Ho letto tutte le risposte con interesse e condivido il senso generale: c'è nell’aria la percezione concreta che qualcosa stia davvero cambiando. Come è stato giustamente ricordato, l’ingresso di un’azienda cinese nel World Tour non è solo simbolico, ma un segnale strategico forte.
Aggiungo un’osservazione personale: nell’ultimo anno ho notato una drastica riduzione dei prezzi nella fascia medio gamma e persino nelle entry level. Bici che fino a poco fa venivano proposte a 3.900/4.000 euro ora si trovano tra i 2.100 e i 2.500 euro, con sconti continui. Eppure, anche di fronte a queste offerte, io stesso, che pedalo ancora con un “vecchio” ma ottimo Tarmac SL5 S-Works, non sento il bisogno di cambiare.
Forse perché ormai è evidente che a breve potremo accedere, a condizioni sempre più interessanti, anche a telai e componenti di marchi orientali UCI approved, con prestazioni reali sempre più vicine a quelle dei nomi blasonati.
E dico la mia: se fino a poco tempo fa l’identità di un marchio era un valore imprescindibile, ora a fare la differenza saranno sempre più la trasparenza dei materiali, la qualità costruttiva concreta e il rapporto prezzo/prestazioni. In fondo, chi pedala davvero sa che il valore lo dà la strada, non l’adesivo sul tubo obliquo.