ore. La temperatura è perfetta, non fa freddo, il cielo è sereno e stellato, insomma tutto ok. Nei primi km verso S.Etienne de Tinèe scorrono velocemente da lì in poi cominciano i 24km che portano al colle. La salita non è particolarmente impegnativa, le pendenze sono abbastanza regolari, cerchiamo di salvare la gamba e di salire con un passo che ci permette un po' di margine. La notte in montagna sa di magia, il silenzio interrotto solo dal rumore dei ruscelli e dal leggero frusciare della catena della bici, una sensazione che solo di notte si può provare e che solamente i randonneurs possono dire di conoscere. Come siamo lontani anni luce dal mondo frenetico delle granfondo, personalmente dopo aver fatto decine di GF non cambierei nemmeno dietro lauto pagamento. La sensazione di pedalare durante la notte mi mette pace e serenità, al contrario Mik prova un po' di ansia e non nasconde uno stato d'irrequietezza interiore. Andiamo avanti, il panorama per quello che si può vedere è grandioso, sotto di noi si vedono dei puntini luminosi degli altri ciclisti che salgono verso la cima, alzando lo sguardo notiamo anche qualche puntino sopra di noi, l'obbiettivo è mantenere una buon ritmo, cercare la velocità non è il ns. pensiero primario anche se Mik mi dice che stiamo andando troppo piano secondo lui a 600m/h io rispondo un po' di più ed infatti lui, ipertecnologico, tira fuori dal suo megaciclocomputer un dato di 12m/minuto che corrisponde a oltre 700m/h di Vam, bene mi dico come da previsione. La salita prosegue, su ogni km è indicata l'altitudine e la pendenza media che non è mai, a parte qualche raro km, superiore al 6-7%, comunque è una salita infinita e lunghissima, comunque una salita incantevole, mi sento al centro del mondo ed in questo momento posso dire che questa è la felicità. L'ultimo km è un po' più impegnativo ma finalmente alle 4,30 siamo in cima ai 2715m del col del la Bonette, sopra di noi il panettone della Cima Bonette a 2800m di quota, per fortuna non è necessario percorrere i metri di salita al 15% e oltre, sarebbe stata una cattiveria per i muscoli. In cima ennesima vestizione, adesso fa un po' più freddo che sulla Lombarda, ma niente di eccezionale credo, a sensazione, che ci siano quasi 10°. Scendo tranquillo e sicuro ma questa volta noto che Mik perde troppo terreno e sebbene la discesa sia un po' più tortuosa rispetto alla precedente, il tempo perso è tanto e questo non è un buon segnale. Ogni tanto mi fermo aspetto e ripartiamo insieme e così fino alla fine della discesa che ha termine nell'abitato di Jausiers dove c'è il 2° controllo ed un mini ristoro a base di caffè che preferisco saltare data la mia avversità a tale bevanda. La discesa ha lsciato il segno sul fisico di Mik, è infreddolito, assonnato, poco lucido ed un po' stanco, spero per lui che il caffè faccia effetto altrimenti è un bel guaio. Io mi spoglio un po', intanto l'alba è arrivata, le luci non servono più, possiamo ripartire verso la 3 salita, il col de Vars. Facciamo pochi km di falsopiano, arriviamo ad una fontana e vedo Mik in no stato di confusione, qui mi confessa di essere stanco, ha nausea e sonno. Cerco di confortarlo, cerco di dargli qualche consiglio, ma mi sembra in grossa difficoltà, chiedo cosa vuol fare, temo la risposta, ma solo lui conosce il suo stato. Il mio consiglio è quello di farsi una pausa, dormire un po' e poi provare a ripartire e vedere come và, lui mi rassicura, mi dice di andare, di proseguire per la mia avventura. D'altronde io stò bene, è giusto che prosegua, non ci sono reali pericoli, mai e poi mai in caso contrario lo avrei abbandonato, le regole non scritte sono queste e vanno accettate, ognuno deve essere forte e consapevole delle difficoltà che la strada, come la vita di tutti i giorni, propone. Le ns. strade si dividono, saprò in seguito che dopo un tentativo di riprendere, la decisione di Mik è stata quella di abbandonare e di rientrare dal Colle della Maddalena, chi meglio di lui può sapere se è stata la decisione giusta? In quel momento quella era la decisione da prendere e consapevolmente è stata presa. La mia avventura prosegue, da adesso sono solo senza compagni d'avventura, qualche km in falsopiano ed eccomi al bivio per il Vars. 15 km di salita, la prima metà decisamente facile la seconda metà decisamente impegnativa. Il panorama è molto bello, il sole ancora non ha fatto capolino, gli ultimi 5km sono tutti al 9/10% raramente la pendenza concede una tregua, ma la salita è di una bellezza incomparabile, verdi prati e cielo azzurro, un silenzio magico e vista l'ora la solitudine totale, anzi no sono in compagnia per qualche metro di un partecipante francese, bonjour mon ami io vado un pelo più veloce di te. La cima arriva in fretta, su questa salita ho avuto discrete sensazioni, salendo come d'abitudine ho scattato qualche foto ricordo dei panorami, dei tornanti, insomma di qualcosa che mi ricorderà tra qualche anno questi momenti, attimi vissuti con felicità. Altre foto in cima, brevissima sosta, non mi vesto pesante perchè so che tra pochi km ci sarà il ristoro di Les Claux e quindi scelgo di patire qualche minuto di freddo, comunque poca roba. Al ristoro c'è tutto quello che un ciclista può chiedere,disponibilità da parte dell'addetto, bevande, cioccolato, coca cola, formaggio, oltre al personale Bag Drop recapitato sul posto dall'organizzatore. Faccio una buona pausa, mangio abbondantemente, mi vesto pesante e riparto in direzione di Guillestre dove la discesa avrà termine. La discesa nella prima parte è inframezzata da un paio di contropendenze, poi diventa scorrevole e veloce. In breve sono giù e da qui inizia il lungo falsopiano in salita che mi condurrà all'inizio della prossima salita. Originariamente il percorso prevedeva pianura e falsopiano a salire fino a Briancon, quindi col d'Izoard e discesa nel Quieras, invece essendo saltata la salita al colle per la frana, si taglia un bel pezzo di strada e si raggiunge il Quieras direttamente da Guillestre, per poi continuare in direzione del Colle dell'Agnello per fare ritorno in Italia. Il falsopiano è eterno, saranno 20km, tutti con un leggero vento contro, ogni tanto sale un po' al 3-4% ogni tanto spiana ma sono sempre da solo, in questo tratto, tra l'altro molto bello dal punto di vista del panorama, sarebbe stato utile qualche compagno d'avventura, pazienza....proseguo. Passo il bivio per l'Izoard, supero Chateau Quieras e il suo splendido Castello e alle 9,00 in punto sono ai piedi del colle dell'Agnello da cui mi separano circa 20km di salita. [/QUOTE]
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