Uscite Zona Insubria, a ruota di...

Il Dott

Apprendista Scalatore
4 Agosto 2009
2.469
129
Milano
Visita sito
Bici
bella
Magari io sono una mosca bianca, ma provo a dire la mia.
Quoto Warsaw, perché penso apprezzi i miei racconti.:)

Non mi è mai piaciuta la competizione, fin da quando ero piccolo.
Ho iniziato a 10 anni con l’atletica, ma nelle gare mi sentivo sempre a disagio, non capivo il perché tutte quelle persone si trovavano insieme e invece di ridere e scherzare, erano così serie e concentrate nel tentativo di “battere gli altri”.
Stufo di quel mondo, un bel giorno inizio ad andare in bici, da solo, e mi accorgo di come è bello girare il mondo, e di come la fatica pian piano lascia il posto alla gioia di raggiungere luoghi che pensavo inarrivabili. Poi arrivano inevitabili i primi confronti, e le prime soddifazioni: superare qualcuno in salita, staccare un altro con uno scatto.... e così, senza accorgermene, ero cascato di nuovo, e (peggio ancora!) questa volta per mia volontà, in quel tunnel da cui ero fuggito. Allenamenti, sacrifici, gare, fino a perdere il vero motivo per cui ero salito su una bici, fino a perdere quasi tutto il gusto vero di pedalare. Per questo a un certo punto ho abbandonato il ciclismo, e l'ho fatto per anni: era diventato per me una continua competizione contro il mondo, contro ogni possibile avversario; ma contro cosa, in fondo? e per dimostrare cosa? di essere più forte, più veloce? Ancora una volta non capivo più il senso di queste cose.

Ho ripreso qualche anno fa, con una bici presa usata, e giravo per le strade come i primi tempi, senza nemmeno il conta Km, la prima vera forma schiavitù, perchè misurare la velocità è già uno stimolo a voler fare confronti, a stressarsi per un numero scritto sul computerino. Ho pedalato per molto tempo solo quando mi andava, solo nei giorni di sole, senza maglietta, per gustare di nuovo l’aria e il senso di libertà e di completezza che 2 ruote possono dare.

Ora ho ricominciato ad uscire più spesso, a fare tanti km e a pedalare con un gruppo, ma lo faccio con una maggior consapevolezza, quella di sapere come sono e cosa voglio. E non chiamo le mie uscite “allenamenti", no io pedalo e basta, scatto ancora sui pedali e supero qualcuno ma poi mi giro e gli sorrido, gli parlo.
Certo mi piace ancora fare uscite dure, superare i miei limiti, cercare di andare più forte, ma solo come ricerca di me stesso. Nella fatica (non nella sfida) mi sembra di riuscire a comprendere qualcosa di più di me e del mondo. Non so a cosa serve, ma mi fa sentire meglio, meglio di come stavo prima.
Nel frattempo ho imparato ad amare altre discipline, mi sono riavvicinato alle camminate in montagna, dove si può andare solitari per ore e non sentirsi mai soli, dove non c’è tempo, ma un silenzio che riempie ed insegna, dove non c’è sfida, ma solo rispetto per qualcosa di eterno e grande.

E forse ho anche capito il perché dei miei molti passi falsi, infatti dall’altro lato, vedo che la nostra è una società intrisa da cima a fondo di confronto e di competizione: da quando nasci, e già tutto di te è stato misurato e quantificato, a quando a scuola devi dimostrare di essere bravo, a quando tutti si aspettano che tu abbia una carriera brillante, un lavoro remunerativo, una bella macchina, una bella casa, una bella moglie.....
Io vedo tutto ciò come una grande malattia, come una inconsapevole follia collettiva. Qualcuno dirà che grazie a questa follia, il mondo ha fatto enormi progressi in pochissimi anni. Tutto vero, infatti compriamo costosi e fantascientifici telai in carbonio, ma poi ci commuoviamo davanti un capolavoro artigiano in acciaio di 20 anni fa.
E poi guardatevi intorno: siamo davvero felici, o anche solo sereni?

Senza falsi moralismi.
Andrea

Provo a rispondere io...
perché credo che siamo abbastanza in sintonia...

