consiglio di leggere lo studio: "La guerra e la fatica: daI rimedi in trincea al doping nello sport", di Angela Teja, si trova gratuitamente online.
Già nella 2° metà dell'800 i medici iniziarono a studiare in maniera scientifica il movimento, la natura biologica della fatica e, quasi contemporaneamente, come spostare in là il limite della fatica in ottica militare.
Gli esperimenti sull'effetto di ormoni, droghe e sostanze eccitanti in generale venivano fatti alla luce del sole, spesso su se stessi, e la 1° guerra mondiale fu il più grande laboratorio a cielo aperto nel campo della medicina applicata alle prestazioni umane.
Morfina, stricnina, alcool, cocaina, venne provato di tutto per ottenere il "cocktail perfetto" necessario per vincere la paura, la stanchezza e rendere i soldati più forti.
Quello che veniva studiato principalmente per motivi militari, confluiva inevitabilmente nello sport, l'andamento ciondolante del famoso Dorando Pietri, vincitore della maratona alle olimpiadi del 1908, era probabilmente dovuto ad un errato dosaggio di stricnina.
Più avanti arrivarono gli studi sul doping del sangue, la sintetizzazione di ormoni steroidei e tutto quello che sappiamo.
Pensare che ai "bei tempi andati" lo sport fosse pulito è quantomeno naive, e se in determinati periodi c'è stato più o meno doping dipende dalla capacità e volontà di trovarlo.