Otto.
Otto è un numero interessante, pieno di significati simbolici.
Otto è il doppio di quattro, ed è rappresentato da due cerchietti uno sull'altro quasi a simboleggiare due volte la perfezione del cerchio.
Ma otto è anche uguale al simbolo dell'infinito, un infinito messo in verticale, esattamente come la salita del Terminillo: infinita.
Però otto mi ricorda anche il nome teutonico tanto usato nelle simpatiche strisce di "Sturmtruppen" (chi è vecchietto come me non può non sorridere al loro ricordo) le quali prenedevano ironicamente in giro la rigida perfezione e serietà dei soldati tedeschi, connotando i personaggi di quella simpatica accettazione della sfiga tipica di noi italiani.
Ed è con lo stesso spirito di accettazione ironica che alcuni giorni fa, ho affrontato e sopportato le OTTO volte che sono stato costretto a mettere il piede a terra durante l'ascesa al monte Terminillo. Il sovrappeso e l'allenamento insufficiente non perdonano, così sono stato costretto a vedere sotto altra luce questa salita che già in passato avevo affrontato e fatto, soffrendo certo, ma dignitosamente.
Vi consiglio vivamente di fare un giorno questo giro bellissimo che si snoda sullo stesso percorso della "granfondo dell'appennino Aretino". Si parte da Vazia (rieti) e invece di scendere nella piana per poi salire verso Morro Reatino e poi per Leonessa, si passa per Cantalice, Poggio Bustone (paese natale di Lucio Battisti) e Rivodutri, poi si prende la strada per Leonessa proveniente da Morro Reatino. Fino a qui ci sono un paio di salite pedalabili, corte rispetto a quello che attende dopo ma molto panoramiche e con poco traffico, ma bisogna salvare la gamba. Perchè dopo c'è la lunga salita fino al passo del Fuscello, prima della discesa verso Leonessa, che sebbene non sia affatto proibitiva è lunga e in alcuni tratti fa venire voglia di usare rapporti lunghi.
Da Leonessa poi restano 17 km di salita verso il passo sul Terminillo, i primi 8km sono molto facili e scorrono in mezzo al verde vicino al torrente, ma poi si comincia a fare sul serio. Quando mancano ancora 3 km si esce dal bosco e guardando in su vedi i tornanti sparire dietro ai costoni della montagna, e dietro ogni costone ti immagini ci sia il passo, lo scollinamento...e invece.
Quando si raggiunge il passo mancano circa 21 km a Vazia ma sono tutti in discesa, su asfalto decente e la strada è larga. Chi vuole può andare davvero a cannone.
Ora, non voglio assolutamente paragonare questa salita alla maestosità di certi passi dolomitici, però credo che qui nel Lazio, questa del Terminillo sia la salita che più si accosta a quel tipo di ascese.
Ci tornerò sicuramente, quanto meno per lavare l'onta, anzi...le otto onte.
Otto è un numero interessante, pieno di significati simbolici.
Otto è il doppio di quattro, ed è rappresentato da due cerchietti uno sull'altro quasi a simboleggiare due volte la perfezione del cerchio.
Ma otto è anche uguale al simbolo dell'infinito, un infinito messo in verticale, esattamente come la salita del Terminillo: infinita.
Però otto mi ricorda anche il nome teutonico tanto usato nelle simpatiche strisce di "Sturmtruppen" (chi è vecchietto come me non può non sorridere al loro ricordo) le quali prenedevano ironicamente in giro la rigida perfezione e serietà dei soldati tedeschi, connotando i personaggi di quella simpatica accettazione della sfiga tipica di noi italiani.
Ed è con lo stesso spirito di accettazione ironica che alcuni giorni fa, ho affrontato e sopportato le OTTO volte che sono stato costretto a mettere il piede a terra durante l'ascesa al monte Terminillo. Il sovrappeso e l'allenamento insufficiente non perdonano, così sono stato costretto a vedere sotto altra luce questa salita che già in passato avevo affrontato e fatto, soffrendo certo, ma dignitosamente.
Vi consiglio vivamente di fare un giorno questo giro bellissimo che si snoda sullo stesso percorso della "granfondo dell'appennino Aretino". Si parte da Vazia (rieti) e invece di scendere nella piana per poi salire verso Morro Reatino e poi per Leonessa, si passa per Cantalice, Poggio Bustone (paese natale di Lucio Battisti) e Rivodutri, poi si prende la strada per Leonessa proveniente da Morro Reatino. Fino a qui ci sono un paio di salite pedalabili, corte rispetto a quello che attende dopo ma molto panoramiche e con poco traffico, ma bisogna salvare la gamba. Perchè dopo c'è la lunga salita fino al passo del Fuscello, prima della discesa verso Leonessa, che sebbene non sia affatto proibitiva è lunga e in alcuni tratti fa venire voglia di usare rapporti lunghi.
Da Leonessa poi restano 17 km di salita verso il passo sul Terminillo, i primi 8km sono molto facili e scorrono in mezzo al verde vicino al torrente, ma poi si comincia a fare sul serio. Quando mancano ancora 3 km si esce dal bosco e guardando in su vedi i tornanti sparire dietro ai costoni della montagna, e dietro ogni costone ti immagini ci sia il passo, lo scollinamento...e invece.
Quando si raggiunge il passo mancano circa 21 km a Vazia ma sono tutti in discesa, su asfalto decente e la strada è larga. Chi vuole può andare davvero a cannone.
Ora, non voglio assolutamente paragonare questa salita alla maestosità di certi passi dolomitici, però credo che qui nel Lazio, questa del Terminillo sia la salita che più si accosta a quel tipo di ascese.
Ci tornerò sicuramente, quanto meno per lavare l'onta, anzi...le otto onte.