Quello che dici è assolutamente condivisibile!!
soprattutto quanto dici sulla malattia del "dimostrare",
cioè dell'avere invece che dell'essere...e non solo nel
ciclismo.
Però mi fa piacere pensare che la maggior parte di quei ciclisti
che di domenica partecipano alle competizioni
poi al sabato fanno i cicloturisti, magari da soli,
percorrendo strade nuove, alla ricerca di
un necessario equilibrio interno e, perché no, di
una trattoria dove stringere rapporti di amicizia!!
E solo una esigua parte invece si accanisce
tra allenamenti e balle varie per spingere sempre
più forte...
Poi la malattia della competizione tende a
scemare in modo del tutto naturale con l'età...
E forse è giusto così: cioè che in giovane età
si sia attratti da quei condizionamenti sociali da
cui (quasi) tutti siamo colpiti...per poi capire con gli anni
che si tratta solo di stronzate che ti fanno
solo che star male!!
Poi ci sono quegli individui molto particolari
che riescono a trovare la loro personalità
già in giovane età!!
Sto parlando di quelli come te che trovano
velocemente la propria strada...e che in parte invidio!!
Ecco la differnza forse è tutta qui:
tu sei riuscito a trovare un equilibrio
prima di altri...ma, per fortuna, prima o poi
gli uominisani trovano sempre il loro equilibrio.

Ciao e grazie per le tue parole.
 

Bubby

Apprendista Velocista
30 Ottobre 2008
1.549
37
Legnano
Visita sito
Bici
Merida REACTO 909
Provo a rispondere io...
perché credo che siamo abbastanza in sintonia...

Non posso che essere d'accordo al 110% con ogni tua parola, frase, scritta.

Grazie a voi per l'apprezzamento!
Dato che non vorrei passare per il "moralizzatore", ovviamente preciso che le mie parole sono solo il frutto di una riflessione personale che ho voluto condividere, non c'è alcuna volontà di far polemica o criticare nessuno, nè di fare la vittima o l'anticonformista a tutti i costi.

Ma Dott, che diavolo di avatar ti sei messo?
 

warsaw

Passista
11 Giugno 2008
4.244
223
Tannhäuser
Visita sito
Bici
Ben8
E poi guardatevi intorno: siamo davvero felici, o anche solo sereni?

E' tornata la primavera e con essa il grande poeta del topic dell'insubria! L'altro giorno ho rivisto fight club dopo tanti anni e lato oscuro del protagonista (brad pitt) faceva un ragionamento simile... nulla di più vero, forse utopistico, forse realizzabile, probabilmente c'è ed è realizzabile - e lo auspico - un'alternativa a questo stile di vita che estremizza i nostri comportamenti. Uno stile di vita logorante che ha le sue radici negli anni '80 e che si riassume in uno spot di quell'epoca che faceva più o meno così "Io vivo col mio tempo, vivo con la performance"... e che tu bubby hai sintetizzato con efficacia.

Però per me la competizione resta il sale nella vita. Per me non è fonte di stress, perché la affronto senza grandi aspettative e cosciente dei miei limiti. L'ho sempre cercata volontariamente o no... judo, atletica e sci da piccolo, e poi con ogni mezzo a motore che mi capitava, col motorino e con la panda30 nei boschi, con il 125 negli anni in cui morivano tre o quattro coetanei all'anno in sella ai bolidi per sedicenni, e poi "da grande" a giocare al pilota in pista con le moto da corsa d'epoca e infine con la bicicletta, che da 10 anni guardavo con ammirazione e che finalmente mi son deciso a prendere un anno e mezzo fa. A parte forse una gara di judo, non sono mai arrivato primo, eterno piazzato quando andava bene, metà classifica spesso. L'endurance in moto mi ha subito conquistato perché conta la preparazione del mezzo, e la prima vittoria è arrivare in fondo a una gara di sei ore tutto intero e con il mezzo ancora assieme. E un po' così sono le granfondo per me. Forse fisicamente sarei più portato per le gare sprint in bicicletta, però so bene che farei fatica a tenere il fondo del gruppo, ma magari chissà, un domani dietro la saggia guida di wilson potrei provarci... mai dire mai.
Per me la competizione non è cercare di primeggiare davanti agli altri, ma soprattutto una sfida a migliorarmi... mi diverto come un matto anche quando le cose vanno a rotoli, anche quando si sderena la moto o mi tocca fare 4 ore a pedalare sotto la pioggia... alla fine so che ci ho provato, e forse ce l'ho fatta ad arrivare in fondo. Sempre meglio di chi sfonda il divano per stare tutta la domenica attaccato alla tv o consuma i pavimenti dei centri commerciali avanti e indrè... io in quelle domeniche (quando non lavoro, guarda un po', proprio nel centro commerciale) sono insieme ad altri su una salita in mezzo ai boschi oppure in una pista a respirare l'odore di olio e benzina e gomme che ho sentito la prima volta a monza nell'82... e sono felice come questo faccino qui :mrgreen:

Al prossimo giro! o-o
 

Il Dott

Apprendista Scalatore
4 Agosto 2009
2.469
129
Milano
Visita sito
Bici
bella
Grazie a voi per l'apprezzamento!
Dato che non vorrei passare per il "moralizzatore", ovviamente preciso che le mie parole sono solo il frutto di una riflessione personale che ho voluto condividere, non c'è alcuna volontà di far polemica o criticare nessuno, nè di fare la vittima o l'anticonformista a tutti i costi.

