Esistono perché fanno leva su quel senso innato del genere umano, in particolare maschile, di primeggiare, di sentirsi il numero 1 della situazione. Ciò è insito in ognuno di noi in maniera più o meno marcata, fin da bambini. I modelli che ci propone la società, soprattutto attraverso la TV, sono basati su questo tipo di successo: tutto è una gara, una sfida, e non è partecipare, l'obiettivo primario. Non è certo da biasimare, spesso l'idea di primeggiare, in molti campi e non solo nello sport, porta il genere umano a progredire: un sano conflitto crea i presupposti per l'avanzamento tecnologico/medico/etc. e porta a risultati a volte impensabili.
Saper primeggiare, ma con sportività, rispettando l'avversario sempre, dovrebbe essere il modo in cui vivere lo sport e condividerlo con gli altri. Ciò accade molto più spesso di quanto si immagini, ma ci si ricorda sempre di quando non capita, di quello che alla Gran Fondo ti taglia la strada per entrare prima in curva, dell'altro che non tira un metro e poi fa la volata, di quello che se hai forato non ti dà una mano perché deve fare classifica. Pensare che nell'universo popolato che è una gran fondo (pensate alle presenze della 9 Colli o della Maratona) quasi tutti gli altri la debbano vivere come noi è pura utopia, ed è anche un po' egoistico.
Le Gran Fondo possono dunque essere momenti di puro agonismo, ma anche momenti di aggregazione per condividere il paesaggio o altre cose belle: rispetterò i due modi di vedere e legherò con chi è più simile a me, e non è detto che non sia un'agonista arrivato nei primi 10, perché no? Perché una cosa deve escludere l'altra?
Il fanatismo poi è altra cosa, c'è in tutti i campi ed difficilmente arginabile.