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Training with a power meter: un'ipotesi pratica di training
Testo
<blockquote data-quote="all_i_need_is_bike" data-source="post: 2766240" data-attributes="member: 5183"><p>Se ipotesi, sperimentazioni e simulazioni coincidono, una teoria può essere considerata come adeguatamente rappresentativa della realtà. Ovviamente non sono sufficienti i risultati di uno studio per giungere ad una teoria.</p><p></p><p>Considera che comunque si tratta di un singolo studio, che deve quindi essere letto alla luce degli altri studi in merito per non avere una visione parziale del problema.</p><p></p><p>Ovviamente dipende da come imposti il ragionamento, cioè se in termini di AEPF o di componente verticale della forza globale... siccome la componente utile è quella tangenziale, io preferisco continuare a ragionare a parità di braccio della coppia (non ce l'ho con te, Braccio <img src="/forum/styles/uix/xenforo/smilies_vb/icon_mrgreen.gif" class="smilie" loading="lazy" alt=":mrgreen:" title="Icon Mrgreen :mrgreen:" data-shortname=":mrgreen:" />), cioè relativamente alla lunghezza della pedivella.</p><p>Anche perchè questo approccio -se è di interesse ragionare solo in termini di effetto utile (coppia e/o potenza)- mi pare fisicamente più corretto, visto che è comunque la componente tangenziale a produrre l'effetto utile; inoltre è anche più facile da interpretare, siccome in questo modo tutta la variabilità angolare della coppia rimane confinata nella forza, fra l'altro con lo stesso andamento (visto che C=F*r, r=const).</p><p>Diverso il discorso se si vuole analizzare il contributo dei singoli muscoli (per capire se vi possano essere differenze nell'applicazione della forza fra salita/pianura), per cui dovrebbe essere necessario ragionare in termini di forza globale applicata (salvo valutarne comunque la componente utile per ottenere una correlazione con le variabili di uscita del sistema).</p><p></p><p>Certamente in salita le resistenze al moto preponderanti (gravità) sono anche quelle più stabili, con conseguente maggiore facilità a mantenere lo sforzo. Oltre a questo, per ora non ho trovato giustificazioni generali che mi abbiano convinto pienamente.</p><p></p><p>A significare che un'analisi a quadranti, da sola, non è comunque esaustiva nel descrivere una certa tipologia di sforzo. D'altronde la self-selected cadence adottata in salita (su una certa pendenza) è tipicamente diversa dalla self-selected cadence adottata in pianura. </p><p></p><p>Personalmente sono d'accordo, visto che il TSS è "soltanto" una misura globale; non è comunque possibile prescindere dalla conoscenza delle tipologie di sforzo inserite.</p></blockquote><p></p>
[QUOTE="all_i_need_is_bike, post: 2766240, member: 5183"] Se ipotesi, sperimentazioni e simulazioni coincidono, una teoria può essere considerata come adeguatamente rappresentativa della realtà. Ovviamente non sono sufficienti i risultati di uno studio per giungere ad una teoria. Considera che comunque si tratta di un singolo studio, che deve quindi essere letto alla luce degli altri studi in merito per non avere una visione parziale del problema. Ovviamente dipende da come imposti il ragionamento, cioè se in termini di AEPF o di componente verticale della forza globale... siccome la componente utile è quella tangenziale, io preferisco continuare a ragionare a parità di braccio della coppia (non ce l'ho con te, Braccio :mrgreen:), cioè relativamente alla lunghezza della pedivella. Anche perchè questo approccio -se è di interesse ragionare solo in termini di effetto utile (coppia e/o potenza)- mi pare fisicamente più corretto, visto che è comunque la componente tangenziale a produrre l'effetto utile; inoltre è anche più facile da interpretare, siccome in questo modo tutta la variabilità angolare della coppia rimane confinata nella forza, fra l'altro con lo stesso andamento (visto che C=F*r, r=const). Diverso il discorso se si vuole analizzare il contributo dei singoli muscoli (per capire se vi possano essere differenze nell'applicazione della forza fra salita/pianura), per cui dovrebbe essere necessario ragionare in termini di forza globale applicata (salvo valutarne comunque la componente utile per ottenere una correlazione con le variabili di uscita del sistema). Certamente in salita le resistenze al moto preponderanti (gravità) sono anche quelle più stabili, con conseguente maggiore facilità a mantenere lo sforzo. Oltre a questo, per ora non ho trovato giustificazioni generali che mi abbiano convinto pienamente. A significare che un'analisi a quadranti, da sola, non è comunque esaustiva nel descrivere una certa tipologia di sforzo. D'altronde la self-selected cadence adottata in salita (su una certa pendenza) è tipicamente diversa dalla self-selected cadence adottata in pianura. Personalmente sono d'accordo, visto che il TSS è "soltanto" una misura globale; non è comunque possibile prescindere dalla conoscenza delle tipologie di sforzo inserite. [/QUOTE]
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