Ma Dott, che diavolo di avatar ti sei messo?

Sono le mie gambe!!
:-x:mrgreen:
Quindi come vedi, lo spirito competitivo
è compensato dallo spirito goliardico!!
 

Bubby

Apprendista Velocista
30 Ottobre 2008
1.549
37
Legnano
Visita sito
Bici
Merida REACTO 909
E' tornata la primavera e con essa il grande poeta del topic dell'insubria!

Concordo soprattutto con la prima parte della tua risposta!
La competizione, l'agonismo ti permette di migliorarti nelle prestazioni, è vero, ma la mia domanda è: andare più forte ti rende una persona migliore?
Lo chiedo perchè spesso vedo che chi si batte per vincere, spesso è più frustrato e insoddisfatto di chi arriva ultimo! E spesso nemmeno i grandi campioni, pur avendo vinto molto, si dimostrano degli esempi di altruismo e di saggezza.

Scusatemi per questa crisi di mezza età.....o-o
 

Il Dott

Apprendista Scalatore
4 Agosto 2009
2.469
129
Milano
Visita sito
Bici
bella
La competizione, l'agonismo ti permette di migliorarti nelle prestazioni, è vero, ma la mia domanda è: andare più forte ti rende una persona migliore?

Non la metterei in questi termini...
Però è vero che il sacrificio ti rende una persona migliore!!
Poi guardati intorno: gli amici con cui pedali la domenica
ti sembrano fuori senno?
 

Bubby

Apprendista Velocista
30 Ottobre 2008
1.549
37
Legnano
Visita sito
Bici
Merida REACTO 909
Non la metterei in questi termini...
Però è vero che il sacrificio ti rende una persona migliore!!
Poi guardati intorno: gli amici con cui pedali la domenica
ti sembrano fuori senno?

Anche l'asino passa la vita a tirare il carretto, eppure non diventa un filosofo!

Detto questo (e senza allusioni).... gran parte degli amici con cui pedalo la domenica (e quelli che hanno risposto al mio post) sono molto simili a me, mi riferivo ad altre situazioni che ho incontrato in passato.

E poi tu vai così piano, che non c'è possibilità che il morbo della competizione ti contagi!!
scherzo eh!!!! :mrgreen::mrgreen:
 

warsaw

Passista
11 Giugno 2008
4.244
223
Tannhäuser
Visita sito
Bici
Ben8
Concordo soprattutto con la prima parte della tua risposta!
La competizione, l'agonismo ti permette di migliorarti nelle prestazioni, è vero, ma la mia domanda è: andare più forte ti rende una persona migliore?
Lo chiedo perchè spesso vedo che chi si batte per vincere, spesso è più frustrato e insoddisfatto di chi arriva ultimo! E spesso nemmeno i grandi campioni, pur avendo vinto molto, si dimostrano degli esempi di altruismo e di saggezza.
Scusatemi per questa crisi di mezza età.....o-o

I campioni sono quelli che gli viene tutto facile, allenandosi normalmente, mentre gli altri magari vincono ma devono faticare più dei compagni talentuosi... è vero che chi si batte per vincere è spesso frustrato. Si vede da come se la prendono se qualcosa va storto e dal nervosismo durante la gara... ma altri considerati "campioni" (beninteso, ognuno al suo livello) sono spesso tranquilli e sicuri di sè. Nelle moto c'è quello che vince spesso ma è sorridente anche quando gli si rompe la moto a una curva dal traguardo quando era in testa, e quello che se perde la quarta posizione arriva ai box e sbatte il casco per terra... poi alla fine sono simpaticissimi entrambi, forse ognuno ha il modo suo di affrontare una gara... domenica alla Gf La Spezia, durante uno strappo durissimo uno davanti a me barcollava, quello di fianco a lui ha dovuto scartare un pochino, mica tanto, una cosa normale... e l'ha preso a male parole... eravamo tutti intorno all 450° posizione salendo a 9kmh su uno strappo che superava il 15%.... quello che barcollava, col fiatone, non ha fiatato :mrgreen:... forse perché non ne aveva.

E ora rispondo alla tua domanda: andare più forte ti rende una persona migliore? No affatto. Se dal migliorare le mie prestazioni ricavo una soddisfazione personale, sto meglio con me stesso e con gli altri, mi sento più sicuro, mi sento di aver fatto una cosa buona. Se pur migliorando le prestazioni non riesco a primeggiare, e mi sento frustrato, sarò scontento e scontroso perché le cose non sono andate come avrei voluto. Tutto dipende dalle aspettative che ci si pone.
 

Bubby

Apprendista Velocista
30 Ottobre 2008
1.549
37
Legnano
Visita sito
Bici
Merida REACTO 909
E ora rispondo alla tua domanda: andare più forte ti rende una persona migliore? No affatto. Se dal migliorare le mie prestazioni ricavo una soddisfazione personale, sto meglio con me stesso e con gli altri, mi sento più sicuro, mi sento di aver fatto una cosa buona. Se pur migliorando le prestazioni non riesco a primeggiare, e mi sento frustrato, sarò scontento e scontroso perché le cose non sono andate come avrei voluto. Tutto dipende dalle aspettative che ci si pone.

Ok, ok... concordo, anche se il mio approccio è meno razionale.
Forse siamo andati "leggermente" OT, comunque i miei erano solo spunti di riflessione, domande retoriche se vogliamo, non volevo dimostrare niente di particolare eh... friends
 

warsaw

Passista
11 Giugno 2008
4.244
223
Tannhäuser
Visita sito
Bici
Ben8
Ok, ok... concordo, anche se il mio approccio è meno razionale.
Forse siamo andati "leggermente" OT, comunque i miei erano solo spunti di riflessione, domande retoriche se vogliamo, non volevo dimostrare niente di particolare eh... friends

ma invece hai sollevato una questione importante! ogni tanto fa bene riflettere sul perché si fanno le cose.
Io per esempio domenica guardavo il mare là sotto e mi chiedevo "perché sto faticando come una bestia per arrivare un'ora dopo il primo mentre potrei essere laggiù al mare?" e la risposta non l'ho ancora trovata :cry:
 

Il Dott

Apprendista Scalatore
4 Agosto 2009
2.469
129
Milano
Visita sito
Bici
bella
Ok, ok... concordo, anche se il mio approccio è meno razionale.
Forse siamo andati "leggermente" OT, comunque i miei erano solo spunti di riflessione, domande retoriche se vogliamo, non volevo dimostrare niente di particolare eh... friends

Bhè certo si fa per parlare...
Però allora dovresti limitare
le tue riflessioni ai dilettanti
e ai professionisti...
Tra gli amatori come noi
è più facile trovare quello come
me che dal tornate più
sotto del tuo ti grida
"bastardo" e finge di scattare
per raggiungerti...ben sapendo che è impossibile
:-x
 

spilu78

Pignone
24 Luglio 2009
181
0
47
Cadorago
Visita sito
ragazzi mi fate paura!2 modi di vedere lo sport,2 stili condivisibili,1 come sono(tipo warsaw),1 come vorrei essere (bubby)ma non ci riesco.....ancora!(IO sono ancora giovane).Complimenti a tutti per l'interessante argomento....mi state facendo far tardi al lavoro....ciao
 

eos

Apprendista Cronoman
21 Ottobre 2009
3.602
27
Visita sito
Per me la competizione non è cercare di primeggiare davanti agli altri, ma soprattutto una sfida a migliorarmi... mi diverto come un matto anche quando le cose vanno a rotoli, anche quando si sderena la moto o mi tocca fare 4 ore a pedalare sotto la pioggia... alla fine so che ci ho provato, e forse ce l'ho fatta ad arrivare in fondo.

ma invece hai sollevato una questione importante! ogni tanto fa bene riflettere sul perché si fanno le cose.
Io per esempio domenica guardavo il mare là sotto e mi chiedevo "perché sto faticando come una bestia per arrivare un'ora dopo il primo mentre potrei essere laggiù al mare?" e la risposta non l'ho ancora trovata :cry:
io la penso come te e, secondo me, non solo hai trovato la risposta, ma l'hai anche scritta.
 

Bubby

Apprendista Velocista
30 Ottobre 2008
1.549
37
Legnano
Visita sito
Bici
Merida REACTO 909
Bhè certo si fa per parlare...
Però allora dovresti limitare
le tue riflessioni ai dilettanti
e ai professionisti...

Un certo tipo di "competizione ossessiva" è presente in tutti gli sport e indipendentemente dal livello, ma non solo lì, anche nella vita di tutti i giorni, anche nelle cose più banali. Dipende sempre dall'indole delle persone e dai loro condizionamenti

Tra gli amatori come noi
è più facile trovare quello come
me che dal tornate più
sotto del tuo ti grida
"bastardo" e finge di scattare
per raggiungerti...ben sapendo che è impossibile
:-x

E questo è ciò che piace a me!
Anche se presto mi raggiungerai e magari sarò io a gridare dal tornante più sotto o-o
 

Lighthouse

Pedivella
6 Aprile 2007
414
3
Saronno (VA)
Visita sito
Penso che (la risposta) non la troverai MAI, anche se spero che la mia risposta si riveli errata!
Mi faccio e rifaccio anch'io la stessa domanda ogni volta che esco in bici e sono anni che esco in bici: iniziato con la bicicletta da passeggio, passato MTB, alla bici da corsa.

Ciao.



ma invece hai sollevato una questione importante! ogni tanto fa bene riflettere sul perché si fanno le cose.
Io per esempio domenica guardavo il mare là sotto e mi chiedevo "perché sto faticando come una bestia per arrivare un'ora dopo il primo mentre potrei essere laggiù al mare?" e la risposta non l'ho ancora trovata :cry:
 

Bubby

Apprendista Velocista
30 Ottobre 2008
1.549
37
Legnano
Visita sito
Bici
Merida REACTO 909
ma invece hai sollevato una questione importante! ogni tanto fa bene riflettere sul perché si fanno le cose.
Io per esempio domenica guardavo il mare là sotto e mi chiedevo "perché sto faticando come una bestia per arrivare un'ora dopo il primo mentre potrei essere laggiù al mare?" e la risposta non l'ho ancora trovata :cry:

Quando ti ricapiterà di guardare il mare là sotto, guarda bene: quell'omino con i piedi pucciati nell'acqua sono proprio io!
 

Allegati

  • DSC00257.jpg
    DSC00257.jpg
    84,3 KB · Visite: 18

wilson

Pedivella
27 Settembre 2008
404
6
varese
Visita sito
Bici
Bianchi aluminium ht
Io per esempio domenica guardavo il mare là sotto e mi chiedevo "perché sto faticando come una bestia per arrivare un'ora dopo il primo mentre potrei essere laggiù al mare?" e la risposta non l'ho ancora trovata :cry:

forse perche stavi facendo una corsa in bicicletta? ti piace pedalare e ti da soddisfazione e quando arrivi all'arrivo puoi dire: più di cosi non potevo fare ed è come se avessi vinto e non ho sbagliato ad allenarmi.
 

paolone8

Apprendista Velocista
13 Giugno 2008
1.475
933
54
Lago maggiore
Visita sito
Bici
Casati laser chorus
Manco per un po' tra queste pagine, torno e vi trovo filosofi :mrgreen:.
Per fortuna la competizione non è un mio problema, vado così piano che al massimo posso sorpassare me stesso. Io vado in bici per il semplice gusto di tenermi in movimento, per la piacevole sensazione che si prova nel fare fatica, nel raggiungere un obbiettivo puntando solo sulle proprie forze. Infatti per me l'alternativa alla bici è il trekking, cambia l'ambiente, cambia il mezzo ma lo spirito è simile (per me).
L'estate scorsa, una mattina ho deciso di fare la salita che porta al pian bello e pian cavallo, salita che per le mie capacità risulta abbastanza impegnativa. Dopo un km di salita, vedo un altro ciclista poco più avanti. Curva dopo curva lo vedo sempre più vicino (strano, sarà un vecchietto ho pensato in quel momento), lo raggiungo, lo sorpasso salutandolo e scopro che avrà poco più di 20 anni. Appena sorpassato, mi chiama e mi chiede informazioni sulla salita e mi dice che non è sicuro di aver imboccato la salita giusta. Da li siamo saliti insieme, chiacchierando quando il fiato lo permetteva. Arrivati in un tratto piuttosto ripido, mi sono accorto che il nuovo compagno di pedalata si stava staccando, ho cercato di rallentare, anche se andavo così piano che non potevo più di tanto, poco dopo abbiamo raggiunto insieme il colle.
Ci siamo fermati, e lì quel ragazzo mi ha detto: meno male che mi hai raggiunto, se no non so se sarei salito, visto che ero gia in crisi.
Io non so nemmeno come si chiama quel ragazzo, ma l'averlo incontrato, mi ha fatto vedere una parte piacevole dell'andare in bici. Il trovarsi lungo la strada con qualcuno che non conosci, che probabilmente non rivedrai più, e automaticamente trovare piacevole condividere la fatica.
Questo è quello che la bici rappresenta per me.